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Juliet Anno 29 Numero 144 ottobre-novembre 2009



Colonia Contemporanea

Stefania Meazza

Prima puntata



Art magazine


Sommario
Ottobre 2009, n. 144


* Copertina di Živko Maruši?

* Biennale: intervista a Daniel Birnbaum, di Annibel Cunoldi Attems

* Biennale: reportage, a cura di Luciano Marucci

* Biennale: reportage fotografico, di Vegetali Ignoti

* Colonia Contemporanea di Stefania Meazza

* “FVG”, di Francesca Agostinelli, 5° puntata, fine

* Ritratto da Milano, di Luca Carrà

* Ritratto da Trieste, di Fabio Rinaldi

* Ritratto da Torino, di Simona Cupoli

* Rubrica di Vegetali Ignoti

* Rubrica di Angelo Bianco

* Notiziario Spray

ecc., ecc.
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Stéphanie Uhres
“Hinterraum” 2009
acrilico su tela, 120 x 110 cm

Mostra personale di Gerard Hemsworth alla Thomas Rehbein Galerie
aprile - giugno 2009

Citando le parole di Heinrich Böll, scrittore tedesco, Premio Nobel per la letteratura per il suo romanzo “Foto di gruppo con signora”, si potrebbe dire che non esiste una sola Colonia, ma tre, quattro, cinque. Senza superare i due milioni di abitanti, questa città ha l’allure di una metropoli, ma anche l’atmosfera rilassata di un piccolo centro urbano, popolare e geloso delle proprie tradizioni: ecco perché si può definire una città bicipite, tricipite, quadricipite. E non solo per l’aria che si respira, fortemente impregnata di cultura renana, classica con forti influssi francesi, ma anche nel mondo dell’arte.
Se consideriamo il mercato, Colonia ne è stata, dal dopoguerra fino alla caduta del Muro di Berlino, il centro preminente della Repubblica Federale Tedesca. La dimostrazione viene dalle sue gallerie, celebri in tutto il mondo, che hanno raggiunto negli anni Ottanta e Novanta un’importanza e un prestigio ancora oggi riconosciuto. Proponendo il lavoro di artisti come Gregor Schneider, Cosima Von Bonin, Matti Braun hanno anche promosso l’arte contemporanea tedesca al di fuori delle frontiere nazionali. Nonostante la vicinanza con altri centri importanti dal punto di vista finanziario (Francoforte sul Meno) e artistico-commerciale (Düsseldorf, sede della prestigiosa Accademia dove insegnò Beuys e dopo di lui altre personalità immancabili della storia dell’arte recente, da Bernd e Hilla Becher a Gerhard Richter, a Tony Cragg), Colonia è stata di gran lunga la capitale indiscussa del mercato dell’arte negli ultimi due decenni prima del 1989.
