Museo di arte moderna e contemporanea - MART
Rovereto (TN)
corso Bettini, 43
0464 438887 FAX 0464 430827
WEB - EMAIL - LINEA DIRETTA
Tre Mostre
dal 1/7/2011 al 13/11/2011
mar-dom 10-18, ven 10-21
EMAIL
Segnalato da

Ufficio stampa Mart




 
Invia
 ::  playlist  ::  calendario eventi




1/7/2011

Tre Mostre

Museo di arte moderna e contemporanea - MART, Rovereto (TN)

'La donazione Paolo Vallorz', con la direzione scientifica di Gabriella Belli, presenta un'ampia selezione di dipinti che ricostruisce l'intero percorso artistico di uno dei piu' importanti pittori trentini contemporanei. 'Percorsi riscoperti dell'arte italiana nella VAF-Stiftung 1947 - 2010' si divide in due mostre distinte: la prima parte ha come tema la riscoperta di quegli artisti che dagli anni '50 agli anni '80 sono stati molto attivi ma che sono stati in parte dimenticati dalla critica militante. Il secondo percorso e' dedicato agli artisti piu' giovani della collezione, esposti in dialogo con la generazione attiva negli anni '80. I nomi sono stati selezionati dai curatori del Mart con lo stesso Volker W. Feierabend. 'Reflect what you are' presenta una serie di lavori recenti di Olimpia Ferrari: una riflessione sulla labilita' delle identita' personali, nata da un'osservazione del riflesso del viso dell'artista sullo schermo acceso di un televisore. La mostra e' a cura di Walter Guadagnini, per la rassegna Contemporanea.


comunicato stampa

La donazione Paolo Vallorz

Al Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, dal 2 luglio al 13 novembre, un’importante mostra celebra un grande artista contemporaneo europeo, strettamente legato alle proprie radici trentine. Paolo Vallorz, nasce a Caldés (Trento) nel 1931, ma vive a Parigi da sempre. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Venezia e all'Accademia Libera di Montparnasse e ha percorso la storia dell’avanguardia artistica internazionale, frequentando artisti e critici del calibro di Ives Klein, Alberto Giacometti, Alberto Burri e Pierre Restany. Il suo segno distintivo è una personalissima pittura figurativa nella quale vivono i colori, le luci e i profumi della sua terra.

"Sono nato tra gli alberi multicolori della Val di Sole – ha scritto l’artista – valle baciata da acque limpide e fresche. Ho fatto la mia esperienza informale e concettuale, ma me ne sono ritratto avvilito e scontento. Sono ritornato alla vita, alla natura, ai fiori". La donazione Paolo Vallorz, visitabile a Rovereto dal 2 luglio al 13 novembre, presenta un’ampia selezione di dipinti che ricostruisce l’intero percorso artistico di uno dei più importanti pittori trentini contemporanei. Una parte di queste opere provengono da una precedente donazione dell’artista, che risale al 1993.

Nel complesso, le due donazioni rappresentano un patrimonio importantissimo per il Mart. “Il nucleo del 1993 – dichiara Gabriella Belli – ci ha permesso di realizzare molte esposizioni, ma questa seconda, generosa donazione, rende possibile mostrare e valorizzare al meglio l’opera di un artista dalla straordinaria coerenza. In oltre sessant’anni di attività, Paolo Vallorz ha sviluppato un percorso artistico che è sempre andato contro ogni moda o regola economica, contro ogni mercificazione dell’arte.” La mostra La donazione Paolo Vallorz, si avvale della direzione scientifica del direttore del Mart, Gabriella Belli e dei contributi critici (nel catalogo pubblicato da SilvanaEditoriale) di Jean Clair e Vittorio Sgarbi e una biografia di Franco de Battaglia.

Anni di amicizia legano l’artista trentino a Vittorio Sgarbi, che si interessa all’opera di Vallorz già dagli anni Ottanta e nel 1989 ne cura una doppia mostra nelle gallerie milanesi Compagnia del Disegno e Bergamini. E’ quindi questa l’occasione per aggiornare, in un contesto museale, una riflessione critica sull’opera del pittore trentino. Nel 1989 Sgarbi scriveva: “ciò che interessa a Vallorz non è dipingere l'aspetto delle cose, l'apparenza e i paludamenti dei corpi, ma il respiro, il calore, gli umori”. Questa riflessione è ora ulteriormente sviluppata da Sgarbi, che aggiunge un nuovo tassello alla propria interpretazione critica. Ricordando una dichiarazione dell’artista (“Mi interessa che la pittura sappia trovare il linguaggio che la lega alla società: non alle minoranze che guidano le società, ma alla gente che compone una certa società.”), Sgarbi vede nel vincolo di sentimenti con la propria terra l’essenza della pittura di Vallorz: “Ogni volta che dipinge Vallorz torna nella sua valle, con la mente, con la memoria, e si commuove [...] I dipinti portano la sua commozione, ce la trasmettono, ma non vogliono dire niente di più. [...] un calore di emozioni semplici che il pittore è in grado di sentire per tutti quelli che quelle stesse cose vedono e sentono ma non riescono a trasmettere. Questo è il pittore: la voce di tutti”.

