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Juliet Anno 29 Numero 142 aprile-maggio 2009



Buenos Aires

Emanuele Magri



Art magazine


Sommario
Aprile 2009, n. 142

* Copertina di Salvo

* Thomas Ruff, di Fabio Fabris

* Ben Vautier, di Stefania Meazza

* “FVG”, di Francesca Agostinelli, 3° puntata

* Alfred Jaar, di Alessia Locatelli

* Annalù, di Boris Brollo

* Buenos Aires di Emanuele Magri

* Michele Marinaccio, di Nori Zandomenego

* Ritratto da Milano, di Luca Carrà

* Ritratto da Trieste, di Fabio Rinaldi

* Rubrica di Vegetali Ignoti

* Rubrica di Angelo Bianco

* Notiziario Spray

ecc., ecc.
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Collezione Delacroze

Malba

Proa

Gli spazi ci sono: sia istituzionali, moderni, tecnologici, nelle posizioni strategiche della città, sia privati, una quantità di gallerie che ogni mese fanno una giornata di inaugurazione con apertura comune, nei quartieri, Recoleta, San Telmo, Palermo. C’è anche una politica aggressiva di espansione per cui abbiamo visto una presenza massiccia di gallerie anche a Milano al MIART (focus Buenos Aires) dell’anno scorso, e alla grande fiera di arte latinoamericana di New York, PINTA ‘08, seconda edizione, dove pare ci siano state un sacco di vendite, contatti col mondo, una galleria invitata a Frieze, la migliore fiera di Londra e forse la più propositiva del momento.

Ma andiamo con ordine, cominciando dai tre spazi più interessanti.
Il nuovo quartiere di PORTO MADERO, ristrutturato con bar, ristoranti, e un ponte di Calatrava, che ormai non si nega a nessuno, dove i porteni festeggiano la notte, diciamo la movida, è posto tra i grattacieli del centro direzionale da una parte e il Parque Natural y Reserva Ecologica Costanera Sur, splendido spazio verde prima di arrivare al Rio della Plata.
Qui sorge la “Coleccion de arte Amalia Lacroze de Fontabat”, opera dell’architetto Rafael Vinoly. È definita architettura intelligente, in quanto ha un sistema automatico di apertura e chiusura del tetto che consente una illuminazione controllata.
La costruzione si integra perfettamente con tutti gli altri edifici sul lato est. Dal piano terra che ospita, oltre alla biglietteria un auditorium e una caffetteria, si scende di un piano per ammirare importanti opere del passato come una notevole veduta di Venezia di Turner, nonché Brueghel, Chagall, Klimt, Dalì, Rodin, e argentini come Xul Solar, Benedit, ecc. Mentre al primo piano troviamo “Abstracciones y nuevas formas de la figuracion”.

Andando verso nord, sull’Avenida Liberador, un altro spazio modernissimo è il MALBA Museo di Arte Latinoamericana di Buenos Aires. Al primo piano la “Collezione permanente” descrive la storia del Novecento con pezzi molto belli. Gli anni Venti vedono artisti argentini, brasiliani, messicani, e cubani interessarsi all’aspetto onirico del linguaggio surrealista europeo, ma aggiungendo, secondo il loro carattere, molti elementi religiosi, autobiografici, magici e allucinatori; così troviamo e identifichiamo i lavori di Berni, Planas, Dias, Matta, Kahlo, Lazo, Lam. Negli anni Trenta entra in campo un discorso più politico con Berni e Portinari. Poi si ha il periodo dell’astrattismo tra i ‘40 e ‘50. La nuova figurazione con opere storiche del gruppo dei tredici ancora con Berni, e poi Botero, la pop art di Benedict di cui, e qui siamo alle “Nuove Acquisizioni” una tra le primissime opere di bioarte, con piante auto-alimentate. C’è anche una mostra “AMIGOS DEL ARTE 1924-1942”, istituzione privata che in quegli anni ha dato grande impulso alle attività artistiche.

