Museo di arte moderna e contemporanea - MART
Rovereto (TN)
corso Bettini, 43
0464 438887 FAX 0464 430827
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La parola nell'arte
dal 9/11/2007 al 6/4/2008
martedi' - domenica 10-18, venerdi' 10-21, lunedi' chiuso
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Flavia Fossa Margutti




 
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9/11/2007

La parola nell'arte

Museo di arte moderna e contemporanea - MART, Rovereto (TN)

Ricerche d'avanguardia nel '900. Dal Futurismo ad oggi, oltre 800 le opere esposte. Scritta, disegnata, declamata, cancellata, la parola e' stata un elemento fondamentale per la sperimentazione dell'avanguardia storica, ed ha accompagnato ogni significativo cambiamento delle poetiche artistiche del secolo XX. Con la presenza di dipinti, disegni, manifesti, libri d'artista, opere letterarie, collage e grandi installazioni, la mostra pone al centro "il sublime ibrido della contaminazione dei linguaggi dell'arte". Si sviluppa in 11 sezioni, secondo un percorso tematico e cronologico insieme, che permette anche confronti con il panorama dell'arte contemporanea. Inoltre, in occasione del centenario della sua nascita, un omaggio al pittore veneziano Luigi Tito.


comunicato stampa

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Comitato scientifico: Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva, Andreas Hapkemeyer, Nicoletta Boschiero, Paola Pettenella, Melania Gazzotti, Daniela Ferrari, Julia Trolp, Giorgio Zanchetti.

Mostra realizzata in collaborazione con: Museion – Museo di Arte Moderna e Contemporanea Bolzano.

Scritta, disegnata, declamata, cancellata, la parola è stata un elemento fondamentale per la sperimentazione dell’avanguardia storica, e la sua presenza ha accompagnato ogni significativo cambiamento delle poetiche artistiche del ’900.
Dal Futurismo al Dadaismo, dal Surrealismo a Fluxus, alla contemporaneità, la relazione parola/immagine ha dato vita alle più “spericolate” forme espressive, apportando un originale contributo d’innovazione sia alla pittura, che alla forma più tradizionale del testo scritto, poetico, letterario e naturalmente artistico. Con alterne vicende, ora defilata, ora emergente, la scrittura ha attraversato l’arte di tutto il secolo XX, e anche oggi l’ambiguità della sua relazione con l’immagine, è più che mai al centro dell’interesse dei giovani artisti.

La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia nel ’900. Dal Futurismo ad oggi attraverso le collezioni del Mart indaga dunque, come è tradizione delle grandi mostre del museo, quest’importante relazione, aprendo allo sguardo percorsi inediti della ricerca artistica del ’900. Grazie alla presenza di dipinti d’altissima qualità, disegni, manifesti, libri d’artista, opere letterarie, collage e grandi installazioni – oltre 800 le opere esposte, molte delle quali provenienti dalle collezioni del Mart, ma anche da grandi musei e collezioni internazionali – la mostra sarà l’occasione per rileggere l’arte del ’900 da una nuova prospettiva critica che pone al centro della sua riflessione non più la “bella pittura”, quanto piuttosto “il sublime ibrido della contaminazione dei linguaggi dell’arte”.
La mostra si sviluppa in undici sezioni, secondo un percorso tematico e cronologico insieme, pensato per permettere anche approfondimenti e confronti trasversali con il panorama dell’arte contemporanea. Le varie sezioni, dopo un prologo focalizzato sulle prime avanguardie del Secolo XX, attraversano tutto il ’900 fino a giungere alle ricerche più recenti, mostrando quanto sia tutt’oggi attuale la sperimentazione verbo-visuale, terreno fertilissimo dell’esperienza estetica contemporanea.

Il progetto della mostra è opera di un comitato curatoriale, coordinato da Giorgio Zanchetti. Il Catalogo edito da Skira, contiene contributi scientifici di Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva, Giorgio Zanchetti, Roberto Antolini, Silvia Bignami, Nicoletta Boschiero, Domenico Cammarota, Davide Colombo, Silvia Conta, Daniela Ferrari, Melania Gazzotti, Andreas Hapkemeyer, Antonello Negri, Aleksandra Obuchova, Julia Trolp, Federico Zanoner.