Poi, molte gallerie si sono spostate nella giovane capitale (per esempio Michael Janssen o Sprüth Magers), altre vi hanno aperto una seconda sede (Daniel Buchholz o Christian Nagel, per citarne due), ma l’importanza del mercato non è calata e la prova più eclatante è Art Cologne, la fiera di arte contemporanea che si tiene ogni anno in aprile e che proprio quest’anno (alla quarantatreesima edizione) ha inaugurato una nuova direzione, affidata a Daniel Hug. Ancora oggi, i grandi collezionisti tedeschi sono rimasti tutti in Renania, dando vita a iniziative interessanti come lo Skulpturenpark di Colonia o i numerosi Kunstverein o il Premio Wolfgang Hahn organizzato dalla Gesellschaft für Moderne Kunst del Museum Ludwig di Colonia.
Ma non si tratta solo di gallerie e di collezionisti, ci sono anche gli artisti. Se è vero che l’Accademia di Düsseldorf ha una reputazione molto più ampia, non può tuttavia passare sotto silenzio la Kunsthochschule für Medien di Colonia, ma neppure il fatto che la scena artistica è caratterizzata da un ampio numero di iniziative autogestite dagli artisti, come spazi espositivi e programmazioni di mostre, oltre al fatto che a Colonia e nella regione renana risiedono alcuni degli artisti tedeschi più significativi degli ultimi
cinquant’anni, da Candida Höfer, a Andreas Gursky, a Gerhard Richter,
a Sigmar Polke.
Per completare il quadro, in questa città hanno la loro sede anche alcune importanti case d’asta e più di quaranta case editrici, alcune delle quali pubblicano riviste specializzate.
E poi, parlando di arte contemporanea, non si può non precisare che questa particolare zona della Germania non si limita a Colonia, ma comprende anche le zone limitrofe, costellate di città industriali ma non prive di una solida tradizione storica, che talvolta condividono programmi, iniziative, personalità, aspirazioni. Dall’estrema propaggine occidentale, dove si trova la città di Acquisgrana, quest’area arriva a nord fino a Düsseldorf, Mönchengladbach e all’agglomerazione urbana della Ruhr, tra cui Essen (che nel 2010 sarà capitale europea della cultura), si estende al di là del Reno interessando anche le cittadine di Wuppertal e di Leverkusen, allungandosi a sud verso Bonn. Chiaramente ogni centro mantiene le sue caratteristiche precipue: Bonn accoglie la scena istituzionale, Aquisgrana deve la sua fama alla collezione del Ludwig Forum für Internationale Kunst, diretto esemplarmente da Brigitte Franzen (curatrice dell’ultimo Skulptur Projekte Münster), Essen ha un profilo più industriale e di riconversione, Colonia e Düsseldorf sono i centri del mercato. Ma la sinergia e il dinamismo, uniti al proverbiale anticonformismo dei renani, ne fanno un importante (e piacevole) distretto dell’arte contemporanea tedesca e europea.

