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L'arte del gioco
dal 20/12/2002 al 13/5/2003
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Ilaria Gianoli




 
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20/12/2002

L'arte del gioco

Museo Archeologico Regionale MAR, Aosta

Da Klee a Boetti. 200 opere tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie, video e videogiochi provenienti da alcune delle maggiori collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. Il percorso espositivo parte dalle esperienze delle avanguardie, in particolare il futurismo, il dadaismo, il surrealismo il Bauhaus e Fluxus, per giungere sino all'interpretazione del gioco nell'arte contemporanea attraverso la presenza, tra gli altri, di Mike Kelley, Cindy Sherman, Haim Steinbach, Pipilotti Rist e Maurizio Cattelan. Nell'ambito del Progetto Valle d'AostArte


comunicato stampa

Da Klee a Boetti

Regione Autonoma Valle d'Aosta
Assessorato dell'Istruzione e della Cultura Direzione Attività Culturali

Venerdì 20 dicembre 2002, nell'ambito del Progetto Valle d'AostArte, inaugura al Museo Archeologico Regionale di Aosta la mostra L'Arte del Gioco. Da Klee a Boetti, un'ampia rassegna che affronta il tema del gioco nell'arte del '900, dalle avanguardie ai videogiochi, a cura di Pietro Bellasi, Alberto Fiz e Tulliola Sparagni.

L'iniziativa, dal taglio inedito, ripercorre un tema così ricco di significati attraverso 200 opere tra dipinti, sculture, installazioni, fotografie, video e videogiochi provenienti da alcune delle maggiori collezioni pubbliche e private italiane e internazionali. La lista dei prestatori comprende, tra l'altro, lo Sprengel Museum di Hannover, la Fondation Maeght di Saint-Paul de Vence, il Bauhaus-Museum di Weimar, il Museo Jean Tinguely di Basilea, il Mart di Trento e Rovereto, la Fondazione Margherite Arp di Locarno, la Fondazione Mazzotta e la Fondazione Mudima di Milano.

Il percorso espositivo, diviso in 13 sezioni che si sviluppa sui due piani del Museo, parte dalle esperienze delle avanguardie, in particolare il futurismo, il dadaismo, il surrealismo il Bauhaus e Fluxus, per giungere sino all'interpretazione del gioco nell'arte contemporanea attraverso la presenza, tra gli altri, di Mike Kelley, Cindy Sherman, Haim Steinbach, Pipilotti Rist e Maurizio Cattelan. Gli artisti in mostra sono 70 e consentono di affrontare il gioco in tutte le sue differenti sfaccettature interpretando, così in maniera eterodossa e a tratti provocatori la rivoluzione artistica del Novecento che accoglie al suo interno fattori di casualità, precarietà, dimensione dell'inconscio e della fantasia, tutti elementi che si rintracciano nell'attività ludica. "Se la funzione dell'arte è quella di rimettere in discussione le regole costituite ponendosi come voce critica all'interno del sistema", spiega Alberto Fiz, "ecco che il gioco diventa l'elemento essenziale per raggiungere la consapevolezza e sviluppare nuovi spazi di creatività".
Il gioco attua un ribaltamento del punto di vista ponendo lo spettatore in continuo allarme: al contrario di quanto si possa pensare, nell'arte del gioco non c'è nulla di rassicurante. "L'arte ha in comune col gioco la libertà e il disinteresse" sosteneva Immanuel Kant alla metà del '700 e nel 1939, lo storico olandese John Huizinga nel suo celebre saggio Homo ludens scriveva: "Il gioco è un'azione libera, conscia di non essere presa sul serio e situata al di fuori della vita consueta che nondimeno può impossessarsi totalmente del giocatore; azione a cui in sé non è congiunto un interesse materiale, da cui non proviene vantaggio e suscita rapporti sociali che facilmente si circondano di mistero o accentuano mediante travestimento la loro diversità dal mondo solito".

La mostra ha lo scopo di dimostrare come il gioco non sia semplicemente uno strumento, ma un sistema di pensiero in grado d'imporre una logica alternativa rispetto a quella tradizionale. E questo avviene attraverso un percorso appassionante e spettacolare, anche se filologicamente molto rigoroso. "Non vuole essere una mostra di carattere storico", spiegano Pietro Bellasi e Tulliola Sparagni, "ma piuttosto una rassegna caratterizzata da continue sorprese e imprevisti dove l'arte si mette continuamente in gioco".

