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Juliet Anno Numero 93 giugno '99



La nascita della filosofia postmoderna dallo spirito dell'arte moderna (III° parte)

Wolfgang Welsch



Art magazine
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Arakawa:

Dubuffet: 1971, pittura acrilica e vinilica su klégecell

Buren:

4. L'arte come sfera modello
Mentre il pensiero aistetico da un lato oltrepassa l'arte, al suo interno l'esperienza dell'arte ottiene un significato specifico a proposito del comprendere la realtà contemporanea - che è al centro dei tentativi generali di tale pensiero. L'arte può dunque servire come sfera modello per la pluralità - ad ogni modo, questa è la prospettiva che in conclusione vorrei sviluppare.
Oggi, il pensiero orientato dalla realtà deve cogliere essa come caratterizzata dalla pluralità in un modo più radicale di quanto abbiamo mai fatto e più legittimo di quanto finora conosciuto. Un pensiero aistetico ispirato dall'esperienza dell'arte è perciò qui particolarmente adatto; poiché l'arte è una sfera esemplare della pluralità. Essa possiede infatti la struttura della pluralità tanto nel particolare quanto nell'intero e a partire da essa si può leggere più distintamente la serie degli elementi di una costituzione plurale e fondamentale, elencandola più chiaramente che altrove. In arte è possibile far comprendere a tutti che uno specifico sensorio è necessario a ogni rispettivo approccio e alla sua logica di intenzione, che niente potrebbe essere più sbagliato - cioè, cavilloso e filisteo - del giudicare tutti gli approcci con un'unica misura e un'unico insieme di criteri. È contro questo errore elementare in una situazione di pluralità, questo semplice inizio del terrore il cui risultato (end) può assumere proporzioni incommensurabili, che l'esperienza dell'arte è in grado di essere efficace in un modo critico e illuminante.
Se oggi sta diventando sempre più chiaro che ogni gioco di linguaggio, ogni forma di vita e ogni concetto di conoscenza è specifico e particolare, allora l'esperienza dell'arte - sto modificando una frase di Adorno - ci parla di questa condizione e offre un terreno di esercizio alla situazione attuale e agli obblighi che essa impone. L'arte ha - contrariamente all'affermazione di Hegel sulla sua appartenenza al passato - ottenuto nuovo significato, ci ha fornito l'esperienza della nostra costituzione fondamentale - quella della pluralità - in modo più forte di ogni altro mezzo. Ciò è stato possibile anche perché orientamento e pertinenza d'azione sono legati in questo mondo ad un pensiero aistetico esteticamente formato. Poiché chiunque abbia un completa familiarità con la costituzione e i requisiti della pluralità è capace di comportarsi in modo appropriato in una situazione di reale pluralità; questa persona, infatti, non teme la pluralità ma è in grado di agire al suo interno. Perciò, l'aistetico, il pensiero cosciente-della-pluralità, inaugura gli assi di orientamento della contemporaneità70. E la sua ascesa, ancora una volta, non è il risultato della moda intellettuale ma l'espressione della costituzione normativa di una realtà divenuta plurale.
Queste ultime osservazioni volevano chiarire che l'ispirazione estetica del pensiero postmoderno rimane in effetti quale fondamento aistetico di questo pensiero, e che ciò avviene a suo vantaggio. A vantaggio, cioè, del suo speciale potere di scoperta della realtà di oggi. La nascita della filosofia postmoderna dallo spirito dell'arte moderna non sembra essere dunque un fardello per questo pensiero ma costituisce, piuttosto, la sua ricchezza di risorse - e anche un piacere per molti di coloro che se ne occupano.

