Galleria d'Arte Moderna - GAM
Bologna
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4 mostre
dal 22/1/2003 al 29/6/2003
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Marcella Manni




 
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22/1/2003

4 mostre

Galleria d'Arte Moderna - GAM, Bologna

Text Works, composta da opere dall'aspetto imponente provenienti dalla collezione del museo bolzanino, si concentra sull'analisi del ruolo che parole, testi, scrittura giocano all'interno delle opere appartenenti alla storia dell'arte degli ultimi 30 anni. Claudio Parmiggiani: opere ed ambienti di forte impatto visivo ed emozionale. La ricerca per l'infinito. Acquerelli e Disegni del romanticismo tedesco e austriaco dell'Accademia di Belle Arti di Vienna: la storia delle collezioni del Gabinetto delle incisioni. Nello Spazio Aperto Emilio Fantin: Astrale


comunicato stampa

TEXT WORKS
Artisti: Robert Barry, Sylvie Fleury, Heinz Gappmayr, Jochen Gerz, Richard Long, Matt Mullican, Maurizio Nannucci, Lawrence Weiner, Rémy Zaugg.

A cura di: Andreas Hapkemeyer e Peter Weiermair
Ente organizzatore: Galleria d'Arte Moderna Bologna in collaborazione con Museion - Museo d'Arte Moderna e contemporanea Bolzano

In concomitanza con l'edizione Arte Fiera 2003 la Galleria d'Arte Moderna di Bologna presenterà la mostra "Text Works", realizzata con la collaborazione di MUSEION, Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, che da molto tempo dedica particolare attenzione al rapporto tra arte e linguaggio, trovando in questo genere di ricerca una propria specificità.

La mostra "Text Works", composta da opere dall'aspetto imponente provenienti dalla collezione del museo bolzanino, si concentra sull'analisi del ruolo che parole, testi, scrittura giocano all'interno delle opere appartenenti alla storia dell'arte degli ultimi trent'anni. Lo studio del rapporto fra arte e linguaggio, argomento di grande rilievo nelle ultime tendenze dell'arte contemporanea, percorre come un sottile filo rosso tutte le opere presenti in mostra.

L'allestimento della mostra presso gli spazi della Galleria d'Arte Moderna rispetterà il concetto espositivo applicato al patrimonio museale di MUSEION: le grandi installazioni di Robert Barry, Sylvie Fleury, Heinz Gappmayr, Jochen Gerz, Richard Long, Matt Mullican, Maurizio Nannucci, Lawrence Weiner e Rémy Zaugg, realizzate principalmente su commissione e pensate per occupare grandi spazi architettonici, troveranno la loro ideale collocazione negli spazi della Galleria d'Arte Moderna.

Volontà del Museo di Bolzano come anche della Galleria d'Arte Moderna, che nel 2002 ha realizzato i progetti "Materia d'Arte" e "Fuori dall'ombra", è quella di poter presentare al pubblico opere che molto spesso, rispondendo ad alcuni criteri espositivi che privilegiano alcuni percorsi collezionistici rispetto ad altri, rimangono nell'ombra dei depositi, inaccessibili al pubblico, lontane dalle sale e per questo difficili da conoscere e da apprezzare.

Altri due spazi delle Galleria d'Arte Moderna saranno rispettivamente dedicati all'Archivio di Nuova Scrittura ceduto sotto forma di prestito permanente dal collezionista Paolo della Grazia, un insieme di circa 2000 opere incentrate sulla scrittura con un forte accento sulla poesia visiva e concreta e sull'arte concettuale tra le quali figurano artisti, come John Cage, Giuseppe Chiari, Dick Higgins appartenenti al movimento Fluxus , oltre ad una selezione di opere della collezione, con opere di artisti quali Eerdekens, Kowanz, Lawler, Locher e Zimmermann.

Nell'ambito della mostra sarà presentato il progetto del Nuovo Museo di Bolzano, per il quale recentemente dalla Provincia Autonoma di Bolzano è stato bandito un concorso internazionale, che ha visto premiato il progetto degli architetti KSV (Krüger, Schubert, Vandreike). L'avvio della nuova costruzione è previsto per il 2003.