LA MOSTRA

Il Futurismo
L’esposizione si apre con le prime, importanti “sperimentazioni letterarie” del Futurismo. Dalle ben note parole in libertà, nate dalle febbrili divagazioni poetiche di Filippo Tommaso Marinetti, Francesco Cangiullo e Giacomo Balla, alla sonorità lirica dell’onomalingua di Fortunato Depero, fino alle composizioni pittoriche contaminate con il collage di Gino Severini, Ardengo Soffici e Carlo Carrà.
In mostra anche il celebre studio a tempera del 1910, "Gli uomini" di Umberto Boccioni, precoce esercizio di pittura e scrittura insieme.

Dada e Surrealismo
Le invenzioni del Futurismo, negli anni successivi, s’intrecciano con la ricerca linguistica e poetica dadaista di Raul Haussman, Francis Picabia e Tristan Tzara, e con i ready-made e i livre-objet di Marcel Duchamp e Man Ray. Nei collages di Kurt Schwitters la carta entra in contatto con i materiali del quotidiano per raggiungere nell’opera un effetto plastico. Il movimento surrealista è presente in mostra con alcuni lavori di Andrè Masson, di Maurice Henry, e con due disegni di René Magritte.

L’avanguardia russa
Negli anni Venti, la forma e la composizione della parola hanno avuto in URSS un ruolo importante, recuperando soprattutto nella sperimentazione tipografica di propaganda le straordinarie premesse dell’avanguardia costruttivista. Sono in particolare i libri e i manifesti che diventano il luogo privilegiato di questa sperimentazione. Tra i più significativi esempi ricordiamo gli esiti artistici contenuti nei testi di Vladimir Majakowskij, di cui sono presenti in mostra ben 13 esemplari, tra riviste e volumi.

La forma della parola
Nelle sperimentazioni delle avanguardie storiche affondano le radici dell’indagine sulla relazione tra parola e immagine, che si afferma definitivamente dalla seconda metà del ’900. Per gli artisti della poesia concreta, operanti dagli anni Cinquanta, tale indagine mette in risalto le possibilità compositive e visive offerte dai caratteri tipografici, come nelle opere di Carlo Belloli, Eugen Gomringer, Augusto e Haroldo de Campos, Heinz Gappmayr, Arrigo Lora-Totino.

Rivoluzione in parole
Per i rappresentanti della poesia visiva, attivi dal 1963 e legati da un sodalizio al movimento letterario neoavanguardistico “Gruppo 63”, l’utilizzo di elementi verbali e iconici provenienti dai mass-media, veicola messaggi di denuncia politica e sociale.
Questa “Rivoluzione in parole” è documentata con opere di Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Nanni Balestrini, Lamberto Pignotti, Sarenco, Ugo Carrega, Martino Oberto e Jochen Gerz, di cui è presente una fotografia del 1990.

Parole in gioco
Di diversa natura sono altri movimenti artistici, sempre legati al mondo della comunicazione di massa. È il caso dei New Dada, della Pop Art e del Nouveau Réalisme, dell’esperienza italiana di Mimmo Rotella e Mario Schifano e, a partire dagli anni Ottanta, della scrittura metropolitana di Jean Michel Basquiat.
Dalle loro “scorribande” nell’universo dei marchi e dei simboli inossidabili della storia del consumismo mondiale – dai “combine paintings” di Robert Rauschenberg, alla serie delle Campbell Soup di Andy Warhol, agli assemblaggi trash di Arman – nasce quello che è stato definito il social criticism, che riflette sulla falsa morale dell’uomo contemporaneo. Meno impegnati ideologicamente i pittori americani, più politicizzati gli artisti europei.

Parola e azione
Sarà il fenomeno artistico transnazionale di Fluxus (1961) a confermare l’interdisciplinarietà dei linguaggi dell’arte, che trova massima espressione nell’assemblage di materiali e parole, di cose e segni, capaci di intercettare l’esperienza della vita quotidiana nel suo flusso incessante. Da un campo di indagine così ampio derivano esiti molteplici: dalle contaminazioni musicali di John Cage e Giuseppe Chiari, alla sottile ironia delle frasi dipinte di Ben Vautier, alle accumulazioni di materiali di Dieter Roth, fino alle operazioni di forte connotazione politica di Joseph Beuys.
Dell’artista tedesco, in particolare, saranno in mostra due lavagne realizzate in occasione della performance eseguita a Perugia nel 1980, alla presenza di Alberto Burri. L’intera creazione delle opere si può rivivere in mostra attraverso un video che la documenta.