L'avvio dell'esposizione coincide con l'esperienza futurista e in particolare con La camera dei bambini progettata da Giacomo Balla nel 1914 con all'interno un armadio bianco e verde esposto in mostra. "Il giocattolo futurista sarà utilissimo anche all'adulto, poiché lo manterrà giovane, agile, festante, disinvolto, pronto a tutto, instancabile, istintivo e intuitivo", scriveva Balla insieme a Fortunato Depero nel manifesto Ricostruzione futurista dell'universo. Di Depero, che ha teorizzato il gioco libero futurista viene presentata una serie documenti, disegni e marionette provenienti dal Mart tra cui il Bozzetto per Marionetta Uomo con i baffi del 1918 e il Bozzetto per Marionetta Scudata del Teatro Plastico.
Nell'ambito delle avanguardie storiche, molto ben rappresentato è anche il dadaismo caratterizzato dalla celebre Boite en valise di Marcel Duchamp e i suoi libri sugli scacchi. Non mancano, poi, le interpretazioni degli scacchi di Man Ray di cui è esposta la scacchiere, Boardwalk, 1917-1973, tecnica mista su tavola con elastici e bottoni. Proprio Man Ray, nel 1962 aveva scritto un testo-poema intorno ai bordi per un tavolino per il gioco degli scacchi decisamente giocoso: "Il Re è per me-La Regina è la tua/La Torre fa fiasco-L'Alfiere è folle come voi/Il Cavallo deraglia-Il Pedone fa lo spione/come ogni canaglia". Il rapporto tra i due maestri dadaisti, poi, è sottolineato da uno straordinario quanto ironico documento originale del 1963 La via en ose, un breve poema scritto da Duchamp in occasione di una mostra di Man Ray. Dagli scacchi alle carte da gioco interpretate da Sonia Delaunay e da Emilio Tadini presente con un'opera che vuole essere anche un modo per ricordare l'artista milanese scomparso nell'ottobre scorso.

Tornando alle avanguardie, ha un ruolo significativo la figura di Paul Klee di cui viene presentato, tra l'altro, Pesci che giocano-miniaturistico del 1917 e Tre maschere del 1936. Accanto a René Magritte, Yves Tanguy e Oscar Dominguez, l'esperienza surrealista passa attraverso un'emblematica opera di Joan Mirò, Personnage del 1967, una scultura di oltre due metri. Di Mirò, il poeta e amico Tristan Tzara scriveva: "Nel suo universo, quando si mira giusto, non è vietato coronare la storia dell'arte con un saluto irriverente, perfino mostrando la lingua. Di qui i piaceri senza smorfia, di qui la fecondità del riso; che si prendono in parola, si colgono al volo".

La mostra sottolinea l'importanza del gioco nell'ambito del Bauhaus presentando, tra l'altro, i lavori di Alma Siedhoff-Buscher e di Julia Feininger e dedica uno spazio specifico a Fernand Léger con l'intera serie di 34 litografie a colori dedicate nel 1950 al tema del circo. "In quel salone pieno di luci e di pietre preziose siamo tutti come nel fondo del lago incantato in cui, leggendo racconti di fate o andando al circo, ci siamo sentiti molto lontani dalla terra", affermava lo scrittore spagnolo Ramon Gomez de la Serna.
Agli acrobati del circo e ai movimenti dei clown s'ispirano anche i mobiles di Alexander Calder rappresentati in mostra da Mobile sur pied, un'emblematica scultura del 1967.