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CLAUDIO PARMIGGIANI
Curatore: Peter Weiermair

La Galleria d'Arte Moderna di Bologna presenta la prima grande mostra dedicata a Claudio Parmiggiani in uno spazio pubblico della città e che vuole essere un omaggio all'opera di un artista internazionalmente noto, che vive e lavora a Bologna.
La mostra, a cura di Peter Weiermair, che ha presentato per la prima volta l'opera dell'artista fuori d'Italia (Galerie im Taxipalais, Innsbruck, 1977), offre al grande pubblico l'occasione di leggere, attraverso un intenso percorso poetico e spirituale, opere ed ambienti di forte impatto visivo ed emozionale.

"Raramente uso gli strumenti tradizionali della pittura" - dice l'artista - "non faccio quadri: ho come un senso di rifiuto all'idea di dipingere un quadro, un senso di inutilità, di inadeguatezza...Mi considero un pittore che non fa della pittura". Concepita come unico programma iconografico, l'insieme della mostra si articola tuttavia in quindici stazioni che ne scandiscono l'intero impianto drammaturgico. In realtà tutti gli ambienti definiti spazialmente da Parmiggiani con diversificate soluzioni plastiche ruotano attorno all'ampio salone della Galleria d'Arte Moderna; in questo megaron inaccessibile, la catastrofica esibizione di un labirinto di vetri invia lampi inquietanti di luce e riflessi in dinamico contrasto con la cupa cornice di creazioni che lo circondano.
La concezione "emblematica" di ciascuno spazio produce un sistema immaginario dalla evidente valenza drammatica che si conclude non senza sollecitare emozioni e tensioni, ma anche senza produrre illusioni e senza cedere a nessun inutile decorativismo. Alcune di queste opere, concepite aderendo totalmente alla qualità ambientale che le accoglie, saranno successivamente presentate al Tel Aviv Museum of Art, ove nel maggio del 2003 sarà dedicata un'ampia mostra personale all'opera di Parmiggiani.

Formatosi presso l'Istituto d'Arte Adolfo Venturi di Modena (1958-61) Parmiggiani stringe in quegli anni attraverso Padre Gianni Poggeschi un rapporto di amicizia con Giorgio Morandi, maestro che lo influenzerà più in senso etico che stilistico, trasmettendogli (come farà più tardi il poeta Emilio Villa il proprio modo di concepire l'arte nel suo rapporto con la vita). La prima vera mostra di Claudio Parmiggiani si tiene nel 1965 alla Libreria Feltrinelli di Bologna, dove vengono esposti oggetti e calchi in gesso dipinti. Nascono così quelle opere che l'artista definisce "pitture scolpite" e che segnano, come è stato detto, "Il primo esempio di uso di un calco in gesso nella vicenda pittorica delle neoavanguardie". A partire dalla seconda metà degli anni '60 nascono, in forme precoci e in modo originalmente autonomo, progetti ed opere che coinvolgono totalmente lo spazio come Luce, luce, luce, 1968: il pavimento di una galleria è cosparso di pigmento puro giallo che irradia una luce abbacinante. O come Labirinto, (1970) simile ad una città di vetro devastata da una violenta esplosione. La realizzazione di questa opera è stata possibile grazie al generoso contributo della ditta Bormioli Rocco.
Sono degli stessi anni le Delocazioni realizzate per la prima volta alla Galleria Civica di Modena nel 1970 e in seguito al Musèe d'Art Moderne et Contemporain di Ginevra (1995) e al Centre Pompidou di Parigi (1997).
Sono le primissime opere realizzate col fuoco, la polvere e il fumo che costituiscono una riflessione sul tema dell'assenza che tanto seguito troverà nel lavoro futuro dell'artista.
Uno spirito radicalmente iconoclasta sottende tutto il suo lavoro. L'importanza di Parmiggiani risiede nell'aver mutato non poche regole del gioco modernista, aprendo ai linguaggi dell'avanguardia prospettive che vanno oltre la sua ideologia. La profonda frequentazione, da parte sua, di una memoria delle perenni proiezioni, è palese quanto il bisogno di poesia e quanto la sua immaginativa capacità di rivivere questo in un nuovo linguaggio della Bellezza.
Tra le mostre più recenti anni si segnalano, in particolare, le personali alla Promotrice delle Belle Arti di Torino nel 1998, al Museo Nazionale di Reijkiavik nel 2000 e al Musée Fabre di Montpellier nel 2002.