Calligrafia
Particolarmente interessante è il capitolo in cui parola, scrittura e pittura si combinano come pura manifestazione del gesto artistico, come avviene nelle opere di Cy Twombly, in cui il segno, la scrittura, il graffito si caricano di suggestioni pittoriche, e in quelle di Gastone Novelli, che possedeva un’innata sensibilità per la pittura–scrittura emozionale, guidata dal ritmo di poetiche scansioni cromatiche.

Parola e pensiero
Nell’arte concettuale, fin dai primi anni Sessanta, il rapporto dialettico con la scrittura ha un ruolo fondamentale: l’arte non è più specifica materialità, ma principalmente idea e pensiero. L’azione creativa si appropria della pratica del linguaggio, trovando compiuta espressione nell’elaborazione di tesi o nell’enunciazione di un metodo. La tautologia, ovvero l’enunciazione di “verità assolute”, di Joseph Kosuth e il rigore espressivo di Lawrence Weiner si confrontano con l’ironia di Piero Manzoni, con l’azzeramento poetico e politico di Vincenzo Agnetti, con i calembours di Bruce Naumann; e ancora con la classificazione di segni e parole di Alighiero Boetti e con le Picture/Readings dell’artista americana Barbara Krüger.
È una realizzazione site-specific la stanza contenente le tre opere di Giulio Paolini “Dove”, “Lo spazio” e “Qui”. Questo ambiente, concepito nel 1967, sarà allestito per la prima volta dall’artista secondo il progetto originario. In questa sezione sono presenti anche un intervento a parete di Robert Barry, e una scrittura al neon di Maurizio Nannucci.

Narrazione
Il movimento artistico internazionale degli anni Settanta “narrative art” combinava fotografia e testo, registrando frammenti di vita quotidiana realmente accaduti o solo immaginati. I rappresentanti storici di questa corrente, come Bill Beckley e Franco Vaccari, sono messi a confronto in mostra con artisti contemporanei come Sophie Calle. Quest’ultima – che ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia 2007 – utilizza testi e scatti fotografici per raccontare esperienze vissute in prima persona, o da altri, giocando con la realtà e l’immaginazione.

La parola negata
Quello della parola negata – assente pur essendo sottintesa, oppure illeggibile – costituisce un filo rosso nel variegato ambito delle ricerche verbovisuali della seconda metà del ’900.
La forte carica simbolica del libro ha fatto sì che molti artisti lo abbiano scelto come mezzo per comunicare l’assenza di narrazioni possibili. L’opera "L’Enciclopedia Treccani cancellata" di Emilio Isgrò viene, in questa occasione riallestita interamente, dopo la sua presentazione nel 1970. Il contenitore per eccellenza del sapere umano è meticolosamente cancellato da Isgrò in ogni sua parte, con l’eccezione di poche parole, che si impongono all’attenzione del lettore suggerendo personali interpretazioni.
È di Bruno Munari il "Libro illeggibile n° 12", (1951), uno dei primi realizzati dall’autore. Creato in prima persona, il volume è composto da carte di spessore e colore differenti, che Munari ritaglia, incolla e cuce, senza mai usare parole scritte.
Presenti anche nove Scritture illeggibili di popoli sconosciuti, del 1975: ideogrammi immaginari eseguiti su tabulati di computer, e creati imitando il segno grafico della scrittura araba e cinese.

Nella ricerca artistica contemporanea sembra ancora più forte il legame tra parola e immagine. La contaminazione dei generi si espande in maniera trasversale e interessa tutte le modalità di sperimentazione, senza barriere, come era avvenuto nella prima metà del secolo scorso. La mostra documenta con una serie di opere significative questo capitolo ricchissimo, mettendo al centro della ricognizione nel contemporaneo una molteplicità di esperienze di artisti tra loro assai diversi, per i quali la parola costituisce non un esercizio casuale, ma un elemento fondante della loro stessa poetica: Shirin Neshat, Ghada Amer, Thomas Hirschhorn, Raymond Pettibon e Moshekwa Langa usano la scrittura per mettere in rilievo problematiche culturali e politiche; Tacita Dean utilizza un approccio poetico per evocare la dimensione del ricordo e del passato; Tracey Emin mette a disagio l’osservatore usando un testo scioccante per provocare emozioni. In mostra i tre volumi di "Encyclopaedia Utopia", 1990, di Nedko Solakov, Leone d’oro alla Biennale di Venezia 2007, in cui testi, disegni e fotografie, sono ordinati secondo le voci di una catalogazione immaginaria, che fa convivere fantasia ed esperienze personali.