Wolfgang Welsch
Università di Iena

NOTE
1. Jean Dubuffet, "Positions anticulturelles", nel suo L'homme du commune à l'ouvrage (Parigi, 1973), pp.67-75; qui p. 68.
2. Ibid., p.67.
3.Ibid., p.68 s.
4. Jean Dubuffet, Prospectus et tous écrits suivants, 2 vol. (Parigi, 1967), vol. 2, p.131.
5. Jean Dubuffet, "Positions anticulturelles", loc. cit. p.69.
6. Cfr. Ibid., p.55.
7. "L'art s'addresse à l'esprit, et non pas aux yeux" (Ibid., 73).
8. Jean Dubuffet, Prospectus et tous écrit suivants, loc. cit. II, p. 221.
9. Ibid.
10. Ho compiuto un primo tentativo di usare l'opera di Dubuffet per trattare questioni filosofiche in "An den Grenzen des Sinns. Ästhetische Aspekte der Malerei des Informel (Dubuffet)", Philosophisches Jahrbuch, 86/1 (1979), 84-112.
11. Cfr. Jean-François Lyotard, Discours, figure (Parigi, 1971); Die Transformatoren Duchamp (Stuttgart, 1986); "Der Augenblick, Newman", in Zeit. Die vierte Dimension in der Kunst, a cura di Michel Baudson (Weinheim, 1985), pp. 9-105; Über Daniel Buren (Stuttgart,1987); Que peindre? Adami, Arakawa, Buren, 2 vol. (Parigi, 1987).
12. Questi due testi sono stati pubblicati per la prima volta uno di fianco all'altro in Wege aus der Moderne. Schlüsseltexte der Postmoderne-Diskussion, a cura di Wolfgang Welsch (Weinheim, 1988), pp.177-192 (Habermas) e 193-203 (Lyotard).
13. Jean-François Lyotard, "Das Erhabene und die Avantgarde", Merkur, 424 (1984), 151-164; Jean-François Lyotard et al. Immaterialität und Postmoderne (Berlin, 1985); Jean-François Lyotard, Philosophie und Malerei in Zeitalter ihres Experimentierens (Berlin, 1986); Essais zu einer affemativen Ästhetik (Berlin, 1982).
14. Jean-François Lyotard, Essais zu einer affirmativen Ästhetik, loc. cit., p.51.
15. Ibid., pp.50 e 52 o 88 e 92.
16. Jean-François Lyotard, Über Daniel Buren, loc. cit., p.20.
17. "Ödipus oder Don Juan? Legitimierung, Recht und ungleicher Tausch. Ein Gespräch zwischen J.-F. Lyotard e J.P. Dubost", in Jean-François Lyotard, Das Postmoderne Wissen. Ein Bericht (Bremen, 1982), pp. 127-150, qui a p. 127.
18. A questo proposito Alfred Hrdlicka, nella sua polemica contro la pittura astratta afferma qualcosa di esatto. In arte, dice, la bonba all'atomo o al neutrone è stata fatta esplodere molto tempo fa. Ma Hrdlicka è in errore nel formulare il suo giudizio e nell'assegnazione della colpa. Infatti, la pittura riflette questa frantumazione della realtà (la quale è stata incidentalmente a lungo in nessun modo essa propaga questa frantumazione in modo cinico. Da questo punto di vista, è un errore anche quando, conversando, Hrdlicka invoca la realtà e vuole ancora una volta dichiarare il realismo a fondamento della grande arte.
19. Jean-François Lyotard, "Beantwortung der Frage: Was ist postmodern?", loc. cit., p. 199.
20. Jean-François Lotard et al., Immaterialität und Postmoderne, loc. cit., p. 38.
21. Ibid., p. 97.
22. Immanuel Kant, prima introduzione alla Critica del giudizio, manoscritto originale, H 67.
23. Immanuel Kant, Critica del giudizio, B 85. Anche Lyotard pensa che la corrispondenza sia così stretta da fargli dire che l'avanguardia è "contenuta in forma embrionale nell'estetica kantiana" (Jean-François Lyotard, Das Erhabene und die Avantgarde", loc. cit., p. 158).
24 Cfr. l'auto-definizione di Paul Klee in "In questo mondo io non sono assolutamente comprensibile" ("Diesseitig bin ich gar nicht faßbar") (Paul Klee, Gedichte, a cura di Felix Klee, 2nd ed. Zurigo 1980, p. 7).
25. Un primo esempio di questo è "Il grande vetro" di Marcel Duchamp.
26. Così è come Lyotard spiega le origini della pittura astratta: "In questa esigenza di allusione indiretta, quasi intangibile all'invisibile all'interno del visibile si pone l'origine della pittura 'astratta' sin dal 1912". (Jean-François Lyotard, et al., Immateriälitat und Postmoderne, loc. cit., p.99).
