Galleria d'Arte Maggiore
Bologna
via d'Azeglio, 15
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Due mostre
dal 25/9/2010 al 10/2/2011
10.30-12.30 e 16.30-19.30, chiuso domenica e lunedi' mattina

Segnalato da

Francesca Monti




 
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25/9/2010

Due mostre

Galleria d'Arte Maggiore, Bologna

La mostra ''Giorgio Morandi Le ragioni della forma. Acqueforti 1912 - 1961'' e' un'occasione per verificare una volta di piu' come l'arte di Morandi continui ancora oggi a rivelarsi ricca di echi interiori e di un'innovativa profondita'. Per la prima volta viene presentata al pubblico una selezione di circa 30 libri d'artista provenienti dalla collezione di Franco, Roberta e Alessia Calarota, che include autori come Julio Le Parc, Daniel Spoerri, Paul Ibou, Rebecca Horn e Arnaldo Pomodoro.


comunicato stampa

Giorgio Morandi - Le ragioni della forma. Acqueforti 1912 - 1961

Sull’onda del crescente interesse per l’opera di Giorgio Morandi nel mondo, Franco e Roberta Calarota della Galleria d’Arte Maggiore di Bologna dedicano un'esposizione all'opera grafica di Giorgio Morandi. L’obiettivo è quello di dare il meritato rilievo a una parte fondamentale della produzione artistica del Maestro bolognese che procede di pari passo con la realizzazione delle opere su tela, per importanza, qualità dei risultati raggiunti e autonomia linguistica. La mostra allestita si compone di circa quaranta incisioni realizzate dal 1912 al 1961 e vuole ribadire con forza il ruolo che questa tecnica ha rivestito nella ricerca più autentica e innovativa di Giorgio Morandi: la trasfigurazione del reale, o come preferiva dire l'artista del ''visibile'', in valori formali, tutti giocati su sapienti giochi di luci e ombre e sulla composizione delle forme.

La selezione delle incisioni presentate in mostra alla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna mette in evidenza come la vocazione di Morandi per la tecnica dell’incisione l'abbia accompagnato fin dai primi anni lungo tutto il corso della sua carriera, facendo raggiungere all'artista esiti importanti sia per abilità tecnica sia per resa poetica. Come riporta Cesare Brandi: «vi sono pittori per cui l'incisione rappresenta una via secondaria, e quasi di campagna, un modo di prendersi le vacanze dalla pittura: altri, per cui l'incisione diviene il fulcro stesso della forma pittorica. Se di questi ultimi fu Rembrandt il principe, è fra questi che si schiera anche Morandi». Le stesse scelte dell'artista confermano l'importanza dell'incisone nella sua produzione quando per la Biennale di Venezia del 1927 decide di esporre un numero di incisioni superiore a quello dei dipinti e dal 1930 accetta la cattedra di tecniche dell'incisione all'Accademia di Bologna.

Nella mostra allestita da Franco e Roberta Calarota l'incisione viene eletta come un punto di vista da cui analizzare ciò che sta dietro l'apparente semplicità dell'arte di Giorgio Morandi. Se le nature morte silenziose, le famose bottiglie, i raffinati mazzi di fiori, gli scorci di paesaggi familiari e intimi si presentano come immagini riconoscibili tratte da un mondo esterno esistente e concreto, in realtà, nelle mani e negli occhi di Morandi si trasformano in motivi di pura espressione, che legano la loro esistenza essenzialmente a valori di tipo formale, pur evitando l'arbitrarietà dell'astrazione. Dopo aver osservato l'oggetto, Morandi lo riplasma in una nuova realtà, tutta mentale che fa sì che, a dispetto della ripetitività dei soggetti, gli esiti siano sempre diversi.

Morandi ha quindi sperimentato con diversi mezzi artistici la sua coerente invenzione formale, accettando con slancio la sfida data dall'incisione di poter giocare solo sulla bicromia del bianco e nero e quindi sulle variazione del chiaroscuro e della frequenza del segno. Non c'è più bisogno dei colori per determinare la forma e lo spazio: l'artista si affida solo a una ristretta gamma di grigi che creano la tessitura dell'acquaforte e che diventano lo strumento per esprimere sentimenti e passioni. É un'arte di pretesti figurativi che nasce da un intimo raccoglimento e in cui vi è qualcosa che, sempre per usare le parole di Cesare Brandi, «sommessamente canta l'umano». La mostra diventa quindi l'occasione per verificare una volta di più come l'arte di Giorgio Morandi continui ancora oggi a rivelarsi ricca di echi interiori e di un'innovativa profondità.

