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Juliet Anno Numero 86 febb-mar 98



DONALD BAECHLER

A cura di Francesco Bonazzi



Art magazine
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Fin dai primi anni Ottanta, Donald Baechler è salito sulla cresta dell'onda a da allora ne ha fatta di strada! Ha allestito circa ottanta personali in gallerie di tutto il mondo: da Sperone Westwater a Tony Shafrazi, da Lucio Amelio a Pat Hearn, da Paul Kasmin a Pace...
Le "Folle" e i grandi "Fiori" sono i soggetti ricorrenti della mostra tenutasi da 1000 eVENTI, a Milano, dove erano esposti lavori di grande e medio formato, realizzati negli ultimi cinque anni. L'artista ha avuto l'idea di dipingere le moltitudini durante un viaggio a Delhi ed a Benares, quando si trovò in mezzo a queste orde di umanità. "Una volta tornato - scrive - dipingerò tutte queste teste in un solo quadro" e in confronto le mitiche folle newyorkesi non faranno più nessuno effetto. Di primo acchito le opere dell'artista americano richiamano le implicazioni della psiche (con la stagione dell'Art Brut di Jean Dubuffet, Lucebert e i risvolti psichiatrici di "Carlo") o meglio i segni metropolitani di James Brown o di Jean-Michel Basquiat; invece Baechler sintetizza il tutto in una personalissima deformazione della realtà paragonabile solo a quella dell'artista primigenio!
Baechler, in Italia, ha avuto altri appuntamenti espositivi: da Raffaelli a Trento (con collages, dal sapore popolare, dipinti con soggetti floreali) e da Gian Enzo Sperone a Roma.


- Nel 1984, Francesca Alinovi ti invitò a Bologna nella mostra "Arte di

Frontiera": i "graffiti" sono la tua origine?
No, non sono mai stato un graffitista, alcuni artisti cosiddetti "graffitisti" furono miei amici, come Keith Haring e Kenny Scharf, facemmo anche alcune mostre insieme, ma la "graffiti art" non ha mai fatto parte del mio programma.

- Qual è stato, allora, il tuo "background" culturale?

Fin da quando avevo dieci anni, volevo proprio diventare un grande pittore. Io fui influenzato, ancora in tenera età, da Robert Rauschenberg e da Andy Warhol, fra gli altri. Ho imparato a dipingere per essere come uno dei grandi artisti americani degli anni '50, quali Franz Kline e Clifford Still. Più tardi, Twombly ebbe molta influenza su di me... e anche Giotto.

- Rispetto ad oggi, com'era il clima artistico newyorkese di quegli anni?

Bé, diciassette anni fa mi sembrava tutto così diverso. Il mondo dell'arte era un luogo più piccolo: non c'erano così tanti artisti, così tante gallerie, così tanti soldi. Oggi, a New York e Los Angeles, ci sono molti giovani artisti emozionanti, come Jason Rhodes, così c'è, di nuovo, un po' di energia che entra in circolazione.

- In diverse opere (quali "Holiday in Cambodia") compare il logo del Mondo, cosa intendi comunicare?

Per me il globo rappresenta una sorta di schema di universalità.
Un passaggio artistico opportuno fu anche l'introdurre un genere di tridimensionalità in pittura, senza dipingere realisticamente (come feci un paio di anni più tardi con i vegetali). Il globo, nella maggior parte di quei dipinti è uno scheletro, uno scheletro del mondo.

- Lo sfondo dell'opera presenta a volte collages con carte e sfere colorate
(un'opera nell'opera): che importanza ha per te lo sfondo?

In quei lavori lo sfondo, per me, è importante quasi quanto il primo piano. Io sono interessato a una sorta di relazione classica tra figura e sfondo. In molti lavori voglio che lo sfondo appaia quasi come se fosse una pittura costruita, in cima alla quale io sto semplicemente dipingendo. L'immagine è quasi messa a caso sullo sfondo; spesso c'è solo una minima relazione compositiva tra la figura e lo sfondo, ma ciascuna è importante.

- Quali sono state e quali sono oggi le tue iconografie?