Dalla parte opposta, a sud, la BOCA è il quartiere popolare. La zona dell’immigrazione, delle attività commerciali, vicino al porto. Quella dell’artista ultracelebrato Benito Quinquela Martin che ha dato l’impronta a tutto il contesto, oltre a regalare la sua casa, adesso un museo piuttosto grande, con le sue opere da visionario-materico che è noto per le sue barche semidistrutte che diventano quasi animali mostruosi, simbolo di un uomo roso dalle sue tragedie, dalle sue crisi esistenziali, dalle sue angosce più profonde. Infine, grande terrazza con sculture degli artisti del primo Novecento.
Qui è stato ristrutturato da poco il “PROA”, che ha inaugurato con una mostra “una obra que no es una obra de arte”, prima mostra personale su Duchamp, in Sudamerica, curata da Elena Filipovic. La costruzione originaria era la casa di don Cirilo Dall’Orso, italiano di Chiavari, sede di riunioni e socializzazione, un deposito di cereali nella parte bassa. Dopo varie mostre interessanti (tra cui quella sull’arte astratta di Giacinto di Pietrantonio, direttore del Gamec di Bergamo) lo spazio è stato ristrutturato dall’inglese Tony Brook e si presenta luminoso e piacevolissimo. Inutile dire che la mostra è interessante e ben articolata.
Si comincia con la mitica fontana e il resto della chincaglieria e scolabottiglie, per proseguire con una bella riproduzione del grande vetro, le ricerche sull’ottica, l’erotismo fino a quella che si può definire la sua attività di “curatore” cioè l’analisi sulla maniera di esporre le opere, il loro rapporto col contesto, la creazione di musei portatili. Al secondo piano troviamo la continuazione della mostra e un ricco bookshop. Al terzo piano un bar ristorante con una terrazza che dà sul porto. Bellissimo il ponte in ferro che collega Buenos Aires con i quartieri esterni.
Al ritorno bisogna per forza andare a rendere omaggio allo Stadio dei Boca Juniors, la Bombonera, con il “museo de la pasion Boquense” dedicato alle imprese di Maradona, vedi statua in bronzo con pugno sul cuore.

Alla RECOLETA, la zona più ricca, con palazzi alla parigina, negozi di alto livello, il Palais de Glase, che, come dice il nome, è stato costruito nel 1910 come pista per pattinaggio su ghiaccio. Oggi è uno spazio per mostre. Adesso ospita il “Salon National de Artes Visuales” con sezioni di disegno e scultura. E poi opere selezionate di ceramica, grafica, arte tessile. Abbondano animali vari, di pezza, di pelle, di ceramica, ecc.

Il Museo Nazional de Bellas Artes ha, al primo piano, un ripassino di arte europea dal medioevo fino a Fontana che segna il passaggio con gli argentini che sono al piano di sopra dove è in corso anche la mostra “Latitudes; maestros latinoamericanos en la collection FEMSA” anche qui, per citare solo i più noti, opere di Berni, Botero, Figari, Kahlo, Lam, Matta, Orozco, Rivera, Siqueiros,
In zona c’è anche la casa museo di Xul Solar (1887-1963), luogo di riunione degli intellettuali dell’epoca, eccentrico pittore surrealista, inventore tra le altre cose degli scacchi a tre dimensioni, stimato ovviamente dal suo amico Borges.

Nel MICROCENTRO, dentro ai grandi magazini, Galerias Pacifico, il Centro Culturale Borges offre svariate sale ai vari artisti: è senz’altro una grande vetrina, soprattutto nella terrazza con le volte vetrate. Ma, oltre a quello Borges, non si contano gli innumerevoli centri culturali, come quello della Recoleta, dove ha esposto anche Natascha Sadr Haghighian, appuntamento curato dalla Galleria Ruth Bencazar, e dove c’è stata la famosa mostra di Leon Ferrari nel 2004, chiusa a causa dell’esposizione di opere come il Cristo crocifisso sul caccia nordamericano che, seppure contestato, gli è valso il premio alla Biennale di Venezia, così come il Centro culturale de Espagna, Rey fahd, Rojas, San Martin, la Fondacion Telefonica... ma una lista semicompleta sarebbe davvero troppo lunga.