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''Tecniche miste su pagina''. Serata d'autore per Artelibro

La Galleria d'Arte Maggiore di Bologna si prepara per l'appuntamento annuale con Artelibro, e per l'apertura straordinaria di sabato 25 Settembre dalle 20 alle 22, con un allestimento speciale. Per la prima volta sarà presentata al pubblico una selezione di circa 30 libri d'artista provenienti dalla collezione di Franco, Roberta e Alessia Calarota. Si tratta di edizioni rare, a tiratura limitata, di artisti italiani e internazionali, tra cui Lucio Fontana, Piero Manzoni, Bruno Munari, Daniel Buren e Julio Le Parc, ma anche Daniel Spoerri, Paul Ibou, Rebecca Horn e Arnaldo Pomodoro. E ancora Valerio Adami, Mario Schifano e Lucio Del Pezzo, insieme a Emilio Tadini, Etienne Martin, Leoncillo, Mario Nanni e Pablo Echaurren.

L'opera d'arte che si fa libro, si adatta alle dimensioni, ai formati, ai materiali cartacei per stravolgerli e dar vita a qualcosa di completamente nuovo. È interessante notare come ogni artista segua la propria personalità, sperimentando anche in questo campo la linea di ricerca più personale.

Lucio Fontana cede alla tentazione di tagliare, bucare e impreziosire anche le pagine dei suoi volumi. È il caso della pregiata edizione del Cavallino di Venezia del maggio 1966 (esemplare 28/200) che con la sua struttura a soffietto si apre a ritmo veloce nelle mani del lettore-osservatore, dando vita a una sequenza di buchi che sembra poter continuare all'infinito. E se l'edizione realizzata nel 1962 per la Tokyo Gallery raccoglie tutte le tecniche più care a Fontana, tra opere d'arte e documenti storici ci si imbatte anche nel catalogo della prima monografica dell'artista in America, alla Martha Jackson Gallery di New York nel 1961. Arnaldo Pomodoro nel catalogo della Marlborough New London Gallery riproduce visivamente la sensazione del bronzo, materiale amato e frequentato dall'artista, tagliando la pagina esattamente come di solito ''ferisce'' le sue sculture. Per Pomodoro l'idea di lavorare sulla materia è una costante e si ritrova anche nel cofanetto realizzato per la mostra all'University Art Museum di Berkeley nel 1970, contenente una serie di tavole da assemblare insieme liberamente. Quattro veri e propri puzzle costituiscono il libro d'artista realizzato dallo Studio Marconi di Milano. È con uno spirito ludico che vanno lette queste opere di Adami, Del Pezzo, Schifano e Tadini. Piero Manzoni, invece, rimane fedele a una dimensione più prettamente concettuale, come si deduce dal catalogo realizzato tra il 1969 e il 1970 per la mostra allo Städtisches Museum Mönchengladbach che si presenta come un semplice volume, ma all’interno prosegue la sua tautologia del reale con la stampa delle sue famose impronte digitali.

L'edizione ''Metamorphosis. Illegible color variation book'' di Paul Ibou al contrario offre un piacere immediato agli occhi con giochi di intagli e sovrapposizioni di colori. L'artista si muove con grande abilità nel campo che gli è più congeniale, non a caso Ibou è uno pseudonimo che sta per ‘inventive book designer and publisher’. L’aggettivo ''illegibile'' torna anche con Bruno Munari presente in mostra con il ''Libro illegibile XXV'' del 1959 (esemplare 149/300) che fa parte della nota serie di volumi che ''non hanno parole da leggere, ma hanno una storia visiva che si può capire seguendo il filo del discorso visivo''. Munari riesce ad essere originale anche nel libro ''Contanti affettuosissimi aguri'' che realizza per Nodo libri nel 1994 e che dedica a Ico Parisi. Tra le altre edizioni presenti in mostra, vi sono: ''I segni della memoria'' del 2001, volume sapientemente impreziosito dalla mano di Mario Nanni con disegni e intagli; il bestiario di Leoncillo con introduzione di Raffaele Carrieri, una nota di Gio Ponti ed una presentazione con 20 litografie originali di Fabrizio Clerici; l'accattivante volume di Julio Le Parc del 1969 per la Galleria Denise René di Parigi, in cui l'artista gioca con i riflessi di luce e le forme geometriche, suggerendoci di guardarle attraverso quel paio di occhiali rosa che si trovano in copertina e che è impossibile non voler indossare.

L'opera d'arte che si fa libro ci chiede di instaurare con essa un rapporto di vera intimità e di vicinanza. Richiede tempo per essere apprezzata, ma è generosa nell'offrirci un'esperienza sensoriale completa: le pagine sono fatte per essere toccate, nel pieno rispetto della loro delicatezza, e sia che siano lisce, rugose o patinate, risvegliano il nostro olfatto con quel piacevole odore che sprigionano mentre le sfogliamo. L'opera d'arte che si fa libro ci rende davvero complici dell'artista.

Inaugurazione 25 settembre ore 18

Galleria d'Arte Maggiore
via D'Azeglio 15 - Bologna
Orario: 10,30-12,30 e 16,30-19,30, chiuso domenica e lunedi' mattina
Ingresso libero

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