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Juliet Anno Numero 92 apr-mag '99



Molte Realtà

redazione



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Lo studio di Enrico T. De Paris

Giovedì 8 aprile 1999, alle ore 18, s'inaugura "Molte realtà", personale del pittore Enrico T. De Paris, presso la sede dell'Associazione Juliet, situata in via Madonna del Mare 6, al II piano. De Paris torna a Trieste dopo il suo primo appuntamento da Juliet nel 1993, e la sua partecipazione a Punti di vista, mostra tematica che si proponeva un confronto tra linguaggio moderno e contemporaneo nell'ambito della pittura e della fotografia tenutasi presso il Civico Museo Revoltella nel 1994.
Dopo le prime pitture, che volavano timidamente su un paesaggio urbano raccogliendolo in prospettive sintetiche e facili, De Paris ritorna con una proposta più articolata come è quella di smembrare la veduta d'insieme, abbozzo di una immagine troppo personale e al tempo stesso consueta, tracciando un alfabeto che parla attraverso segni familiari e limati che ha sperimentato nel corso degli anni, componendoli di volta in volta in una frase diversa.
Risulta evidente che il processo di questo lavoro è senz'altro più esplicativo della rappresentazione fine a sé stessa, perché ciò a cui mira De Paris è la conquista e la sottomissione a un codice attraverso il quale le immagini stesse possano autonomamente prolificarsi e comporsi, astraendosi dal dato sensibile e tematico, fino a legittimarsi al di là del circuito chiuso del pensiero che ne ha decretato la nascita. Perché, appunto, non si tratta di figure ma di segni, che De Paris ha elaborato per esternare qualcosa che è stato già espresso e triturato tanto dalle parole che dalle immagini: l'abitare dell'uomo nel suo linguaggio. Se De Paris ha scelto la metropoli -del suo primo momento ricordiamo soprattutto i grattacieli e le linee di forza che li facevano tremare- come punto di partenza del suo lavoro, è perché proprio da quel pulsare voleva prendere la misura, dichiarando tuttavia in questa maniera la sua appartenenza al mondo dolce e violento della contemporaneità. Una metropoli alla quale -già da principio- era stato tolto ogni naturalismo, e che diventava nelle tavolette dell'autore puro strumento di riflessione e di esperienza della rappresentazione di una idea.
Ora De Paris vola più alto, cogliendo senza sforzo, mediante il suo sistema, l'armonia del diverso, del confuso, del caratterizzato, del colorato, dell'immobile e del mobile, dell'astratto e del figurativo, senza peraltro rinchiudere le categorie figurative in alcuna forma precisa: elaborandole per l'appunto come segni o, soltanto, come occasioni. La proliferazione aperta e armoniosa di questo mondo a sé trasmette, tuttavia, visivamente, molti nodi cruciali del sociale sottraendolo a mera e cruda e inconcepibile realtà, portandoli in un ambiente che si espande e oscilla nello spazio, facendoli luccicare nei colori di cui è imbevuta la raffigurazione, suadente fino quasi a pensarla più che possibile. Gli elementi ora escono anche dal quadro, attorcigliandosi attorno a un filo, pendendo nello spazio, senza relazione alcuna con ciò che li circonda, affrancati dalla composizione e liberi nel loro discorrere assolutamente imprevedibile. Come scrive Roberto Vidali, curatore della mostra: "Questi quadri a dilatazione cosmica sprigionano gioia proprio perché sembrano danzare un allegro tip tap; non risentono di alcun nichilismo, di nessuna barbara omissione. La scena apre a un consapevole impulso energetico, e se un punto di rottura deve esserci, questo sta nella città dei cartoons dove l'eroe risorge sempre, anche dopo il più pericoloso e mortale capitombolo".
Tale lavoro non deve però far pensare a qualcosa di irragionevole o stupidamente espansivo, anzi, è tutto compreso e liberato nel suo manifestarsi senza conflitti all'interno della logica che lo giustifica. Si può dire, invece, a differenza di tanta altra pittura a carattere simbolico e forzatamente adiacente al pensiero dell'artista, che il lavoro di De Paris, pur non rinunciando alla spontaneità, si consegna a un ordine che gli conferisce, paradossalmente, una stupefacente libertà. Scrive De Paris in un suo catalogo uscito nel '97 in seguito alla personale da Zonca&Zonca di Milano: "Sarà molto bello inventare nuove metafore per riconoscere il nuovo pianeta, non solo come la nostra casa ma anche come il nostro vero corpo". Una ricerca positiva quindi, volta a scandagliare il linguaggio senza appiattirsi contro il muro del terrore e della ripetizione e che fa di De Paris un valoroso pioniere della metropoli senza illusioni: quella di sempre che tuttavia nelle sue spire sa anche proteggere e curare le ferite perché, talvolta, può spingere l'uomo che ascolta a sviluppare la coscienza della sua trasformazione.
Enrico T.De Paris è rappresentato, oltre che da Zonca&Zonca di Milano anche dalla Galleria Artiscope di Bruxelles. Un piccolo catalogo in forma di mappa, ripiegata a quadrato, accompagnerà questo appuntamento che proseguirà, poi, dal 6 giugno, alla Parco Foundation di Casier.
Alla vernice sarà presenta l'autore, mentre la mostra si concluderà il 4 maggio, e sarà visitabile ogni martedì dalle 18 alle 21 oppure su appuntamento, telefonando al numero 040-313425.

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