Molte delle opere in mostra dialogano con gli spazi espositivi, da un lavoro del 2005 di un’artista come Jenny Holzer, a quello di Joe Amrhein del 2002, dalla grande installazione realizzata per il Mart nel 2006 da Douglas Gordon, alle parole che “bucano” lo schermo di Jan Mankuška; dai giochi di parole di Kay Rosen, all’ironico decalogo dei due artisti austriaci Fischli & Weiss "How to work better", 1991-2007. Questa particolare opera apparirà in diverse zone del Mart non destinate alle esposizioni: dalla caffetteria, alle toilets, al garage, agli uffici. E’ un decalogo di “consigli per lavorare meglio” che ha l’obiettivo di suggerire un’ambiguità tra funzioni espositive e lavorative degli spazi del museo.

La parola coinvolge e affascina ancora le ultime generazioni di artisti. Con approcci e metodologie diverse, è fonte di ispirazione e diventa protagonista del lavoro di Stefano Arienti, Micol Assaël, Monica Bonvicini, Alessandra Cassinelli, Chiara Dynys, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Paolo Gonzato, Scott King, Salvatore Licitra, Marzia Migliora, Sabrina Mezzaqui, Ottonella Mocellin, Sandrine Nicoletta, Nicola Pellegrini, Luca Quartana, Gaston Ramirez, Albrecht Schäfer, David Shringley, Vibeke Tandberg, Enzo Umbaca.

La parola nell’arte si inserisce nell’emergere di un rinnovato interesse per lo studio del rapporto tra arte e scrittura da parte di molti musei europei.
Il Mart vanta a questo proposito il primato di essere stato scelto, già dalla metà degli Novanta, come luogo di conservazione e valorizzazione di alcune tra le più importanti collezioni del settore.
Lo scopo dell’esposizione è quindi quello di promuovere la conoscenza di un capitolo straordinario della creatività artistica del ’900.
La parola nell’arte è stata resa possibile grazie al deposito e alle donazioni di opere e di fondi archivistici dedicati alle ricerche verbovisuali conservati nell’Archivio del ’900 del Mart, nelle sue collezioni permanenti, nella sua biblioteca specialistica, tutte opere, queste, giunte al museo in generoso deposito dall’Archivio di Nuova Scrittura di Paolo Della Grazia, dalla collezione Carlo Palli di Prato, dalla Collezione Panza di Biumo, dal Fondo di libri d’artista Dematteis, dalla collezione Bellora di Anna Spagna di Milano, dall’Archivio Tullia Denza di Brescia, dal Fondo Sandretti del ’900 russo, dalla VAF-Stiftung e dalla collezione Sonnabend. Altrettanto importanti i prestiti di privati, come il notevole gruppo di opere provenienti dalla collezione Calmarini, e di istituzioni museali italiane e internazionali.

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Omaggio a Luigi Tito

Dal 10 novembre 2007 al 13 gennaio 2008 il Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, in occasione del centenario della sua nascita, rende omaggio al pittore veneziano Luigi Tito (1907- 1991).

A cura di: Federica Luser e Margherita de Pilati
Direzione scientifica: Gabriella Belli

“Dicono che vado controcorrente. Non è vero. Con gran fatica ho eliminato in me la mentalità anti. Faccio quello che so fare. Non ho mai dipinto un quadro astratto non perché non mi piacciano i quadri astratti (non c’è arte senza astrazione), ma perché seguo la corrente a me congeniale”
Luigi Tito, 1985

L’esposizione, a cura di Federica Luser e Margherita de Pilati, con la direzione scientifica di Gabriella Belli, presenta i ritratti, le nature morte e i nudi femminili di questo schivo e introverso maestro, attraverso un’attenta selezione di 60 opere, scelte tra dipinti, tempere e disegni.

I suoi ritratti rivelano una sorprendente capacità espressiva e un’abilità tecnica, ereditata da una conoscenza assoluta dei grandi maestri di fine Ottocento. Lo sguardo è impietoso davanti alla vecchiaia dei volti e all’ipocrisia del potere, come nei ritratti della Contessa Lia Soranzo, di cui realizzò numerose versioni tra il 1980 e il 1990 o nel Vescovo Giallo (1983). Solo di fronte ai figli i toni si fanno più sereni, come nel ritratto Lucia che legge (1966) e nel Ritratto del figlio Pietro Giuseppe, 1973.

