CeSAC - Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee
Caraglio (CN)
via Cappuccini, 29
0171 618260, 0171 610256 FAX 0171 610735
WEB - EMAIL - LINEA DIRETTA
Tre Mostre
dal 10/6/2007 al 30/9/2007
Da martedi' a sabato 14,30-19, domenica 10-19
EMAIL
Segnalato da

Giuseppe Galimi




 
Invia
 ::  playlist  ::  calendario eventi




10/6/2007

Tre Mostre

CeSAC - Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee, Caraglio (CN)

Le 5 anime della scutura documenta i principali sviluppi della scultura contemporanea in 5 sezioni: la scultura come forma modellata con tecniche e materiali "classici", la scultura come costruzione, quella fatta di oggetti reali piu' o meno elaborati, la scultura come installazione e come ambiente e i lavori che coinvolgono la dimensione dello spazio ambientale. Luca Rento presenta in "Perdutamente" alcune installazioni video. Federico Garolla espone una serie di fotografie, a cura di Andrea Busto.


comunicato stampa

Le cinque anime della scultura

A cura di Francesco Poli

Questa mostra ha un'impostazione particolare che nasce, per così dire, dall'incontro fra un libro, La scultura del Novecento (Ed. Laterza 2006), scritto dal curatore, e una grande collezione d'arte contemporanea, la Collezione La Gaia. Con un'ampia e accurata scelta di opere si è riusciti a proporre un articolato percorso espositivo che documenta in modo emblematico a grandi livelli di qualità, tutti i principali sviluppi della scultura contemporanea secondo le indicazioni di fondo messe a fuoco nel libro.

Il saggio analizza in chiave storico-critica le fasi cruciali di rinnovamento delle ricerche plastiche tridimensionali e le loro specifiche evoluzioni fino alla più stretta contemporaneità. Per far questo sono state delineate cinque grandi aree che corrispondono, in linea generale, ad altrettante modalità creative che, con incidenze diverse, hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare oggi la pratica della scultura intesa in senso allargato.

Si tratta innanzitutto della scultura come forma modellata e scolpita, con tecniche e materiali "classici", e anche con nuovi materiali sintetici o di altro genere. L'identità specifica di queste opere è quella di presentarsi come dei corpi plastici a se stanti, la cui configurazione è il risultato dell'azione formante più o meno diretta dello scultore sulla materia. è un modo di fare scultura che, con le più diverse elaborazioni, rimane ancora oggi il più radicato nella pratica artistica.

La seconda modalità operativa è quella della scultura come costruzione (che nasce dagli assemblaggi/collage cubisti di Picasso), che comprende ogni genere di lavori realizzati attraverso la strutturazione o l'accorpamento di elementi separati, con i più diversi materiali e oggetti, anche di recupero, in termini più freddamente costruttivi o combinatori.

C'è poi la scultura fatta di oggetti reali più o meno elaborati. Questa rivoluzionaria concezione di scultura va dai primi esempi dadaisti di Duchamp e Man Ray agli oggetti surrealisti, dagli oggetti neodadaisti e pop a quelli concettuali fino a quelli di molti artisti delle ultime generazioni.

La quarta categoria è quella della scultura come installazione e come ambiente: sono realizzazioni tridimensionali definibili come sculture nel senso più allargato del termine che si caratterizzano per il superamento della concezione dell'opera (come corpo plastico, costruzione o oggetto) sostanzialmente autonoma rispetto allo spazio esterno di collocazione.

I lavori che coinvolgono direttamente la dimensione dello spazio ambientale (che risulta di fatto parte integrante dell'operazione artistica) diventano un aspetto progressivamente sempre più importante delle ricerche artistiche di punta dagli anni Sessanta fino a oggi. Infine c'è un'ultima categoria: la "scultura come corpo vivente", che propone i corpi come veri e propri materiali plastici in performance dal vivo o attraverso foto e video.

Forme
Jean Arp, Tony Cragg, Edgar Dégas, Lucio Fontana, Asger Jorn, Mike Kelley, Myriam Laplante, Leonardo Leoncillo, Jacques Lipchitz, Luigi Mainolfi, Giacomo Manzù, Marino Marini, Henry Moore, Michelangelo Pistoletto, Man Ray, Medardo Rosso, Thomas Schütte, Pia Stadtbaumer.

Costruzioni e assemblage
William Anastasi, Giovanni Anselmo, Arman, Mel Bochner, Anthony Caro, Ettore Colla, Luciano Fabro, Donald Judd, Kcho (Alexis Leyva Machado), Fausto Melotti, Gianni Piacentino, Richard Serra, Giuseppe Spagnulo, Günther Uecker, Costa Vece, Bernar Venet.

Oggetti
Darren Almond, Francis Alÿs, Peter Fischli & David Weiss, Raymond Hains, Ilya Kabakov, Edward Kienholz, Yves Klein, Paul McCarthy, Claes Oldenburg, Gabriel Orozco, Pino Pascali, Man Ray, Tom Wesselmann.