La sezione storica, poi, è arricchita da una serie di opere realizzate dai Dioscuri, Giorgio De Chirico e Alberto Savinio. Di quest'ultimo, viene presentato uno straordinario dipinto sul tema dei giocattoli, Senza titolo del 1930, oltre a una caricatura del 1942-42 dedicata a Menelao, Elena e Paride. Tra le opere di De Chirico sono esposti in mostra Combattimento di puritani del 1933 dove i temi del mito e della classicità vengono rimessi in discussione con ironia, oltre a una rara copertina di un libro per bambini dal titolo Nel paese delle Gatte Fate (1944). Ma il mistero e l'enigma sono il punto di partenza anche di un altro grande maestro italiano presente in mostra, Gino De Dominicis.
Non poteva mancare il Nouveau Réalisme contrassegnato in mostra dalle personalità di Mimmo Rotella, Niki de Saint Phalle, Daniel Spoerri e Jean Tinguely. Di quest'ultimo arriva direttamente dal Museo Tinguely una delle sue opere più celebri, Maschinenbar, 1960-1985 un'installazione lunga dieci metri da cui emerge la dimensione ironica e dissacrante del suo universo visivo. "Una macchina doveva essere bella, comica, il bambino che con essa giocava non doveva porsi il problema di toccare un'opera d'arte e il risultato doveva essere pertinente, concreto, utilizzabile".
Se Rotella è presente con vere e proprie rotelle di liquirizia, Spoerri espone Piano Emmenthal un pianoforte del 1990 elaborato come fosse un formaggio emmenthal. Di Niki de Saint Phalle, accanto a una serie di sculture, vengono presentati alcuni progetti e incisioni realizzati per Il Giardino dei Tarocchi realizzato nella Maremma toscana. "Questi simboli delle carte sono qui per insegnarci qualcosa in più riguardo al nostro avventuroso e meraviglioso viaggio che è questa vita", ha scritto l'artista recentemente scomparsa. Gioco come provocazione e come rilettura dell'universo estetico nell'esperienza di Fluxus di cui viene presentata una Cabina di Allan Kaprow e Giuseppe Verdi, un caratteristico robot di Nam June Paik costruito con vecchie radio, una pianola, bobine cinematografiche, un violino e un cappello in feltro. Si tratta di una VideOpera in un universo dove i robot non sono altro che un modo per ridisegnare i giocattoli dell'infanzia. Anche Mike Kelley, celebre artista americano dell'ultima generazione assembla in un quadro mosaico del 2001 oggetti a metà strada tra il trash e la nostalgia.

Piero Gilardi presenta Scoglio, un'installazione interattiva del 1992 e Maurizio Mochetti Asse oscillante del 1969, un grande tubo di tre metri e mezzo che a seconda delle oscillazioni ripropone i rumori delle macchine da corsa. Ha un aspetto del tutto straniante la mensola di Haim Steinbach realizzata nel 1995 che colloca su una mensola i personaggi creati da Armando Testa (del celebre pubblicitario viene esposta una serie di lavori fotografici) : Papalla, Pippo, Caballero, Carmencita e Stobbia. "In pratica si trattava di volumi geometrici fatti di gesso, ceramiche o plastiche, forme inanimate ma al tempo stesso viventi con quegli occhi all'infuori, quei corpi goffi e quei nasi sporgenti", afferma Steinbach commentando i personaggi di Testa.

Un'attenzione particolare è stata dedicata a due storici protagonisti dell'arte italiana come Bruno Munari e Fausto Melotti che hanno fatto del gioco inteso nella sua dimensione poetica e culturale un aspetto essenziale della loro ricerca. "Il gioco o il giocattolo non devono essere conclusi o finiti perché così non permettono la partecipazione del fruitore", ha affermato Munari di cui sono esposte in mostra una serie di opere emblematiche come le sculture da viaggio, le Macchine aeree, i Prelibri, i Libri illeggibili, la Singer, la sedie per le visite brevi adatta per gli ospiti indesiderati e l'Abitacolo del 1971, una struttura in metallo vuota che può essere liberamente completata dai fruitori con l'inserimento di letti, biciclette, peluche o giocattoli. Sono cinque le sculture di Melotti esposte tra cui Quasi per gioco, 1976, I clowns 1978 e Cane travestito da cane, 1978-80. Sono composizioni plastiche fortemente ironiche caratterizzata dalla leggerezza inafferrabile del gioco. "Nel divertimento delle parti, non "piani" correttamente giustapposti e palesi, ma piani che, giocando fra loro, danno vita a piani immaginari. Un gioco che, quando riesce, è poesia", scriveva Melotti definito da Italo Calvino l'Acrobata invisibile.