La mostra sarà accompagnata da un volume monografico, edito da Temi, che ricostruirà un parte significativa e poco indagata del suo lavoro, mettendo a disposizione del pubblico la conoscenza di un corpus consistente di opere, corredato da una preziosa presentazione di Pierre Rosenberg.

Figlio dell’illustre pittore veneziano di fine Ottocento Ettore Tito, Luigi entrò in contatto fin da subito con il “mestiere dell’arte” ed ebbe l’occasione di portare a termine, ancora giovane, commissioni di grande importanza come il rifacimento della volta affrescata da Tiepolo nella Chiesa degli Scalzi a Venezia.

Nel 1932, una volta concluso il monumentale compito di restauro, Luigi Tito sentì impellente la necessità di allontanarsi dall’influenza paterna e intraprendere il suo personale percorso artistico.

Entrò, infatti, in contatto con le avanguardie, tanto da stringere rapporti di profonda amicizia con Emilio Vedova e Arturo Martini, che nella Venezia di quegli anni furono esponenti di spicco del rinnovamento artistico italiano.

Luigi Tito, però, non si allineò mai completamente alle correnti artistiche del momento. Pur rimanendo fedele ai suoi maestri, guardava soprattutto l’opera di Rembrandt e i pittori della tradizione veneta, fu comunque apprezzato dalla critica, tanto da essere presente in tre edizioni della Biennale di Venezia, nel 1935, nel 1938 e nel 1940. All’annuncio della Seconda Guerra Mondiale Luigi Tito si allontanò dal suo studio per partecipare attivamente alle operazioni di guerra tra le fila partigiane.

Alla fine del conflitto, dopo un periodo dedicato alla politica, fu spinto dalla moglie a dedicarsi nuovamente alla sua vera passione, la pittura. Chiamato nel 1962 all’Accademia di Venezia, Luigi Tito per vent’anni affiancò all’attività pittorica l‘insegnamento alla Scuola libera del nudo. Bisognerà però attendere fino agli anni Settanta per vedere esposti pubblicamente i suoi lavori. In questi anni Luigi Tito conservò un atteggiamento riservato e solitario che Roberto Tassi ricorda così: "Dipinge in silenzio; non fa mostre, non invia a premi, non partecipa alle Biennali, non segue le mode, non pubblica cataloghi; lavora calmo e lento su piccole tavole, studia i toni, decanta i colori, stende le velature, a pennellate brevi, sottili, meditate, sempre frutto di ispirata misura o di lirica vivacità".

Comunicazione Mart:
Responsabile Flavia Fossa Margutti
Ufficio stampa:
Luca Melchionna 0464 454127 cel 320 4303487
Clementina Rizzi 0464 454124 press@mart.trento.it

Per la mostra si ringrazia:
Banca del Veneziano - Soc. Coop.
Cassa Centrale Banca Credito Cooperativo del Nord Est
Federazione Trentina della Cooperazione
Credito Cooperativo Veneto

Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento - Assessorato alla Cultura
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In partnership con:
UniCredit Group
UniCredit Private Banking

Con il sostegno di:
Cantina LaVis e Valle di Cembra
Gruppo Poste Italiane
Trentino Spa

Partner tecnico:
Cartiere del Garda
Loewe

Per le attività didattiche:
Casse Rurali Trentine

Skira:
Mara Vitali Comunicazione
Lucia Crespi tel 02/73950962 e-mail: arte@mavico.it

Inaugurazione della mostra: Venerdì 9 novembre 2007 MartRovereto, ore 18.00, Sala Conferenze

Mart museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini, 43 - 38068 Rovereto (TN)
Orari mar. – dom. 10 - 18 ven. 10 - 21 lunedì chiuso

Biglietti
intero: euro 10, ridotto: euro 7
gratuito fino a 14 anni, scolaresche: euro 1 per studente
biglietto famiglia (valido per tutti i componenti di un nucleo famigliare): euro 18
gratuito meno di 18 anni e over 65 e per gli Amici del Museo
Biglietto unico per le due sedi: Intero: 12 euro; Ridotto: 9 euro