Installazioni e ambienti
In mostra verrà esposto l'ambiente di Monika Sosnowska, mentre una serie di situational sculptures (Anthony Gormley, George Segal), di installazioni minimaliste (Carl Andre, Robert Morris), installazioni poveriste (Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Jannis Kounellis), installazioni ambientali (Thomas Hirschhorn, Jason Rhoades, Joao Sarmento) e video ambienti (Pavel Althamer, Paul McCarthy) sono documentate in mostra da un video di Ugo Giletta, girato direttamente nella sede della Collezione La Gaia a Busca.

Corpi viventi
In questa sezione sono presentati i video delle performance di body art di Marina Abramovic, Vito Acconci e Regina José Galindo, e i lavori fotografici di John Coplans, Otto Mühel e Brigitte Niedermair.

.................................

Luca Rento

Perdutamente

A cura di: Andrea Busto

...Le installazioni video di Luca Rento rappresentano il mondo reale, ma sono sempre rimandi a una condizione lontana e irreale, racchiusa in una sfera metaforica. La videocamera di Luca Rento trasforma le immagini in un paradigma già al momento della ripresa e, incredibile che sia, le cattura impedendo loro di ritornare a far parte del mondo reale...

...Le piccole immagini trasparenti e luminose appaiono da grandi e piatte strutture bianche, che sono qualcosa di più che passepartout. Sono infatti gusci che racchiudono il video come la copertina di un libro racchiude il romanzo. I suoi schermi luminosi non fanno parte del repertorio di quei black box oggi molto in uso, che suggeriscono allo spettatore un'illusione assoluta.

Le video-opere di Luca Rento invitano invece a muoversi, ad avvicinarsi, ad allontanarsi nuovamente. In questo senso esse sono fenomenologicamente e tipologicamente un misto tra dipinti, lanterne magiche dei musei di scienza naturale e videomonitor, i cui messaggi vanno appresi come tempo reale e metaforico, ben lontani dal voler trasmettere altri contenuti qualsiasi.

Il mondo reale di Rento è quello dell'impronta, mentre la sua relazione è quella dell'immagine, un'immagine video che per la sua presentazione in miniatura scatena un'impressione legata all'illusione, alla lontananza e al trovarsi in un mondo-altro...

.................................

Federico Garolla

A cura di: Andrea Busto

Federico Garolla, classe 1925, è stato l'occhio attento di un velocissimo cambiamento italiano, quello del Secondo Dopoguerra. La sua testimonianza, precisa e attenta, è sempre filtrata dallo sguardo di un raffinatissimo esteta, in cui un malinconico dinamismo e un moderno dandismo, tutto partenopeo e tutt'altro che decadente, ci consegna l'immagine di una "Italia felix" pronta a lasciarci alle spalle l'amaro ricordo di una guerra disastrosa, di una povertà ancora esistente e di un passato monarchico, sfiancato e polveroso, bisognoso di un futuro repubblicano dinamico e borghesissimo.

I grandi attori di teatro, le starlette della nascente televisione, le modelle non ancora anoressiche, le maggiorate, gli artisti compresi della loro parte, i grandi sarti della nascente alta moda italiana e le umili, semplici persone della vita di città e di campagna, recitano nelle fotografie di Garolla come sul palcoscenico di uno studio di Cinecittà. Eppure Garolla è il primo fotografo di moda che porta gli abiti degli atelier più in voga nelle strade deserte delle prime ore del mattino, nelle periferie urbane non ancora invase dalle automobili, nelle scalinate di una Roma deserta e in cui sostano poveri barboni vestiti come sacchi di stracci. Il suo glamour è quello del confronto costruito per immagini dissonanti, per antitesi estetiche e per classi sociali inequivocabilmente separate.

Nulla è lasciato al caso eppure tutto è disinvolto, sofisticatamente casuale eppure perfetto. Garolla appartiene alla generazione del fotogiornalismo solo perchè nell'epoca in cui espresse il suo talento, i musei e le gallerie d'arte non prendevano in considerazione, soprattutto in Italia, la fotografia come un'arte al pari della pittura e della scultura. Fortunatamente per lui, il suo lavoro viene oggi riscoperto e collocato nella giusta posizione di lettura che è quella dell'artista e non del fotogiornalista.

Senza nulla togliere alla straordinarietà del fotogiornalismo della "dolce vita felliniana", l'opera di Garolla si colloca in una dimensione differente, quella dei Cartier-Bresson e degli Avedon, in cui il soggetto rispecchia il "mondo di un'epoca", il suo gusto e rimanda comunque l'inconfondibile "stile" del suo esecutore. Una fotografia di Federico Garolla, da oggi, sarà sempre più di "un Garolla", come usiamo solitamente parlare "dei Picasso", e noi leggeremo il tempo e la storia attraverso la testimonianza di un "nuovo" grande maestro. (Andrea Busto)

Il Filatoio
Via Matteotti - Caraglio
Orari: da martedi' a sabato 14,30-19, domenica 10-19

  Share
IN ARCHIVIO [7]
Luca Vitone
dal 5/10/2013 al 5/10/2013
IN CORSO
Ugo Giletta
dal 15/6/2014 al 24/8/2014

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede