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Juliet Anno Numero 97 aprile-maggio 2000



NOME NOMEN

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Esiste una categoria di esseri umani insolitamente insoddisfatta del proprio nome. Nome che è inutile ricordarlo non è scelto da noi ma da qualcun altro a noi molto caro: i genitori, e per gli orfanelli da chi per loro.
Il nome, in alcune civiltà, è guadagnato sul campo, in occidente no (a meno di non essere Romeo Benetti o Alessandro Del Piero). Nel mondo civilizzato quindi il nome è imposto dal papà e dalla mamma (ma se siete sfortunati e avete un genitore teledipendente, vi può anche capitare di essere chiamati come la bellona imbranata e vamp di una telenovela, o come la pornobagnina di Baywatch), oppure dai missionari o dal carabiniere che vi trova in un cassonetto, che se ti va bene ti chiama come il giorno stesso, se va male col nome del cassonetto.
Come non pensare alle oggettive difficoltà, all'imbarazzo di chi si ritrova chiamato come Giuseppe Deficiente, Cesare Palloso, Lucia Merda, Alfonso Culomolle, ma anche senza addentrarsi troppo nell'anatomia, come Giuseppe Garibaldi, Ponzio Pilato, Pinco Pallino, che denota in questo caso o scarsa fantasia o un grande attaccamento alla storia, nonché genitori sciagurati. Anche il passato però ha il suo peso. Senza addentrarsi nel mistero del linguaggio e degli alberi genealogici, semplicemente c'è chi se lo cambia perché vuole cambiare vita, perché ricercato dalla giustizia o perché deve rinnovarsi rispetto alle aspettative che il mondo ha di lui o che lui ha del mondo. C'è sempre qualcosa che non funziona, e così si dà la colpa al nome.
Alla fine della storia e delle fatiche enciclopediche per scegliersi un nome, si rimane sorpresi dal fatto che a volte il vero nome è il soprannome: è "lui" che ci fa riconoscere ed evidenzia i lati più nascosti del nostro carattere, direi la verità del proprio io.
Guardiamo a caso nell'ambiente artistico. È ricco di persone che sono conosciute con un altro nome, il nome d'arte, e questo soprattutto nell'ambiente dello spettacolo (oltre che agli indiani, tutti da bambini abbiamo giocato a Bud Spencer e Terence Hill, e da grandicelli abbiamo giocato allo spogliarello con Sophia Loren), ma anche nelle arti figurative.
Gli artisti è risaputo si cambiano il nome! Un elenco completo non è proponibile e qui non c'interessa, ma un'occhiata più da vicino ci permetterà di scoprire qualcosa (questa è una semplice nomenclatura, brevissima e contestabile).
Il giorno che ho deciso di occuparmi d'arte, almeno un paio di persone che conosco mi chiesero quale sarebbe stato il mio nome d'arte! Stolti! Come se fosse la cosa più importante. Oggi invece, incontro con piacere qualcuno che gioca con il proprio nome, ed evidenzia o tenta di esorcizzare il dramma "giovanile" della riconoscibilità, in una elaborazione che si muove tra lutto e rinascita.
Se pensiamo alle evocazioni che un nome porta con sé, il gioco è fatto. Elvis, Diana, Marilyn. Arriviamo poi alla deità deviata e masturbante di Prince che diventa the Artist, per portare sulle sue spalle la storia passata e futura (uno che si fa chiamare l'artista si loda e s'imbroda, c'insegna la zingara della fortuna), ma anche alla maschera grandissima ed eccezionale di Totò che al proposito ci suggerisce in "Totò e Maciste" "Elena di Troia... Troia... Troia: questo nome non mi è nuovo", giocando sul bisticcio e sul capriccio furbesco e sornione. Ciccone vi dice qualcosa? Ma per Madonna, in effetti così la strada sarebbe stata subito in salita.
A conclusione di questo breve giro, a pensarci bene sarebbe quindi bello, tenendo presente il fare della tradizione pellerossa, di attribuire per meriti e virtù, ma anche per sfighe, vergogne, casi umani, il nome "vero", cioè il soprannome, agli artisti: o meglio, il supernome. Giocando con la fantasia, istituendo comunque validi rapporti associativi tra la personalità che si scopre così all'aperto, e il lato nascosto, la nostra ombra, che a volte è più conosciuta dagli altri che da noi.