Lilian Haberer e Regina Barunke, curatrici e fondatrici di Projects in Art & Theory (Lilian Haberer, dopo gli studi in Storia dell’arte e in Filosofia a Roma e Colonia, ha collaborato con diverse gallerie e istituzioni ed è stata assistente di Rosemarie Trockel. Partecipa attualmente ad un progetto di ricerca all’Università di Colonia sulle relazioni tra il cinema e l’arte contemporanea. Regina Barunke, dopo una formazione in Storia dell’arte e Anglistica a Colonia, Londra e Manchester, è stata assistente di Andreas Gursky e coordinatore dei progetti alla European Kunsthalle).
Projects in Art and Theory è un progetto nato nel 2008 con una doppia valenza: innanzitutto un’ottica curatoriale e artistica, che si esplicita nell’organizzazione di mostre di artisti internazionali emergenti o affermati, che non hanno ancora avuto mostre personali in Germania. L’attenzione alla teoria invece sottolinea l’originalità del formato delle nostre mostre, l’interesse per la critica e il fatto che lavoriamo in progetti di ricerca in collaborazione con l’Università o altri enti, interrogandoci su quali sono i temi importanti nella teoria dell’arte attuale. Ci siamo rese conto nella nostra carriera che molto spesso si trascura la teoria, mentre gli artisti hanno bisogno di questa dimensione di riflessione, che cerchiamo di proporre attraverso conferenze o incontri con professori, specialisti e gli stessi artisti, invitati a parlare del loro lavoro. Un altro aspetto importante è per noi la mediazione culturale, per questo lavoriamo in rete con l’Università e altre istituzioni formative nell’aerea germanofona, per ora con l’Austria e con la Svizzera. Il fatto di parlare in tedesco è importante per il pubblico, che non è composto solo da specialisti, ma da diverse tipologie di persone, anche semplici curiosi o passanti. Non abbiamo ancora svolto nessun progetto con le scuole, ma siamo in contatto con alcune, tra cui la Kunsthochschule für Medien. Crediamo che Colonia, pur non essendo un centro così rinomato per l’arte contemporanea, rappresenti comunque un’opportunità e si apra sull’intera regione circostante, da Düsseldorf a Bonn. Nonostante negli ultimi anni molte gallerie si siano spostate a Berlino per diversi motivi, per la città in sé e per l’abbondanza di artisti in primo luogo, Colonia sta vivendo ora un momento di vitalità creativa in cui molti progetti vedono la luce, nei musei e nelle gallerie. L’approccio all’arte attuale è molto innovativo, trasgressivo: ci si interessa ad altri formati di mostre e progetti sperimentali, come può dimostrare la recente apertura della Temporary Gallery, lo scorso aprile. E i progetti proposti, diversamente da Berlino, dove si accumulano spesso a scapito della loro qualità, sono sempre validi. È chiaro che quando è caduto il Muro e molti artisti sono partiti nella capitale, si è registrato come una sorta di choc, ma alla fine non pensiamo che sia così importante il luogo dove un artista vive, quanto piuttosto la possibilità di viaggiare e far conoscere il proprio lavoro al di là dei confini ristretti di una città o una regione. Tuttavia, qui si concentrano ancora molte figure storiche, per fare qualche nome Sigmar Polke, Rosemarie Trockel, Candida Höfer, o più giovani come Monika Stricker, Matti Braun. Il vantaggio è che qui la scena artistica è piccola e concentrata, ci si conosce un po’ tutti, ma ciononostante ci sono gallerie celebri come Daniel Buchholz, alle cui inaugurazioni si può incontrare un pubblico internazionale e poi altre gallerie più giovani dove l’atmosfera è più rilassata e informale… forse è una delle conseguenze positive della crisi economica. Inoltre, da alcuni anni, tra i vari spazi espositivi c’è una vera volontà di costruire progetti comunitari, a partire dalle Notti delle Gallerie o dei Musei. La compresenza di gallerie di tradizione consolidata (Daniel Buchholz, Christian Nagel, Gisela Capitain) e altre più giovani (Figge Von Rosen, Hammelehle und Ahrens, Michael Werner…), di importanti luoghi istituzionali (il Museum Ludwig, il Kölnischer Kunstverein, la European Kunsthalle…), di spazi espositivi gestiti dagli artisti con buone programmazioni sperimentali rende questa città particolarmente attiva sul piano delle nuove proposte, eclettiche e di rilievo. Ribadiamo tuttavia la nostra volontà di mantenere uno sguardo aperto al di là delle frontiere nazionali, che vuole riflettersi anche nelle nostre proposte di programmazione. Anche nella ricerca di finanziamenti, oltre alle sovvenzioni locali, ci rivolgiamo ad enti internazionali, come il British Council o la Mondrian Stiftung, sempre conservando la nostra attenzione alla qualità del progetto.

