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Juliet Anno 26 Numero 127 aprile 2006



P.P.P. Premiata Ditta s.a.s



Art magazine
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Premiata Ditta sas, Senza titolo, 1991

Premiata Ditta sas, Rock’n Roll: Flussi migratori nel mondo, 1993

Premiata Ditta sas, Vous etes ici, 1994

Page Proprieties Project dedica il suo spazio-pagina a Premiata Ditta, nome societario usato da Vincenzo Chiarandà dal 1978 affiancato dal 1984 da Anna Stuart Tovini. I due soci nel 1990 registrano il nome come società in accomandita semplice (s.a.s.). In un primo tempo la loro opera verte decisamente sull’esibizione della loro stessa esistenza, come metafora, simulacro ironico e celibe della macchina dell’organizzazione d’impresa.
I loro progetti mirano a un coinvolgimento diretto del fruitore mediante strumenti come l'intervista e il sondaggio creando occasioni di incontro tra pubblico, artisti e critici, studiosi di diverse discipline e manager.
Dal 1995 questi assunti hanno un canale di sviluppo in Internet ove Premiata Ditta insieme a Emanuele Vecchia crea il sito UnDo.Net, un network di riferimento della rete dedicato all’arte contemporanea.
Come le altre operazioni relazionali la creazione di UnDo.Net è da intendersi a tutti gli effetti un’operazione d’arte, e come tale è stata presentata in diverse mostre, fra le più significative: 48a Biennale Arte Venezia; XII Quadriennale d’Arte “Proiezioni 2000”; “Generazione Media” - Triennale di Milano.


Per il vostro gruppo di progetto è fondamentale il confronto con chi parla linguaggi contigui o totalmente altri rispetto a quello specifico dell'arte. L’arte ha bisogno dell’ibridazione?
“Proponiamo un esempio di procedura di lavoro artistico a tutto campo per cui l’artista è in grado di creare eventi coordinati tra loro e con la realtà circostante, creando una nuova rete di relazioni. Nel nostro caso un progetto articolato sta alla base di diverse operazioni che sostituiscono l’opera con cui l’artista normalmente metaforizza fatti o contenuti teorici.
L’opera si presenta come raffigurazione, l’operazione come un fenomeno in atto in cui è prevista una componente di indeterminatezza dovuta anche alla partecipazione attiva di co-autori. In quest’ottica cambiano anche la figura dell’artista e quella di prodotto artistico e diviene fondamentale il contributo di tutti coloro che partecipano alla costruzione dell’evento."
(Tratto dal nostro testo di presentazione di “Come l’artista influenza l’impresa, come l’impresa influenza l’artista”, conferenza organizzata da Premiata Ditta presso il Circolo della Stampa di Milano, aprile 1992).

I vostri primi lavori si risolvono nella semplice autopresentazione della società e la sua attività è fatta coincidere con la stessa esistenza fisica dei suoi soci. Una sparizione dell’oggetto artistico?
“Il nostro prodotto non è vendibile ma siamo sicuri che qualcuno continuerà a trovare il modo per comprarlo” (era il titolo di un nostro “oggetto promozionale” realizzato per “Il Faut construire l’Hacienda”, a cura di Nicolas Bourriaud e Eric Troncy, CCC di Tours, 1992 e “Italia ‘90: Ipotesi Arte Giovane”, Fabbrica del Vapore, Milano 1990).
“La nostra materia prima generalmente si presta volentieri. Voi siete la nostra materia prima. E voi sapete che Premiata Ditta sta portando avanti un progetto che vi coinvolge direttamente. Un progetto che vuole stimolare la partecipazione attiva delle persone attraverso operazioni differenziate, pubblicazioni, mailing, sondaggi d’opinione. Ecco perché ci presentiamo alle esposizioni con il nostro stand, dove distribuiamo materiale informativo, raccogliamo nominativi, stabiliamo un dialogo diretto con voi”. (Estratto dal nostro depliant distribuito nella mostra “Mondana”, presso la Sala 1 di Roma, 1989).
"Con comunicati, test e questionari creavamo una specie di loop nel quale il pubblico, il soggetto, era al centro dei discorsi, si rendeva conto di essere al centro di quello che stava conoscendo. Il nostro lavoro era quindi fondamentalmente immateriale pur non avendo niente a che fare con la performance”. (Dall’intervista a Premiata Ditta di Biagio Cepollaro, pubblicata su Baldus n.3, 1995).