Il quartiere PALERMO abbraccia una zona vastissima: da una parte il polmone verde di Buenos Aires con grandi parchi tra cui il giardino Botanico, quello giapponese, il giardino zoologico, ed è la zona del Malba, dall’altra, Palermo Vejo, tutta la zona più trendy con spazi molto sofisticati, bar e ristoranti very much expensive. Qui abbiamo visitato uno spazio interessante: il “Pabellon 4” creato da Clorindo Testa (architetto che ha progettato anche la nuova Biblioteca National; quella mitica e diretta per un certo periodo da Borges). Qui, con il “proyecto cubo”, si offre lo spazio a quattro giovani artisti che fanno le loro proposte per tutto il periodo, sia in collettiva sia con mostre personali. Interessante l’opera di Manuel Archain, di intervento digitale su foto. Ci sono andato con Mirtha Paula Mazzocchi, argentina, che, anni fa, è stata a lungo in Italia lavorando come critica d’arte. Ottima amica e guida per le strade di Buenos Aires.
Sulle altre gallerie si può dire che c’è una gran quantità di pittura. Impera la simbologia. Trovato il tema significativo grande importanza ha la tecnica pittorica.

Alla galleria Palatina è vendutissima l’opera dell’artista Santoro che fa dell’ironia sul Peronismo dipingendo, per esempio, una specie di centauro con la testa da operaio e il corpo da cavallo bianco chiazzato nero che era quello di Peron. Oppure presenta la maquette di un’isola con una costruzione in cima a una scarpata e la didascalia che dice “Il generale Peron arriva con una barchetta portando il suo cavallo bianco alato, dall’altro lato dell’isola Che Guevara prepara il suo accampamento alle falde del bosco, mentre in alto, dentro alla fondazione, Eva riposa come la bella addormentata”. Da noi non lo considererebbe nessuno ma qui è davvero vivissima questa presenza. Non parliamo poi dell’onnipresente tango.
Molto vivo anche il tema dei desaparecidos. Un artista dipinge su tela trasparente appesa in mezzo alla galleria il contorno di corpi che risultano fantasmi.

In SAN TELMO la galleria “Appetite” a cui abbiamo già accennato all’inizio si distingue per una politica aggressiva, un lavoro di impatto, una grande capacità di comunicare, motivi per cui era al Miart e a Frieze
In fatto di musei un’occasione persa è ABASTO, ex mercato generale della verdura, oggi trasformato in grande magazzino. Al sabato pomeriggio, quando la città è vuota, qui c’è, come da noi, un pullulare di gente. Niente da dire sulla ristrutturazione: diciamo che anche qui, come alle Galerias Pacifico con la fondazione Borges, avrebbe potuto esserci una Fondazione in più.
Quando si va a Buenos Aires è d’obbligo prendere il traghetto e attraversare il Rio de la Plata in tre ore per andare in Uruguay, a Colonia, antica cittadina coloniale patrimonio dell’Umanità, e a Montevideo. La speranza è di non essere venuti a vedere il nostro futuro. Uno squallore totale. Colpi di stato e incerte gestioni politiche non gli anno fatto tanto bene. Una stazione meravigliosa simbolo di un passato glorioso (fino agli anni Trenta gli italiani e mezzo mondo venivano a far fortuna) adesso è chiusa: statue, colonne, timpani: tutto gigantesco e inutile. Il trasporto è passato su gomma con autobus che inquinano la città. Con l’autobus in due ore si va a Punta de l’Este, luogo di villeggiatura per straricchi dove le gallerie si spostano d’estate, cioè a Natale, per vendere agli investitori mondiali che approfittano del porto franco. Narcotrafficanti e miliardari vari.

A proposito di Musei si può aggiungere che i vari musei storici sono stipati di divise militari, spade, armi varie, e, divertentissimo, in quello della “Casa del Governo” (da suggerire a Cattelan) un cane impagliato, eroe nazionale in quanto fedele seguace in tutte le campagne militari del suo padrone, nonché Generale dell’esercito dell’epoca.

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