---english

The word in art. 20th-century avant-garde research. From Futurism to the present day seen through Mart’s collections

Written, drawn, declaimed, thought, cancelled, the word has played a fundamental role in the experimentation of the historical avant-garde movements, and its presence has accompanied every significant change in the artistic poetics of the 20th century.
From Futurism to Dadaism and Surrealism to Fluxus and the contemporary scene, the relationship between word and image has given life to the boldest expressive forms, making an original innovative contribution both to painting and to the more traditional forms of written, poetic, literary and artistic text.
With alternating fortune, now rare, now dominant, writing has appeared throughout 20th-century art, and even today the ambiguity of its relationship with the image is as never before at the centre of interest for young artists.

The word in art. 20th-century avant-garde. From Futurism to the present day seen through Mart’s collections, as is the tradition with the museum’s major exhibitions, explores this important relationship, opening up fresh avenues of enquiry into artistic work of the 20th century. Thanks to the presence of paintings of the highest quality, drawings, posters, manuscripts, literary works, collages and large installations, with over 800 works on show, many of which from Mart’s own holdings, but also from leading international museums and collections, the exhibition provides an overview of 20th century art from a new critical stance, based not on “fine painting” so much as on “the sublime hybrid of the cross-fertilisation of the languages of art”.
The exhibition is divided into 11 section, in line with a thematic and chronological itinerary, planned to enable further investigation and transverse comparisons with the panorama of contemporary art generally. Following a “prologue” focusing on the first avant-garde movements of the 20th century, the exhibition presents a rich documentation of all of 20th-century art, ending with the latest experiments which find in the relationship between word and the visual arts a fertile terrain for new approaches and interpretations of the contemporary aesthetic experience.

The project for the exhibition is the result of the work of a curatorial committee, coordinated by Giorgio Zanchetti. The catalogue, published by Skira, contains contributions from Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva, Giorgio Zanchetti, Roberto Antolini, Silvia Bignami, Nicoletta Boschiero, Domenico Cammarota, Davide Colombo, Silvia Conta, Daniela Ferrari, Melania Gazzotti, Andreas Hapkemeyer, Antonello Negri, Aleksandra Obuchova, Julia Trolp and Federico Zanoner.

THE EXHIBITION

Futurism
The exhibition opens with the first, important “literary experiments” of Futurism. From the celebrated parole in libertà (‘free words’) arising from the nocturnal poetic explosions of Filippo Tommaso Marinetti, Francesco Cangiullo and Giacomo Balla to the lyrical sounds of Fortunato Depero’s onomalingua and the pictorial compositions cross-fertilised with collages by Gino Severini, Ardengo Soffici and Carlo Carrà. Also on show will be a 1910 painting by Umberto Boccioni, "Gli uomini", an early example of the artist’s combination of painting and writing.

Dada and Surrealism
The inventions of Futurism in later years interweave with the linguistic and poetic Dadaist research of Raul Haussman, Francis Picabia and Tristan Tzara, and with the ready-mades and livres-objet of Marcel Duchamp and Man Ray. Kurt Schwitters is represented by a series of collages, in which paper comes into contact with the materials of the everyday to obtain a plastic, almost sculptural effect in the work. The Surrealist movement is present in the exhibition with some works by Andrè Masson, Maurice Henry, and with two drawings by René Magritte.

The Russian Avant-garde
In the 1920s, the form and composition of the word played an important role in the USSR, making use of the extraordinary work done with the Constructivist avant-garde in typographical propaganda. It is books and posters above all that became the medium most used for this experimentation. Among the most significant examples, it is worth recalling the artistic work contained in the texts of Vladimir Mayakowsky, of which 13 examples are on show in the exhibition, comprising magazines and books.

The form of the word
It is in these historical avant-garde movements that we need to find the roots of the investigation into the relationship between work and image which became firmly established in the second half of the 20th century. For the artists of concrete poetry, working in the 1950s, this investigation highlights the composition and visual possibilities offered by typographical characters, as is evident in the works of Carlo Belloli, Eugen Gomringer, Augusto and Haroldo de Campos, Heinz Gappmayr, Arrigo Lora-Totino.

Revolution in words
For the representatives of visual poetry, active from 1963 onwards and linked by their adhesion to the neo-avant-garde literary movement “Gruppo 63”, the use of verbal and iconic elements originating from the mass media, conveys messages of political and social portent: works by Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio Miccini, Nanni Balestrini, Lamberto Pignotti, Sarenco, Ugo Carrega, Martino Oberto will be displayed, together with a photograph by Jochen Gerz of 1990.