27. Cfr. Jean-François Lyotard, L'inhumain. Causeries sur le temps (Parigi, 1988), p. 200.
28. Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Ästhetik, a cura di Friedrich Bassenge, 2 vol. (Frankfurt a.M, s.d.), I, p.21.
29. L'essenza di questa discussione è ora ben documentata in Das Erhabene. Zwischen Grenzerfharung und Größenwahn, a cura di Christine Pries (Weinheim, 1989).
30. Cfr. Jean-François Lyotard, "Beantwortung der Frage: Was ist postmodern?, loc. cit., soprattutto p.202.
31. Christine Pries, "Einleitung", in Das Erhabene, loc. cit., pp. 1-30, qui p. 28).
32. Jean-François Lyotard et al., Immaterialität und Postmoderne, loc. cit., p. 99.
33. Ibid.
34. Ibid.
35. Il "compito rimane l'immanentemente sublime, vale a dire alludere a un irrappresentabile che non ha niente di edificante da trasmettere su esso, ma che è situato, invece, nell'infinità delle 'realtà' mutevoli" (ibid., p. 101).
36. Ibid., p. 100.
37. Jean-François Lyotard, Über Daniel Buren, loc. cit., p.20.
38. Theodor W. Adorno, Minima Moralia. Reflexionen aus dem beschädigten Leben (Frankfurt a.M., 1973), p.318.
39. "'Postmoderno' designa semplicemente uno stato emozionale, o piuttosto uno stato della mente" (Jean-François Lyotard, Philosophie und Malerei in Zeitalter ihres Experimentierens, loc. cit., p. 62.
40. Ho presentato questo più dettagliatamente in Unsere postmoderne Moderne (Weinheim, 1987). Spiegazioni più precise della relazione tra unità e pluralità si possono trovare qui. Tuttavia, non si tratta di una vana giustificazione della pura pluralità, ma il tradizionale riferimento all'inevitabilità dell'unità è insufficiente; mentre l'ambiziosa nozione di un'unità è sempre più richiesta; un'unità che non "contiene" la pluralità ma che è tutt'uno con essa. Mi sono preso la libertà di proporre il Sofista di Platone come un programma di apprendimento, ma i critici non sembrano aver raccolto la proposta.
41. Jean-François Lyotard, Essays zu einer affirmativen Ästhetik, loc. cit., p. 91.
42. Cfr. Ibid.
43. Jean-François Lyotard et al., Immaterialität und Postmoderne, loc. cit., p. 102.
44. Cfr. Jean-François Lyotard, Philosophie und Malerei im Zeitalter ihres Experimentierens, loc. cit., p. 70.
45. Jean-François Lyotard et al., Immaterialität und Postmoderne, loc. cit., p. 38.
46. Jean-François Lyotard, Die transformatoren Duchamp, loc. cit., p. 22. In generale, Lyotard vede Duchamp come un esempio di ciò di cui si occupa il pensiero di oggi (cfr. Jean-François Lyotard, Philosophie und Malerei in Zeitalter ihres Experimentierens, loc. cit., p.62.
47. Jean-François Lyotard, Tombeau de l'intellectuel et autres papiers (Parigi, 1984), p. 84.
48. Questo non potrebbe accadere a Adorno. Infatti, egli ha compreso che nella modernità "il sublime..." è divenuto "... la costituente storica dell'arte stessa" ( Theodor W. Adorno, Ästhetische Theorie, Frankfurt a.M., 1970, p.293). Cfr Wolfgang Welsch, "Adornos Ästhetik: eine implizite Ästhetik des Erhabenen" in Das Erhabene. Zwischen Grenzerfahrung und Größenwahn, a cura di Christine pries (Weinheim, 1989), pp. 185-213.
49. Jean-François Lyotard, "Die Immaterialien", in Das Abenteuer der Ideen. Architektur und Philosophie seit der Industriellen Revolution, catalogo della mostra dallo stesso titolo svoltasi nella Neue Nationalgalerie per l'anno del Internationale Bauausstellung 1984 (Berlino 1987), pp. 185-194, qui p. 189.