Nel testo di Jean Clair, già direttore del Museo Picasso di Parigi e oggi membro della prestigiosa Accademia di Francia, un’analisi rigorosa e approfondita sgombra il campo da un “equivoco”: quello di dedurre che il recupero da parte di Vallorz di generi considerati superati come il ritratto, la natura morta, il paesaggio, sia sufficiente a relegare l’artista in una condizione di marginalità. Vallorz corre il rischio, secondo il critico francese, “di passare per un pittore modesto, arretrato, marginale, un po’ poeta, un po’ contadino, un po’ ingenuo, un po’ scaltro che, seppur dotato, si lascia tuttavia andare alla facilità del dipingere.” Il motivo per cui questo giudizio precipitoso non è accettabile, è argomentato da Jean Clair che sottolinea innanzitutto una complessità psicologica evidente nella vicenda biografica di Vallorz, che in quarant’anni di soggiorno parigino ha dipinto, allo stesso tempo, paesaggi urbani e cime alpine. E soprattutto, Jean Clair vede nella pittura di Vallorz una reazione meditata e consapevole al processo di riduzione della pittura allo sguardo operata da buona parte delle avanguardie del Novecento. “Se [il pittore] vede il mondo ciò avviene, come per me e per voi, anche attraverso l’intero suo corpo, le sue mani, la sua epidermide, i movimenti delle membra, non solo attraverso la retina. Vedere, ma anche pensare, riflettere, percepire. [...] [La pittura di Vallorz] è dunque rimasta fedele agli oggetti e agli effetti che questi ultimi producono su di noi.” Sotto questa luce, Jean Clair vede Vallorz come continuatore di una tradizione pittorica che “rispetta ciò che vediamo”, sulla strada aperta da Courbet, Manet e Balthus.

Infine, il saggio di Franco de Battaglia inquadra la riflessione critica approfondendo la vicenda biografica di Vallorz. Tra episodi fiabeschi nei boschi in una Val di Sole fuori dal tempo e vagabondaggi nella bohéme parigina degli anni Cinquanta, emerge la figura di un artista dalla sincerità disarmante, che si è imposto di fermarsi e “ricominciare daccapo” ogni volta che ha sentito di tradire la realtà “inciampando nelle teorie”.

-----------------------

Percorsi riscoperti dell’arte italiana nella VAF-Stiftung 1947 - 2010
A cura di Gabriella Belli e Daniela Ferrari
2 luglio 2011 - 30 ottobre 2011

Ideale prosecuzione della mostra del 2005 intitolata "Un secolo di arte italiana", questo evento espositivo si divide in due mostre distinte. La prima ha come tema predominante la riscoperta di quegli artisti che dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta sono stati protagonisti di un ricco percorso espositivo e creativo, ma che sono stati in parte dimenticati dalla critica militante. Con questa mostra si vuole documentare la storia dell’arte italiana dal secondo dopoguerra, ponendo attenzione innanzitutto ai molti gruppi formatisi in quegli anni. Si tratta di esperienze come quella del “Gruppo nucleare”, del quale hanno fatto parte tra gli altri Franco Bemporad, Enrico Baj, Roberto Crippa, Gianni Dova e Piero Manzoni, presente in mostra con un “Senza titolo” del 1957. Oppure di “Tempo 3” (Arnaldo Esposto, Gianni Stirone, Riccardo Guarneri, Attilio Carreri) di “Sperimentale p.” (Francesco Guerrieri, Lia Drei).

Particolarmente importante la sezione che documenta tendenze artistiche come il Razionalismo concreto, il Costruttivismo e l’Informale. La ricchezza e la completezza di questa parte della mostra testimoniano come molti siano gli artisti italiani che hanno proseguito lungo la via dell’astrazione affermatasi in Italia durante gli anni Trenta; e, per converso, di come altrettanto nutrito fosse il gruppo di artisti che reagirono al rigore dell’astrazione per seguire un’espressività comunque non figurativa ma legata all’energia e alla libertà del gesto. L’informale è rappresentato in mostra da opere degli anni Cinquanta e Sessanta di Toti Scialoja, Franco Meneguzzo e Gianni Bertini, dalla declinazione in senso marcatamente segnico di Achille Perilli e soprattutto dalle sperimentazioni polimateriche di artisti come Gino Marotta, Edgardo Mannucci, Gino Marotta, Andrea Raccagni e naturalmente Agenore Fabbri, estesamente collezionato da Feierebend e a cui è dedicata una mostra-concorso biennale, giunta nel 2011 alla quinta edizione, che la VAF-Stiftung organizza e promuove per fare il punto sulle posizioni attuali dell’arte italiana. L’opera di Fabbri, in questi mesi è stata oggetto anche in una retrospettiva curata dal Mart ed esposta al Museo della Permanente di Milano.