Pensiamo alla triste storia di Luca Valerio, artista romano, che si ritrova con due nomi e nessun cognome, e quindi li unisce in un unico Lucavalerio, per aver finalmente un cognome, ma nessun nome, anzi un nomenome.
La storia ci ha presentato innumerevoli esempi di nomi deviati, cambiati, abrasi, tagliati, re-inventati (usati anche per tradizione); le possibilità e gli esempi abbondano: il luogo di provenienza come aggancio geografico alle vicende personali, il colore preferito o ancora le devianze, le malformazioni del corpo e della mente (Giovanni da Fiesole, Gentile da Fabriano, Tanzio da Varallo, ecc).
Ma vediamo un po' di casi umani, sfiorando anche l'attualità. Picasso eleva a lume la madre, Savinio e De Chirico sono fratelli? Alessandro Cocicchia è un famoso artista italiano che viveva negli Stati Uniti d'America, Rosallino Cellamare no. Su la mano chi conosce Agnolo Tori, se no, chiedete al Civetta. Olinsky sarà forse un vecchio ubriacone dell'Arkansas? E che dire di Margaretha Zelle figlia di spie e della storia. Chi conosce Salvatore Mangione e Natalino Venuto? Raffaele Refoli è un cantante? E chi si nasconde dietro Matteo Basilè? E dietro Matteo Cascella? Nessuno è veramente nessuno? Norma Jane è tornata settantenne sulle scene dello spettacolo? E Zorro? Alzi la mano chi conosce il vero nome di Mata Hari? Qual è il vero nome all'anagrafe del sciur directur de Juliet? Chi è Paperone? E Paparoni? E Paperinik? (ma qui lo sappiamo tutti chi è). Violetta Galaverna è la zia di Norese? E Marika Moro? Forse ricordate di chi è stata compagna di banco alle scuole elementari, Elisabetta Leonetti? E Vincenzo Perugia chi se lo ricorda? Chi si nasconde dietro Babbo Natale? Nessuno lo sa!
Ma le vette massime dell'ingordigia e dell'incontentabilità, dell'immaginazione e della leggenda, della poesia oserei dire, la raggiunge un artista che ufficialmente (documenti, inviti e cataloghi di mostre alla mano) ha cambiato nome varie volte: l'irraggiungibile e inarrivabile, Al Fadhil che lascia a testimonianza del suo passaggio su questa terra una sfilza di prefissi, crasi, congiunzioni e alterazioni: partito dalla Mesopotamia con un Hussein in tasca, divenne El Hussein, El Fadhil, poi Fadhil el Ukrufi, Fadhil, Fadhil Ukrufi, Al Fadhil (oggi) avendo già pronto - si giura in giro - una serie composta da Al Fad, Allah Fad, Fadhilfadhil, fino all'estremo perfettissimo, la madre di tutti i nomi: Afhldukrf. Mitico.
[Suggeriamo nel caso esaurisca la vena poetica di usare anche interiezioni "Al! Fadh!" (accompagnate con tono particolare), elisioni (AFadhil), raddoppiamenti (Al Al Fadhil), interrogazioni retoriche (Sono Io Fadhil?), anche se, a onor del vero, bisogna sottolineare che un paio di nomi gli sono stati suggeriti da tipografi distratti].
A conclusione di questa breve panoramica, v'è infine da rammentare come alcuni personaggi sono riconoscibili anche dall'acronimo del loro nome, che diventa l'ipernome: HUO, ABO, OdB, GP. Altri no: MCS, CAB, DJM, DD, AK, TG, VE, CO, TO, MI, VA.
L'uomo è il nome che si porta, così come ha la faccia del suo fedele cane: a volte ha il nome che si merita.
Evviva Rrose Sèlavy e anche Antonio La Trippa.




CIAO MAMMA SONO CONTENTO DI ESSERE ARRIVATO UNO

Sul prossimo numero i risultati del sondaggio, con la classifica degli artisti dimenticati, accantonati, sottovalutati, sopravvalutati, superati, macinati dalle mode, bruciati, insomma, le meteore, o se preferite, "gli sfigati" dell'arte. Saprete e sapremo finalmente chi è il Malabrocca degli artisti, la maglia nera, degli ultimi 30 anni. Stiamo ancora raccogliendo tutti i voti, ma siete ancora in tempo per inviare il vostro voto e-mail: vegetalignoti@supereva.it

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