Words at play
Very different in nature are the operations associated with the world of mass communications by the artists of New Dada, of Pop Art and of Nouveau Réalisme, and of the experience in Italy of such as Mimmo Rotella and Mario Schifano. Plus, from the 1980s, the contribution made by Jean Michel Basquiat.
From their explorations of the universe of logos and evergreen symbols in the history of world-wide consumerism – from the “combine paintings” of Robert Rauschenberg to Warhol’s series of Campbell Soups and Arman’s trash assemblages – arises what has been defined the social criticism reflecting on the false morality of contemporary man. The American artists were less ideologically committed, while the European ones were more politicised.

Word and action
The transnational artistic phenomenon of Fluxus (1961) confirms the interdisciplinary nature of the languages of art, which finds it maximum expression in the assemblage of materials and words, things and signs, able to intercept the experience of daily life in its incessant flow. Many results emerge from such a broad field of investigation: from the musical cross-fertilisations of John Cage and Giuseppe Chiari to the subtle irony of the phrases painted by Ben Vautier and on to the accumulations of materials by Dieter Roth and the strongly politically connoted work of Joseph Beuys.
Two works by the German artist are of particular interest: two blackboard made for his performance at Perugia in 1980, in the presence of Alberto Burri. The whole creation of the works can be followed at the exhibition thanks to a video documenting the event.

Calligraphy
Of particular interest is the section in which word, writing and painting combine in a pure manifestation of the artist’s gesture, as in the works of Cy Twombly, in which the sign, writing and graffito are loaded with pictorial suggestions, and in those of Gastone Novelli, who possessed an innate sensibility for emotional painting-writing, guided by the rhythm of chromatic poetic connotations.

Word and thought
In Conceptual art, ever since the 1960s, the dialectic relationship with writing has played a fundamental role: art is no longer specific materiality but principally idea and thought. The creative action appropriates the practice of language, finding a full expression in the elaboration of ideas or in the enunciation of a method. Tautology, or the enunciation of “absolute truths”, by Joseph Kosuth and the expressive rigour of Lawrence Weiner compare with the irony of Piero Manzoni, with the poetic and political zeroing of Vincenzo Agnetti, and with the calembours of Bruce Naumann, as well as with the classification of signs and words by Alighiero Boetti and with the Picture/Readings of Barbara Kruger.
The room containing the three works of Giulio Paolini “Dove”, “Lo spazio” and “Qui” constitute a site-specific realisation. This space, planned in 1967, will for the first time be arranged by the artist in accordance with the original project. This section also includes a mural work by Robert Barry and a neon text by Maurizio Nannucci.

Narration
The international artistic movement of the 1970s, “narrative art”, combined photography and test, recording fragments of everyday life that actually happened or were merely imagined. The historic representatives of this current, such as Bill Beckley and Franco Vaccari, are compared in the exhibition with contemporary artists such as Sophie Calle. This last – who has represented France at the 2007 edition of the Biennale di Venezia – uses texts and photographs to recount experiences of her own or of others, playing with reality and the imagination.

The word denied
The idea of the word denied – absent although inferred, or illegible – constitutes a thread that runs throughout the varied setting of verbal and visual artistic work of the late 20th century.
The strong symbolic charge of the book has led to the result that many artists have chosen it to communicate the absence of possible narratives. The "Enciclopedia Treccani cancellata" by Emilio Isgrò will be for the first time reassembled since its presentation in 1970. This container par excellence of human knowledge is meticulously cancelled out in every part by Isgrò, with the exception of just a few words, which leap to the attention of the reader, suggesting personal interpretations. For his part, Bruno Munari produced the "Libro illeggibile n° 12", (1951), one of his first. Created personally, the volume is made of paper of varying colour and thickness, cut by Munari, then glued and stitched, but it contains no written words. Also present are nine "Scritture illeggibili di popoli sconosciuti", of 1975: immaginary ideograms executed on computer printouts, and created by imitating the graphic signs of Arabic and Chinese writing.