Stéphanie Uhres, artista. (Stéphanie Uhres, originaria di Lussemburgo, si è trasferita nel 2007 a Colonia, dopo aver frequentato la Alanus Hochschule für Kunst und Gesellschaft di Alfter, alle porte di Bonn. Da quattro anni fa parte del collettivo di artisti Support your local artist (s) e da due possiede uno studio al Kunstwerk di Colonia).
Quando due anni fa ho deciso di trasferirmi da Bonn a Colonia, l’ho fatto perché pensavo che qui la scena artistica fosse più grande e quindi più vivace e stimolante. A Bonn, infatti, non ci sono spazi indipendenti o gallerie private, anche se è una città benestante, con una buona vita culturale e ricca di musei, ma l’atmosfera è molto istituzionale. A Colonia, oltre alle gallerie, ci sono alcune associazioni e collettivi gestiti da artisti, per cui non c’è una preponderanza di avvenimenti di calibro istituzionale o un interesse puramente commerciale. Tra questi spazi indipendenti, posso citare per esempio la Simultanhalle, vicino alla cattedrale, alla stazione ferroviaria e il Museum Ludwig, dove vengono proposte mostre personali e collettive di artisti affermati o emergenti, tedeschi o internazionali, con cataloghi che realizzano in collaborazione con la casa editrice Revolver di Francoforte. La Simultahalle è diventata ormai un’istituzione per la città. L’organizzazione è come quella di una fondazione, con un team curatoriale e tutti gli altri ruoli. Altri collettivi affermati e molto attivi sono lo Schnittraum, che è nato nel 1997 dall’idea di due artiste e di un gruppo di storiche dell’arte. Oggi lo spazio espositivo è gestito da Sabine Oelze e Lutz Becker, ma non è diventato una galleria commerciale. Credo che Colonia sia una città interessante e viva, all’ascolto delle nuove idee. Recentemente ha inaugurato il Kunstbar, un bar/club che si presenta come una white cube, vicino alla stazione ferroviaria. Ogni anno (a novembre) un artista diverso, di levatura internazionale, concepisce l’arredamento, ma anche il menu e il programma delle serate, costruendo un vero e proprio concept, come se si trattasse di una mostra in tutte le sue componenti. È un’idea che trovo molto interessante perché permette di sensibilizzare all’arte contemporanea un pubblico diverso che altrimenti non metterebbe mai piede in una galleria o in un museo e di abbattere i muri di cui spesso l’arte contemporanea si circonda. Questo è un problema che Colonia condivide con le altre città tedesche. Un altro aspetto che si può ritrovare in tutta la Germania, è la presenza di un “Atelierhaus”, un edificio destinato ad accogliere studi d’artista, che vengono attribuiti per concorso. Il Kunstwerk, questo è il suo nome, è il più grande Atelierhaus autogestito della Germania, ed è una ex fabbrica di gomma a Deutz, nel quartiere fieristico. Conta complessivamente 75 studi di artisti di ogni disciplina, dalla pittura al design, dalla musica all’architettura. Con le sue mostre e iniziative culturali, come concerti o feste, il Kunstwerk si è fatto conoscere anche al di là delle frontiere regionali: spesso invita artisti o componenti di altri Atelierhaus per degli scambi. Nelle Nacht der Museen o nelle giornate “porte aperte” è possibile visitare gli studi e conoscere gli artisti di persona. Non deve quindi stupire che, terminati gli studi, abbiamo avuto l’idea, io e alcuni miei compagni di studi, di fondare un collettivo. Support your local artist (s) (già dal nome è chiaro l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico agli artisti della regione) è quindi un’associazione di dieci artisti, nata quattro anni fa. All’inizio volevamo semplicemente trovare un luogo a Bonn dove esporre i nostri lavori, ma poi ci siamo resi conto che sarebbe stato più interessante proporre mostre di altri artisti per farli conoscere a un pubblico specifico, che è quello di Bonn, non molto avvezzo a questo tipo di arte molto più “underground” di quella che si vede nei numerosi musei o nel Kunstverein. Così abbiamo cominciato a invitare altre realtà simili autogestite permettendo agli artisti di lavorare una decina di giorni sul posto per realizzare una mostra. L’ultimo collettivo a essere stato invitato è stato il Stellwerk di Kassel, nel dicembre 2008. Rispetto a Berlino, infatti, Colonia ha il vantaggio di trovarsi al centro dell?Europa, vicino a regioni molto calde dal punto di vista dell’arte contemporanea, a pochi chilometri dall’Olanda, dalla Francia, dal Belgio o dalla Gran Bretagna. La sua posizione facilita gli scambi e i rapporti con altre realtà di questi paesi. È chiaro che all’inizio della sua carriera un giovane artista incontra qui delle difficoltà, ma non più che in altri luoghi, come Parigi, Londra o Berlino stessa. A Colonia le dimensioni della città e dell’ambiente dell’arte rimangono pur sempre ridotte, pur essendoci moltissime iniziative interessanti e luoghi viventi, che non hanno nulla di invidiare alle città che ho appena nominato.