La monografia che accompagna la mostra è pubblicata da Silvana Editoriale e contiene oltre ad un testo introduttivo di Peter Weiermair, saggi di Bruno Corà, Catherine Grenier e Jean-Luc Nancy, una scelta di scritti e interviste con l'artista e un ampio apparato iconografico.

In contemporanea con la mostra allestita negli spazi della Galleria d'Arte Moderna, I Civici Musei di Reggio Emilia, all'interno di un progetto che coinvolge spazi pubblici cittadini e artisti contemporanei, presentano due opere che Claudio Parmiggiani ha realizzato appositamente nella Sinagoga e nella Chiesa dei SS Agata e Carlo. Le due opere saranno visibili al pubblico dal 26 gennaio al 2 marzo 2003.

Inaugurazione: mercoledì 22 gennaio 2003 ore 19.00

Periodo: 23 gennaio - 30 marzo 2003
Orario: 10-18, lunedì chiuso
Biglietti: Intero Euro 4,00; ridotto Euro 2,00
Catalogo: Silvana Editoriale, Milano
Testo introduttivo di Peter Weiermair e saggi di Bruno Corà, Catherine Grenier e Jeac-Luc Nancy.

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La ricerca per l'infinito. Acquerelli e Disegni del romanticismo tedesco e austriaco dell'Accademia di Belle Arti di Vienna

Curatore: Cornelia Reiter

La Galleria d'Arte Moderna ospita negli spazi del secondo piano la collezione di acquerelli e disegni del romanticismo tedesco e austriaco conservati dall'Accademia di Vienna.
La storia delle collezioni del Gabinetto delle incisioni dell'accademia di Vienna è collegata in modo inseparabile alle tendenze artistiche e allo sviluppo della politica culturale austriaca nel corso del XVIII e XIX secolo. La selezione di acquerelli e disegni che si presenta costituisce testimonianza di tale percorso culturale e dell'attività dello stesso Gabinetto delle Incisioni, istituzione che ha giocato un ruolo centrale nella vita artistica del paese fino agli inizi del 900.
Gli acquerelli e i disegni del Romanticismo e del tardo romanticismo rappresentano una parte importante delle ampie collezioni di disegni del Kupferstichkabinett ovvero il gabinetto delle incisioni dell'Accademia di Belle Arti di Vienna. Il disegno è una delle forme artistico - espressive più delicate. In esso si giunge alla manifestazione più diretta di forme e contenuti nuovi, di processi del pensiero e dell'esperienza. Le complesse correnti nella storia spirituale del Romanticismo hanno influito e influiscono in maniera determinante sull'evoluzione artistica. Nella "situazione di crisi" agli inizi del XIX secolo sono sorti dei conflitti che ancor oggi conservano la loro attualità.
I fogli sono raggruppati in base ai seguenti complessi tematici: paesaggi, scene sacre, ritratti e soggetti tratti dalla letteratura, dalle narrazioni storiche, da fiabe e leggende.
La raccolta consente di delineare la figura di Joseph Anton Koch, grande ispiratore del disegno di paesaggi nel Romanticismo; egli viene presentato ricorrendo ai suoi primi acquerelli provenienti da una collezione straordinaria, capolavori direttamente attinti dal lascito dell'artista. La "sacralizzazione" del paesaggio operata dai romantici viene evidenziata partendo dai paesaggi ad acquerello di Koch, per poi passare a delle illustri opere di Ferdinand Olivier relative al suo primo viaggio nella regione austriaca del Salzkammergut, ad acquarelli di August Heinrich, sensibile allievo di Caspar Firedrich, e a quelli di Christoph Erhard, artista di Norimberga.

Il catalogo, edito da Prestel, Monaco, contiene testi di Cornelia Reiter, Monika Knofler, documentazione fotografica, schede tecniche delle opere e ricchi apparati biobibliografici.