Avete affermato: “Il vero motivo d'essere della Premiata Ditta sta in una ridefinizione del ruolo dell’artista nel sistema sociale attuale. L’artista porta senso nel momento in cui, come lo scienziato o il filosofo, muovendo da concetti e fenomeni quotidiani sviluppa possibilità interpretative e conoscitive ulteriori”. Vi ponete dunque fra estetica relazionale e la socially engaged practice?
“Il nostro era un lavoro di rottura molto duro, senza pause poetiche (...) Fin dai primi tempi il nostro modo di porci, impersonale perché con un marchio, e di esprimerci era una reazione alla comoda vaghezza del sistema dell'arte (...). Quello aziendale non appariva il solo linguaggio dell’avversario perché quello poetico degli artisti che decoravano il presente non era per noi meno fastidioso. Usare nell’arte certe parole e definire chiaramente certi meccanismi era un po’ come scoperchiare la pentola. Contemporaneamente vestire i panni del mostro rendeva evidente una realtà che nell’ambiente artistico e culturale sembrava non toccare nessuno. L’aspetto pervasivo dell’economia era, in buona o cattiva fede, ignorato. Il virus assume i connotati della cellula che lo ospita, ma non fa finta, diversamente non porterebbe nessuna modifica”. (Dall’intervista a Premiata Ditta di Biagio Cepollaro, pubblicata su Baldus n.3, 1995).

La Net Art è nata formalmente nel 1995, quando l'artista Vuk Cosic adottò il termine, in opposizione all’arte in Rete (art on the net). La vostra produzione attuale è veicolata quasi esclusivamente attraverso il web, quale è la vostra visione della produzione artistica per e sulla rete?
"Dieci anni fa (e forse più) parlare di arte in rete, o di arte telematica, significava circoscrivere un ambito teorico e operativo forse vago, ma sicuramente molto riconoscibile.
Da un lato si indicavano con questa formula le operazioni che venivano pensate, progettate e realizzate utilizzando gli strumenti della telematica (valgano come esempio le esperienze pionieristiche della fine degli anni ‘80 di operatori come Roy Ascott e Robert Adrian, e in Italia di gruppi come Ars tecnica o Estetica della comunicazione); dall’altro lo specifico del mezzo coinvolgeva anche tutto un ambito teorico e progettuale che, richiamandosi a esperienze già presenti in embrione nel lavoro delle avanguardie storiche più eversive, aveva traversato tutto il XX secolo, predicando e praticando la fine dell’arte come attività separata e sperimentando un suo coinvolgimento nell'esistenza quotidiana come strumento di produzione sociale di pratiche comunitarie alternative a quelle diffuse nel corpo separato della società borghese, un’arte quindi che si voleva campo di sperimentazione concreta e possibile realizzazione profetica di utopie sociali (non a caso le prime sperimentazioni di arte telematica si fanno risalire, piuttosto che alle figure tradizionali di singoli artisti eroi, a gruppi di attività, spesso vicini a gruppi attivi in ambito politico-sociale)”. (“Making Art on the Web”, convegno organizzato da UnDo.net il 9 Novembre 2002 a Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Biella. Estratto del testo a cura di Francesco Galluzzi e Claudio Parrini pubblicato su www.undo.net/gates - Gates n. 3)

UnDo.Net è creatore di numerosi progetti online. Citando De Kerckhove possiamo parlare di tagging ovvero di progetti di condivisione e obiettivi. Quale è il vostro approccio alla progettazione estetica?
Parlando di uno dei tanti progetti che compongono il network, senz’altro quello più conosciuto è Pressrelease, un processo collettivo, interattivo e condiviso con le migliaia di persone e istituzioni che fanno la cultura ogni giorno e la comunità di coloro che sono interessati all’arte: “La cultura come ecosistema: Pressrelease - dove tutto è in relazione, territorio d’incontro, luogo senza confini geografici per una lettura trasversale delle informazioni, per l’approfondimento e la conoscenza” (Questo messaggio apre la newsletter di Pressrelease che informa oltre 24.000 persone ogni giorno di tutti gli eventi culturali italiani e stranieri).
“Da un progetto d’artista come UnDo.Net ha preso il via nel 2003 ‘Synapser’, un progetto dedicato ai giovani curatori italiani (…). L’idea di attivare un gruppo di curatori che abbiano in comune una logica di networking è nata dal fatto che abbiamo osservato quante difficoltà debbano affrontare i giovani curatori italiani oggi. (…) Abbiamo definito Synapser “tessitore di connessioni” perché ci interessano il pensiero, le relazioni e le interazioni. Cioè quei processi che stanno dietro, durante e dopo la produzione artistica.” (dal Focus n. 34, pubblicato in occasione del convegno ‘QUI. New release. Percorsi, progetti e pensiero della nuova generazione di critici e curatori italiani’ che abbiamo organizzato alla GAMEC di Bergamo nel giugno 2004 in collaborazione con Giacinto Di Pietrantonio).
Questo come altri progetti UnDo.Net si stanno sviluppando anche fuori da internet attraverso incontri pubblici realizzati in collaborazione con istituzioni e imprese; inoltre stiamo lavorando a iniziative che intendono portare l’arte contemporanea sempre più fuori dai circuiti specializzati.

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