Thomas Rehbein
, direttore dell’omonima galleria e tra i membri fondatori della Temporary Gallery. (La Galerie Thomas Rehbein apre nel 1995 a Colonia, con la volontà di mostrare gli artisti della giovane pittura contemporanea, in un periodo in cui la fotografia e l’arte concettuale conoscono un’ampia fortuna. Oggi propone artisti attuali internazionali, come William Anastasi o Gerard Hemsworth, mantenendo un interesse per alcune correnti artistiche degli anni Sessanta e Settanta).
Il progetto della Temporary Gallery è nato circa tre o quattro anni fa da un gruppo di galleristi della città di Colonia, di cui sono il portavoce, che si riunisce una volta all’anno per discutere delle iniziative importanti, dei cambiamenti del tessuto culturale e le posizioni da prendere riguardo alla politica culturale della città. Dopo lunghi dibattiti, il modello della Rental Gallery di New York, cioè di uno spazio espositivo che accolga di volta in volta mostre da gallerie differenti, che affittano lo spazio, ci è sembrato il più interessante. Si tratta della prima galleria in Europa che segue questo modello. Il progetto è oggi sostenuto finanziariamente per l’85 % dal Comune di Colonia. Il presupposto iniziale era di proporre una galleria con una programmazione di qualità di levatura internazionale, per rispondere anche alla partenza di quelle gallerie che rappresentavano la scena estera in questa città. La Temporary Gallery ha inaugurato durante la fiera Art Cologne, lo scorso aprile, con “Tahtakale”, mostra personale di Ergin Cavusoglu presentata da Galerist di Istanbul. Per i progetti futuri, abbiamo già ricevuto richieste dalla Corea, dall’India, dalla Grecia, la Polonia, Italia, da Bruxelles, Parigi, Londra, Atene. Tutte le gallerie americane che avevano presentato domanda all’inizio hanno disdetto, probabilmente a causa della crisi economica. Tutto questo interesse per la scena artistica di Colonia deriva sicuramente dal fatto che questa città ha una tradizione di mercato dell’arte che risale agli anni Sessanta e Settanta. In quegli anni esistevano già l’Accademia di Düsseldorf e il Museo Ludwig, e molto presto si è formata qui una scena artistica conosciuta in tutto il mondo: oggi possiamo contare sul Kunstmuseum e sulla Bundeskunsthalle a Bonn, sul K20 e K21 di Düsseldorf, sul Ludwig Museum, sui musei d’arte contemporanea di Krefeld, Mönchengladbach, Duisburg. Tutte le città, grandi e piccole, posseggono una collezione pubblica di arte contemporanea. E ci sono anche musei nati o finanziati da iniziative private. Il distretto industriale della Ruhr (che si estende dai centri industriali di Mönchengladbach e Krefeld a Wuppertal e Essen, fino al centro manifatturiero di Bielefeld) è stato negli anni Venti e Trenta la più grande area economica in Europa e questo ha significato anche la presenza di famiglie che avevano abbastanza denaro per comprare opere d’arte. Molte persone hanno cominciato a collezionare in quegli anni: i nonni compravano Picasso e oggi i figli o i nipoti comprano Tillmans o Gursky. C’è qui una vera e propria tradizione di collezionismo che affonda le radici in questo periodo. Oggi la fiera Art Cologne, che conosce un nuovo posizionamento, si può definire la migliore fiera da molti anni a questa parte. E, a differenza di Art Basel, dove i collezionisti giungono apposta dall’estero, ad Art Cologne invece sono i collezionisti locali che comprano. Ciò spiega l’interesse che riveste per gli stranieri un luogo come la Temporary Gallery. La mostra che è in corso attualmente, presentata dalla Herna Hecey Gallery di Bruxelles, è già stata visitata da numerosi collezionisti, alcuni dei quali molto giovani. Gli artisti che vengono mostrati qui a Colonia hanno buone possibilità di vendere i propri lavori e di stabilire contatti con questa costellazione di collezionisti e con il sistema delle gallerie. Questa struttura solida di mercato non è presente, se non in minima parte, in altre città, per esempio ad Amburgo o a Francoforte. Si potrebbe dire che siamo la miniera d’oro della Germania. Inoltre, se è vero che molti artisti e alcune gallerie sono partite negli ultimi anni per stabilirsi a Berlino, molti artisti stanno ritornando oppure abitano in entrambe le città. A Berlino, sebbene l’atmosfera sia dinamica e attiva, non c’è alcuna possibilità di sopravvivenza o di mercato.

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