Ente organizzatore: Galleria d'Arte Moderna e Accademia di Vienna - Gabinetto delle incisioni.
Periodo: 23 gennaio - 30 marzo 2003

Inaugurazione: mercoledì 22 gennaio ore 19.00

Orario: 10 - 18; chiuso il lunedì
Biglietti: Intero Euro 4,00 Ridotto Euro 2,00
Catalogo: Prestel Verlag- München

Galleria d'Arte Moderna, Piazza della Costituzione, 3 - Bologna
Orario: 10- 18, chiuso il lunedì.
Ingresso: intero euro 4; ridotto euro 2

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Spazio Aperto
22 gennaio - 16 marzo 2003

EMILIO FANTIN Astrale
A cura di: Gabi Scardi

La Galleria d'Arte Moderna di Bologna, in occasione dell'edizione di Arte Fiera 2003, presenta nelle sale dedicate a "Spazio Aperto" la mostra di Emilio Fantin, artista enigmatico ed affascinante del panorama artistico bolognese. L'interesse di Fantin è stato rivolto al problema dell'arte come processo comunicativo ed ha avuto come scopo principale quello di mettere l'artista sullo stesso piano di chi riceve. Un processo dialettico nel quale viene contemplata la possibilità di una responsabilità condivisa con il fruitore. Ed è proprio sulla base di questi presupposti che le operazioni di Fantin nascono come strategie in cui la prospettiva di partenza è rovesciata, perché riguarda non tanto il fare dell'artista in sé, ma piuttosto il ricevere del fruitore e l'opera non è intesa come segno di un'emissione ma come processo di ricezione.

Nella serie di operazioni sui sogni "Dreams" iniziate nel '96, l'artista opera come mediatore di una particolare comunicazione che innesca una catena del pensiero, una riflessione indotta sul mondo parallelo a quello della veglia. Dei sogni a Fantin interessano le coincidenze, i nessi, le relazioni, il fatto che vi possano avere un posto importante quelle stesse cose che contano di giorno. Attività parallele a quelle normalmente praticate che forniscono un'apertura alla dimensione utopica delle emozioni.

In occasione di "Astrale" Fantin presenta a Bologna un'installazione maggiormente caratterizzata dall'aspetto oggettuale e dell'immagine rispetto al passato: la mostra è centrata più sul tema della notte che su quello del sogno, evoca ciò che accade quando ognuno di noi giace nel proprio letto disteso e fermo. Racconta dei momenti particolari che appartengono alla vita di ognuno di noi, luoghi indefiniti che divengono occasione di incontro individuale con una o più parti del nostro essere che, celate dalla nostra fisicità e dal nostro umore, vengono in superficie durante la notte ed assumono la particolare forma dei sogni.
La notte diviene così il racconto di un tempo della nostra vita tanto ricco di emozioni e di stimoli sensoriali quanto quello del giorno. Intenzione di Fantin è "evocare lo stato notturno, l'altra faccia del mondo. La posizione orizzontale annulla l'effetto della gravità e la verticalità che caratterizza così l'uomo rispetto agli altri esseri viene abbandonata, trasformando l'attività razionale e pensante in qualcosa d'altro. Le funzioni vitali, respiro, battito cardiaco, attività cerebrale, si placano e si creano stati ideali per incontrare esseri notturni. I sogni sono una finestra aperta semiaperta da cui è possibile osservare tutto ciò".

Emilio Fantin è nato a Bassano del Grappa (VI) nel 1954. Vive e lavora a Bologna. Nel '91 attua i primi esperimenti di evento artistico in cui esplora e valorizza le relazioni reciproche tra arte e pubblico, pubblico e artista , artista e artista e in generale tra i componenti del sistema dell'arte. Ha dato vita a diversi eventi e performance realizzando anche alcuni video. Ha partecipato a seminari, residenze, mostre collettive, tra cui la Biennale di Venezia del '93 e il "Progetto Oreste" della Biennale di Venezia del '99.

Immagine: Lawrence Weiner, Displacement, April 1991 - April 1992

Info: Marcella Manni e Simona Di Giovannantonio - Ufficio stampa Gam Bologna
Tel. 051502859 - Fax 051371032
Cristina Pariset Tel 02 4812584 Fax 02 4812486

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