Bé, nel passato come pure oggi, mi sono interessato ai generi più semplici della forma. Semplici disegni lineari ispirati all'arte infantile e all'arte alienata, e anche semplici figure di silhouette che funzionano come genere di emblemi. Un mio soggetto frequente sono stati i fiori che mi attraggono come un'icona che ha una lunga storia nel mondo pittorico e nel mondo delle arti decorative. Mi piacciono i fiori perché sono sempre gli stessi ma anche sempre diversi. Fondamentalmente sono interessato a una sorta di pittura pura. Il mio programma iconografico - palloni da spiaggia, teste, fiori - sono scelti per come mi permettono di impegnarmi nei piaceri e nelle complicazioni di mettere il colore sulle tele.

- Hai esposto in prestigiose gallerie italiane come, per esempio, a Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Milano: quale città d'Italia ti ha affascinato e ispirato per le sue bellezze artistiche?

Bé, attualmente l'unica città italiana dove io ho dipinto è Napoli. Ho avuto uno studio laggiù in due luoghi differenti, prima nel 1988, poi nel 1989, quando Lucio Amelio era vivo. Dipinsi due mostre per Lucio a Napoli. Io amo Roma ma non ho mai avuto l'opportunità di dipingere laggiù. Ad ogni modo, Napoli è la mia città italiana preferita e per molti versi la più bella. Amo il caos di Napoli, e la vicinanza col nord-Africa. Napoli è un grande luogo per dipingere!

- La società produce immagini che sono in sostanza "cultura popolare" come ti poni di fronte a questo?

Naturalmente la cultura pop è realmente una grande parte della storia dell'arte dal 1950 in poi. Moltissimi buoni artisti sono stati impegnati in un dialogo con la cultura pop, da allora. Come ho detto prima, Andy Warhol ebbe la prima influenza sul mio lavoro (infatti il primo libro d'arte che ho comprato, a tredici anni, era un catalogo di Andy Warhol). Recentemente, mi sono interessato ad alcuni dei cosiddetti aspetti dimenticati della cultura pop, come la "bad sign-painting" (cattiva pittura di insegne) nei paesi del terzo mondo o come gli annunci pubblicitari dei periodici di basso prezzo. Ma la maggior parte del mio lavoro non riguarda in realtà la cultura pop, quanto, piuttosto, fiduciosamente, un'opinione più idiosincratica e personale del mondo delle immagini.

- Basquiat ha lavorato a quattro-mani con Warhol, in un incontro tra graffiti e pittura Pop: ti pare interessante questa operazione di contaminazione?

No, davvero.

- La cultura "underground" è di stimolo per le tue opere?

Per molti anni, in arte, mi sono interessato di gente che non è artista: - bambini, ubriachi nei bar, adolescenti sulle spiagge, pazienti psichiatrici, ecc. Qualche volta trovo un disegno in tale contesto e me ne approprio per il mio lavoro, ma, più spesso, cerco modelli per la mia continua cultura personale, cerco le vie dell'uomo per mettere insieme linee e formare immagini. Io sto sempre provando a re-inventare la via che disegno. Ho cominciato questo più di quindici anni fa e lo sto ancora facendo.

- Nei recenti lavori rielabori l'immaginario "underground" e del disagio degli insani di mente: ti stanno a cuore le problematiche sociali?

Come ho detto prima l'intero argomento per quanto riguarda il mio interesse verso l'ospedale, i pazienti, i carcerati, gli alcolizzati, è ricerca di modelli per cambiare la mia pittura. Io non ho interesse nelle problematiche dei pazienti psichiatrici. Non sono un medico, né un terapeuta dell'arte. Trovo utile osservare la gente della strada disegnare in molte situazioni, non propriamente negli ospedali.

- Due anni al 2000... quali sono le tensioni esistenziali di un artista a fine millennio? Il futuro ti spaventa o ti eccita?

Non credo affatto nel simbolismo vuoto di compleanni, feste, anni nuovi, Natali, ecc. Così intendo ignorare la "fin-de-siecle" che è giustappunto un altro anno e nulla più

* * *
- Back in 1984, Mrs. Francesca Alinovi invited you for a participation at the exhibition "Arte di Frontiera" in Bologna: was "graffiti" your starting point?

No, I was never a graffiti artist, some of the so-called graffiti artists were friends of mine, like Keith Haring and Kenny Scharf, and we were in some exhibitions together, but "graffiti art" was never part of my program.