The bond between image and word seem all the stronger in contemporary artistic research.
The cross-fertilisation of genres expands in a transverse manner and affects every process of experimentation in today’s avant-garde movements, without barriers, just as occurred in the first half of the last century. The exhibition documents this rich chapter with a series of significant works, placing a multitude of very different artists’ experiences at the centre of the overview of the contemporary scene. For all of these artists, however, the word constitutes not a casual exercise, but a fundamental element of their very poetics: from Shirin Neshat, Ghada Amer, Thomas Hirschhorn, Raymond Pettibon and Moshekwa Langa, who use writing to highlight cultural and political problems; Tacita Dean who makes use of a poetic approach to evoke the dimension of memory and past; Tracey Emin disturbs the observer by using a shocking text to provoke emotions. On show too are three volumes of "Encyclopaedia Utopia", 1990, by Nedko Solakov, Golden Lion at the 2007 edition of the Biennale di Venezia, in which texts, drawings and photographs are ordered in accordance with an imaginary cataloguing process, combining fantasy and personal experiences.

Many of the works on show set up a dialogue with the exhibition spaces, as in the case of the 2005 work of Jenny Holzer and that of Joe Amrhein of 2002, or invite the visitor to interact with them, as in the case of the large installation produced for the Mart in 2006 by Douglas Gordon or the words “piercing” the screen by Jan Mančuška. Likewise the plays on words of Kay Rosen, and the ironic decalogue of the two Austrian artists, Fischli & Weiss, "How to work better", 1991-2007.
This particular work will appear in different zones of the Mart not destined for exhibitions: from the cafetteria to the lavatories, the garage and the offices. It constitutes a decalogue of “recommendations for working better” with the objective of suggesting an ambiguity between exhibition and working functions within a musuem.

The word also appeals to and fascinated the latest generations of artists. Using different approaches and methods, the word is the source of inspiration and protagonist of the work of Stefano Arienti, Micol Assaël, Monica Bonvicini, Alessandra Cassinelli, Chira Dynys, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Paolo Gonzato, Scott King, Salvatore Licitra, Marzia Migliora, Sabrina Mezzaqui, Ottonella Mocellin, Sandrine Nicoletta, Nicola Pellegrini, Luca Quartana, Gaston Ramirez, Albrecht Schäfer, David Shringley, Vibeke Tandberg, Enzo Umbaca.

The word in art is an exhibition tying in with the emergence of renewed interest on the part of many European museums into the study of the relationship between art and writing.
In this respect, the Mart can boast of having been the first to have been chosen, back in the mid-1990s, as venue to preserve and showcase some of the most important collections in this sector.
The aim of the exhibition is thus to promote awareness of an extraordinary chapter in artistic creativity of the 20th century.
The word in art has been made possible thanks to the loans and donations of works and archives dedicated to verbal and visual research preserved in the Mart’s Archivio del ’900 (20th-Century Archive), in the permanent collections and in its specialised library. These last works have arrived at the museum thanks to the generous long-term loans from Paolo Della Grazia’s Archivio di Nuova Scrittura, from the Carlo Palli collection in Prato, from the Panza di Biumo collection, from the Bellora di Anna Spagna collection in Milan, from the Archivio Tullia Denza archive in Brescia, from the Fondo Sandretti of 20th-century Russian art, from the VAF-Stiftung and from the Sonnabend collection. There are other equally important loans from private collections, such as the group of works from the Calmarini collection, and from Italian and international museums.

Academic committee: Giorgio Zanchetti, coordinator, Gabriella Belli, Achille Bonito Oliva, Andreas Hapkemeyer, Nicoletta Boschiero, Paola Pettenella, Melania Gazzotti, Daniela Ferrari, Julia Trolp.

The exhibition has been realised in collaboration with: Museion – Museo di Arte Moderna e Contemporanea Bolzano

Public relations Mart:
Director Flavia Fossa Margutti
Press office:
Luca Melchionna 0464.454127 cel 320 4303487
Clementina Rizzi 0464.454124 fax. 0464.430827 press@mart.trento.it

Skira: Mara Vitali Comunicazione
Lucia Crespi tel 02/73950962 e-mail: arte@mavico.it

MartRovereto
Corso Bettini, 43 38068 Rovereto (TN)
Opening times
Tues. – Sun. 10 a.m. - 6 p.m.
Fri. 10 a.m. - 9 p.m.
Closed Monday

Tickets
full: euro 10
concessionary: euro 7
free up to the age of 14
school reduction: euro 1 per pupil
family ticket (valid for all members of a single family): euro 18
Friends of the museum: free

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