50. Parlando degli artisti Apollinaire diceva che essi erano soprattutto "umani che volevano diventare inumani". Adorno sottolineava: "L'arte diventa inumana nel momento in cui abbandona la sua funzione. La sua umanità è incompatibile con ogni ideologia al servizio dell'uomo. Essa rimane fedele agli umani solamente attraverso l'inumanità che esercita nei loro confronti".(Theodor W. Adorno, Ästhetische Theorie, loc. cit., p.293). Come ricordato Dubuffet ha parlato in un senso affermativo di "Deumanizzazione". E una delle più tarde pubblicazioni di Lyotard è dedicata alla questione dell'inumano (L'inhumain. Causeries sur le temps, Parigi, 1988).
51. Un'eccellente rassegna è data da David Carroll, Paraesthetics. Foucault-Lyotard-Derrida (New York e Londra, 1987).
52. Michel Foucault, Die Ordnung der Dinge (Frankfurt a.M., 1971), pp. 457 o 462.
53. Gilles Deleuze, Différence et répétition (Parigi, 1968), 356.
54. Sulla questione dell'intera l'omologia della filosofia postmoderna con l'arte moderna si riferisce non solo alla pittura ma anche alla letteratura. Simili pretese possono essere avanzate anche per altri tipi di arte (musica, film, ecc.). Per ragioni di brevità, le mie ossevazioni si concentrano sulla pittura. Anche qui, tuttavia, devo fare, senza discuterle, importanti differenze strutturali (per esempio, tra collage implicito ed esplicito, codificazione multipla e formazione di ibridi).
55. Se si considera che il pensiero di Derrida si è formato negli anni Cinquanta, cioè esattamente all'apice dell'informale, allora la genealogia qui considerata diviene virtualmente probabile. Anche Derrida ha confermato tale ipotesi in conversazione.
56. Un ulteriore punto per il momento deve rimanere non spiegato: il passo dall' attenzione per la pluralità a quello per le interconnessioni. Nell'arte postmoderna l'accento è posto - in contraddizione con l'arte moderna - su questo secondo polo. Ciò non significa che la filosofia postmoderna dovrà fare ancora molto lavoro di comprensione in riferimento alle interconnessioni. In realtà, il pensiero postmoderno - sebbene centrato sul motivo della pluralità - ha rivolto sin dall'inizio la sua attenzione anche alle interconnessioni. Ciò è vero paritcolarmente per Deleuze e Derrida.
57. Ho spiegato questo più dettagliatamente in Unsere postmoderne Moderne, loc. cit., soprattutto pp. 185-206.
58. Jean-François Lyotard, La condition postmoderne. Rapport sur le savoir (Paris, 1979); traduzione tedesca, Das Postmoderne Wissen. Ein Bericht (Graz-Wien, 1986).
59. Herbert Schnädelbach, "Dialektik als vernunftkritik. Zur Konstruktion des Rationalen bei Adorno", in Adorno-Konferenz 1983, a cura di Ludwig von Friedeburg e Jürgen Habermas (Frankfurt a.M.,1983), pp. 66-93, qui p. 89.
60. Friedrich Nietzsche, Die Geburt der Tragödie aus dem Geiste der Musik, Sämtliche Werke. Kritische Studienausgabe in 15 Bänden, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari (Munich 1980), I, pp. 9-156. Sull'incommensurabile, ibid., p.80 s.
61. In quel debutto, Nietzsche aveva brillantemente pronosticato l'esperienza di un cambiamento radicale che avrebbe condotto da una cultura scientifica a una cultura allargata. Se attraverso la scienza si intende la "fede nella possibilità di penetrare a fondo la natura e nel potere curativo universale della conoscenza", allora questa "pretesa di validità universale", secondo Niezsche, collasserà nel momento in cui "lo spirito della scienza" viene "condotto ai suoi limiti" e "pone il suo sguardo dentro ciò che non può essere illuminato" (ibid., pp. 111, 101, 99 ). La concezione di Lyotard della scientifica "crisi dei fondamentali" è analoga a questa.
62. Cfr. Jean Baudrillard, "Kool Killer oder der Aufstand der Zeichen", in Der symbolische Tausch und der Tod (Munich, 1982), pp. 120-130.