- Which was your cultural "background"?

Since I was ten years old, I always just wanted to be a great painter. I was influenced at a very early age by Robert Rauschenberg and Andy Warhol, among others. I learned how to paint by standing american masters of the 1950's like Franz Kline and Clifford Still. Later, Twombly was a big influence. Also Giotto.

- Compared with today, how was the feeling in the artist-community of New York?

Well I was 17 years younger then so everything seemed different. But the art world was a much smaller place then, not so many artist, not so many galleries, not so much money. But, at the moment, there are a lot of exciting young artists in New York and Los Angeles, like Jason Rhodes, so there is some energy again.

- What do you intend to communicate with the world's logo, like in "Holiday in Cambodia" and many others?

For me the globe represents a sort of schema of universality. It was also a convenient way to introduce a kind of three-dimensionality to the paintings, without painting realistically (like I did a couple of years later with the vegetables). The globe is a skeleton in most of those paintings, a skeleton of the world.

- In some of your works you use collages and coloured balls in the background; one could say two works in one; what is the importance of a background for you?

In those works for me the background is almost as important as the fore-ground. I'm interested in a sort of classic figure-ground relationship. In many ways I want the background to appear almost as if it's a found-painting that I'm simply working on top of. The image on top is almost randomly placed on the background; there is often only a minimal compositional relationship between the figure and the background, but each is important.

- Which were and which are today your iconographies?

Well, in the past, as well as now, I've been interested in the simplest kinds of forms. Simple line drawings inspired by children art and art of the insane, and also simple silhouhette shapes which function as kind of emblems. A frequent subject of mine has been flowers, which appeal to me as an icon with a long history in painting history and decorative arts. I like flowers because they're all the same but they're all different. Basically I'm interested in a sort of pure painting. My iconographic program - beachballs, heads, flowers - are chosen for how they allow me to engage in the pleasures and complications of putting paint on canvas.

- You had exhibitions in many prestigious Italian galleries as, for example in Naples, Rome, Florence, Bologna and now in Milan: which city appeared to you and inspired you the most for it's artistical beauties?

Well, the only italian city I ever actually painted in was Napoli. I had a studio there in a couple of different places in1988 and 1989, when Lucio Amelio was alive. I painted two shows for Lucio in Napoli. I love Rome but I've never had the opportunity to paint there. Anyway Napoli is my favorite italian city, and in many ways the most beautiful. I love the chaos of Napoli, and the proximity to north-Africa. A great place to paint!

- Our society produces images which are actually "popular culture": how do you regards this?

Of course, pop culture is really a big part of art history since the late 1950's. Lots of good artists have been engaged in a dialog with pop culture since then. Like I sad before, Andy Warhol was an early influence on my work. (In fact the first art-book I ever bought, at the age of 13, was an Andy Warhol catalogue). Recently I've been interested in some of the sort of forgotten aspects of pop-culture, like bad sign-painting in third world countries, advertisements in cheap magazines etc. But most of my work is not really about pop-culture, but instead, hopefully, a more idiosyncratic and personal view of the world of images.

- Basquiat worked together with Andy Warhol, in an encounter between graffiti and pop painting, did you ever work together with other artists?

Not really.

- Is the "underground" culture a stimulating element for your works?

For many years I've been interested in art by people who are not artists - children, drunks in bars, teenage boys on the beach, psychiatric patients. Sometimes I find a drawing in such a context and appropriate it for my work, but more often I am looking for models for my own continuing education - I'm looking for man ways to put lines together to form images. I'm always trying to re-invent the way I draw. I started this more than 15 years ago and I'm still at it.

- In your new paintings, you re-work up the imaginary "underground" and psychiatric patients' uneasiness: Do you care social problems?

Like I sad previously the whole point in my interest in hospital patients, prisoners, drunks etc. is the search for models to change my own drawings. I have no interest in the problems of psychiatric patients. I'm not a doctor or an art-therapist. I find it useful to observe the way people draw in many situations, not just in hospitals.

- Just 2 years till 2000... Does the future scare you or does it excite you?
Which are the existential tensiousnesses of an artist at the end of a millennium?

I don't believe at all in the hollow symbolism of birthdays, holidays, new years, Christmas, etc. So I intend to ignore the fin-de-siecle- it's just another year!

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