Sono della fine degli anni Sessanta le opere di artisti impegnati in una critica ironica o feroce della società, come Vettor Pisani e Gino de Dominicis (“Una tomba per Claretta Petacci”, 1974), Gianni Bertini (“Oil”, 1965 e “Che sacramento”, 1968), Sergio Lombardo (“Charles De Gaulle”, 1961-62), Bruno Di Bello (“Berlino. Rudi Dutschke”, 1968), ma anche Paolo Baratella, Fernando De Filippi, Umberto Mariani o Giangiacomo Spadari.

Il secondo percorso della mostra è dedicato agli artisti più giovani della collezione, esposti in dialogo con la generazione attiva negli anni Ottanta (Stefano Di Stasio, Carlo Maria Mariani, Aldo Mondino). I nomi sono stati selezionati dai curatori del Mart con lo stesso Volker W. Feierabend. Si tratta di preferenze maturate dal collezionista nel corso delle lunghe fasi di ricerca, selezione e progettazione delle edizioni del Premio Agenore Fabbri.

La prima sezione di questo secondo percorso testimonia la propensione del collezionista verso una rappresentazione figurativa, con le opere di Antonella Bersani, Davide La Rocca, Dacia Manto, Federico Pietrella, Cristiano Pintaldi e Nicola Verlato In un successivo capitolo sull’astrazione, accanto ai cementi lavorati di Arcangelo Sassolino, spiccano i light box di Pino Falcone, le lamiere di Riccardo De Marchi e le scritture su tela di Sergio Fermariello.

La mostra si conclude con una sezione intitolata Concettualismo ironico. Tematiche familiari al pubblico del Mart, che in questi anni ha avuto modo di ammirare molte opere delle correnti internazionali di arte concettuale, qui declinate da artisti italiani come Andrea Facco, Corrado Bonomi, Carlo De Meo, Hubert Kostner, Enrico Iuliano, Antonio Riello.

---------------

Olimpia Ferrari. Reflect what you are
a cura di Walter Guadagnini
dal 2 luglio al 30 ottobre 2011

Contemporanea

Il Mart presenta Reflect what you are, una serie di lavori recenti dell’artista romana Olimpia Ferrari. Concepiti per parlare di un mondo in cui “la linea di distinzione tra i soggetti non è facile da tracciare”, i lavori di Olimpia Ferrari riportano al Mart l’arte contemporanea italiana, dopo le personali di Alessandro Roma e Olivo Barbieri. A cura di Walter Guadagnini, la mostra si svolgerà dal 2 luglio al 30 ottobre 2011 negli spazi della Project Room del Mart di Rovereto.

Nelle immagini di Ferrari si vedono strati sovrapposti, in cui volti umani si mescolano tra di loro. Una riflessione sulla labilità delle identità personali, nata da un’osservazione del riflesso del viso dell’artista sullo schermo acceso di un televisore. “I miei non sonoritratti o auto-ritratti – dice l’artista –ma nemmeno stereotipi; piuttosto sono momenti di con-fusione e di ricerca emotiva.”

Olimpia Ferrari (Roma, 1980) vive e lavora a New York. Ha conseguito il Master of Fine Arts in Advanced Photographic Studies alla Bard University-ICP. Dal 2008 ha esposto i suoi lavori in numerose collettive a Roma e a New York, per poi presentare la personale “Serenity”, alla Henry Gregg Gallery, nel 2009. Il lavoro svolto come tesi per il Master alla Bard University-ICP è stato esposto come mostra personale nel 2011 con il titolo “Modus Operandi”

Il Mart ringrazia:
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In partnership con: UniCredit

Partner tecnici:
Cartiere del Garda
Trentino Marketing

Per le attività didattiche: Casse Rurali Trentine

Con il sostegno di: Nando Peretti Foundation

Responsabile Comunicazione Mart
Flavia Fossa Margutti

Ufficio Stampa Mart
Luca Melchionna
Clementina Rizzi
press@mart.trento.it
t. +39 0464 454127/124
facebook: http://www.facebook.com/martrovereto
twitter: @mart_museum

Immagine: Paolo Vallorz, Temporale sul monte di Bolentina, 1993
olio su tela, 100 x 100 cm
Mart, donazione Paolo Vallorz

Venerdì 1 luglio 2011
ore 12.00 Anteprima per la stampa
ore 18.00 Inaugurazione della mostra
In occasione della visita in anteprima per la stampa Vittorio Sgarbi con Gabriella Belli raccontano Paolo Vallorz
Daniela Ferrari presenta 'Percorsi riscoperti dell'arte italiana VAF-Stiftung 1947 - 2010'
Walter Guadagnini presenta Contemporanea - Olimpia Ferrari. Reflect what you are.

Mart - Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
corso Bettini 43 . 38068 Rovereto (TN)
orari: mar-dom 10.00-18.00 ven 10.00-21.00.
tariffe: Intero 11 Euro, Ridotto 7 Euro
Gratuito fino ai 14 anni

  Share
IN ARCHIVIO [206]
Futuro Presente
dal 14/11/2014 al 23/11/2014
IN CORSO
Project Wall
dal 31/10/2014 al 30/11/2014
IN CORSO
IN CORSO
Scenario di terra / Alvaro Siza
dal 3/7/2014 al 8/2/2015

Attiva la tua LINEA DIRETTA con questa sede