Accanto a Melotti viene proposta una scultura di carta realizzata da Stefano Arienti nel 1988 da cui emerge la sua riflessione sul fare arte e sulla sua possibilità di rimettere in circolazione tutto quanto appartiene al mondo della comunicazione, dai fumetti alle guide telefoniche. La mostra presenta una delle opere più significative di Pino Pascali, Contraerea del 1965 che fa parte della serie delle armi-giocattolo esposta per la prima volta alla Galleria Sperone di Torino nel 1966. Come scriveva in quell'occasione Maurizio Calvesi "non c'è fine estetico è ovvio; è una recitazione esibitiva, un comizio pacifista, un pomeriggio di giochi, un happening affidato ai soli oggetti". La poetica dell'oggetto ha una forte influenza sugli artisti contemporanei e, non a caso, viene esposta Chanel guillotin, una paradossale quanto provocatoria ghigliottina sul mondo della moda realizzata nel 2000 dall'artista americano Tom Sachs.

Una sala personale dedicata ad Alighiero Boetti di cui vengono esposti una serie di opere emblematiche tra cui due Dame del 1967 e due dipinti della serie Faccine del 1978. Sono opere da cui emerge con chiarezza la sua capacità di reinventare nuove regole del gioco in base alla riproposizione di una logica individuale. " Il suo gioco è ludus, gioco regolato con cui solo è consentito protrarre nel tempo, dalla maturità fino alla vecchiaia, la spontaneità sregolata del gioco infantile ", scriveva nel 1984 Alberto Boatto. La riflessione sull'infanzia è una delle questioni centrali della mostra che passa attraverso i dipinti per l'infanzia di Andy Warhol, Winnie The Pooh di Mario Schifano, il Meccano di Enrico Baj, Pinocchio di Mario Ceroli e No frost, il frigorifero di Liliana Moro ricoperto da una carta da parati illustrata con i personaggi dei cartoni animati. Ma all'infanzia rimandano anche la Torre di torrone e la scultura di Marcel Duchamp in cioccolato Peyrano realizzati da Aldo Mondino.

La mostra, insomma, attraverso un ampia carrellata storica, ha lo scopo di mettere in gioco il sapere dell'arte e lo fa giungendo sino ai lavori recenti di Stefano Arienti, Maurizio Cattelan, Miltos Manetas, Lorenzo Scotto di Luzio, Loris Cecchini, Dafni & Papadatos, Patrick Tuttofuoco e Eva Marisaldi. Di Cattelan viene esposto Riccardo Cuor di Leone, una scultura che ironizza sul principio della clonazione. "In fondo non invento nulla, quello che realizzo esiste già, è continuamente sotto i nostri occhi. Lo sposto e lo rimetto in gioco creando un cortocircuito tra sentimenti opposti", ha affermato Cattelan. Tra i giovani artisti contemporanei che maggiormente hanno indagato il tema del gioco non poteva mancare l'artista svizzera Pipilotti Rist con Il video I'm not the girl who misses much. Un'appendice dedicata alla net art con il videogioco di Eva Marisaldi Tristan dove lo scopo è quello di aprire le porte del castello incantato e un altro videogioco di Miltos Manetas che esplora l'universo dei Pokemon.

Curatori: Pietro Bellasi, Alberto Fiz, Tulliola Sparagni

Immagine: Daniel Spoerri, Piano Emmenthal, 1990

Inaugurazione: 20 dicembre 2002, ore 18.00

Museo Archeologico Regionale, Piazza Roncas 1, Aosta

Orari: tutti i giorni, ore 9-19

Ingresso: intero euro 5; ridotto euro 3,5. Biglietto cumulativo con "Ennio Morlotti. Il sentimento dell'organico": intero euro 7, ridotto euro 4,5.

Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta (testi in italiano e francese, pp. 224, ill. 240, Euro 40).

Durante la mostra saranno organizzati laboratori didattici per le scuole e le famiglie.
Per informazioni telefonare all'Ufficio mostre 0165/230545.

Uffici stampa: Andrea Andruet, tel. 0165273246, fax 0165273275, e-mail: a.andruet@regione.vda.it
Ilaria Gianoli, tel/fax 02 514406 e-mail: ilariagianoli@tin.it
Alessandra Santerini, e-mail: santales@tin.it
Edizioni Mazzotta - Alessandra Pozzi e Cristiana Rota, tel 02 8055803, fax 02 8693046

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