63. Anche Adorno ha perspicacemente descritto questa figura di compimento negativo - la dialettica di visioni di salvazioni che diviene manifesta. Con riferimento al trionfo dell'integrazione sociale, egli ha diagnosticato: "Il soggetto e l'oggetto sono, in opposizione beffarda alla speranza della filosofia, riconciliati" (Theodor W. Adorno, Gesellschaft" in Gesammelte Shcriften, 2° ed., Vol. 8, Frankfurt a.M., 1980, pp. 9-19, qui 18).
64. Cfr. Dietmar Kamper, "Aufklärung-was sonst?", Merkur, 436 (1985), 535-540, qui 539.
65. Peter Sloterdijk, Kopernikanische Mobilmachung und ptolemäische Abrüstung. Ästhetischer Versuch (Frankfurt a.M., 1987), p. 125.
66. Più tardi Sloterdijk sottolinea che egli, nella sua apologia dell'estetica, non vuole dire una parola di "rumorosa acclamazione a favore delle opere d'arte" - "la richiesta di arte è più un segno di barbarie strutturale"- ma che egli è coinvolto in una "cultura della percezione" (ibid., p. 126).
67. Wolfgang Welsch, "Zur Aktualität ästhetischen Denkens", Kunstforum International, vol. 100, "Kunst und Philosophie" (1989), 135-149.
68. Cfr. l'ultimo articolo menzionato per un estensivo trattamento di questo argomento.
69. Ancora una volta, è stato Adorno che ha notato tale commutazione all'inizio e ha rimproverato gli studi umanistici di ignorarla: " Bisogna rimproverare ciò che gli studi umanistici sono oggi a causa della loro immanente inadeguatezza: la loro mancanza di intelligenza è, allo stesso tempo, quasi sempre una mancanza di senso estetico". Theodor W. Adorno, Ästhetische Theorie, loc. cit., p.344). Questa capacità di penetrazione rappresenta un'eredità di Nietzsche. Nietzsche, infatti, segna l'inizio di questo avanguardismo altro, di un pensiero aistetico, che sta fiorendo oggi nei pensatori postmoderni.
70. Cfr. Wolfgang Welsch, Ästhetisches Denken (Stuttgart, 1990) e Ästhetische Zeiten Zwei Wege der Ästhetisierung (Saarbrücken, 1992).
* * *
Il testo, del 1990, che qui presentiamo per la prima volta in italiano, scritto da Wolfgang Welsch (Ästhetisches Denken, pp.79-113. (c) 1990 Philipp Reclam jun. Gmb & Co., Stuttgart
ripreso in History of European Ideas, vol. 14, n. 3, pp.379-398, 1992, traduzione e redazione per "Juliet" di Maurizio Bortolotti), ha dato un contributo importante al dibattito filosofico sul postmoderno; chiarendo in modo esemplare non solo i rapporti tra questo tipo di pensiero e l'arte moderna, ma anche l'importanza che l'arte ha assunto per la filosofia in questi ultimi decenni. Grazie anche alla personale e penetrante capacità di sintesi di Welsch, molte delle istanze filosofiche confluite nel dibattito degli anni Settanta e Ottanta vengono rese più chiare alla luce di un tipo di pensiero che prende a modello l'arte e si propone di uscire dalle ristrettezze di un razionalismo eccessivo, fissando un modello di riflessione che si pone come punto di svolta di molte istanze, anche sociali e quindi in ultima analisi culturali, che hanno attraversato gli ultimi decenni. Ci ricorda che l'arte e la filosofia, anche se sembrano avere posto solo nelle università e nei dibattiti culturali, svolgono una loro funzione nel mondo contemporaneo, che troppo spesso è opacizzata e quasi nascosta dalle abitudini consolidate, che sembrano mettere in ombra quello che invece appare come un nesso fondante della cultura contemporanea, il suo rapporto con la sfera vitale; rapporto importante e proficuo anche per l'arte in questi ultimi decenni.
La pubblicazione di questo testo vuole essere inoltre un omaggio indiretto alla figura di Jean-François Lyotard, che Bortolotti non ha potuto incontrare a causa della prematura scomparsa di Lyotard, avvenuta nella primavera del 1998.

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