L'edicola digitale delle riviste italiane di arte e cultura contemporanea

::   stampa   ::   Invia
  ::   playlist   ::   Commenti

Juliet Anno 21 Numero 120 dicembre 2004 - gennaio 2005



Any Dalì

Angelo Bianco



Art magazine
ARTICOLI DAGLI ALTRI NUMERI

Brigitte Vincken
Jonathan Turner.
n. 166 febbraio-marzo 2014

Carlo Fontana
Giulia Bortoluzzi
n. 165 dicembre 2013-gennaio 2014

Karlsruhe ZKM
Emanuele Magri
n. 164 ottobre-novembre 2013

Jacopo Prina
Alessia Locatelli
n. 163 giugno-luglio 2013

Santiago Cucullu
Antonella Palladino
n. 162 aprile-maggio 2013

Christian Fermo
Stefano Cangiano
n. 161 febbraio-marzo 2013


Salvador Dalí - Disintegrazione della persistenza della memoria 1952-54 olio su tela cm 25,4 x 33

Salvador Dalí - Dali da dietro che dipinge Gala da dietro resa eterna da sei cornee virtuali.

Richard Alden Griffin - Poster

'Sai qual e' la differenza tra uno snob e un dandy? Lo snob e' uno che diventa pazzo per essere invitato a una festa, un dandy e' uno che fa l'impossibile per essere cacciato dalla festa'.
Salvador Dalì, Diario di un genio


Salvador Felipe Jacinto Dali' y Domenech ha sempre cercato di farsi cacciare dalle 'feste': dalla sua famiglia di Figueras, dall'Accademia di Madrid, dalla Catalogna, dagli incontri dei surrealisti, dal gota degli intellettuali di sinistra per il suo filo-franchismo… In occasione del centenario della sua nascita Palazzo Grassi a Venezia ospita una mostra monografica dedicata al maestro. Oltre 150 oli provenienti dal Centro Arte Reina Sofia di Madrid, dal Museo Dali'di St. Petersburg in Florida e da collezioni pubbliche e private. Una rassegna co-curata da Dawn Ades, (autorità internazionale nel campo degli studi daliniani) e da Montse Aguer (direttrice del centro studi della Fondazione Gala-Salvador Dali' di Figueres), e supportata da uno spettacolare allestimento dell'architetto Oscar Tusquets; insomma, l'antologica piu' importante sull'artista dopo quella tenuta a Parigi al Centre Pompidou nel 1979.

Il progetto espositivo propone un Dalì al 'plurale' documentando la poliedricità dell'artista non solo pittore ma anche scrittore, scenografo, poeta, stilista, regista e scultore. La mostra, oltre alle opere del maestro, ri-propone in un certo qual modo il valore e la funzione che il Surrealismo ha avuto nella storia della cultura e dell'arte europea e mondiale. Nel campo delle arti figurative il movimento elesse tra i propri maestri ispiratori artisti quali: Paolo Uccello, William Blake, Odilon Redon, Füssli, Van Gogh, Arcimboldo, il Piero di Cosimo delle evocazioni dionisiache, il genio ossessivo di Bosch, il Dürer delle allegorie. Cio' che accomunava questi artisti al Surrealismo era l'accostamento di razionale e irrazionale, di evidente e nascosto, di dati del sonno e della veglia. Non imagerie sconclusionata ma solo quella necessaria mettere a nudo i simboli e le immagini della mente. Attraverso tecniche non tradizionali (frottage, collage, fotomontaggi), i surrealisti erano alla ricerca dell'espressione spontanea e random di elementi onirici e inconsci. Contrari a ogni logica formale, a ogni separazione di campo tra discipline, ambiti culturali, piani espressivi, hanno tentato nelle loro opere di suggerire imprevisti links tra vita sensoriale e immaginazione. Alla metà degli anni Venti aderirono al Surrealismo MaxErnst, Jean Arp e Man Ray, ai quali si unirono poi per un breve periodo Alberto Giacometti, René Magritte, André Masson, Joan Miro' e Yves Tanguy e lo stesso Salvador Dali' che si avvicino' al movimento nel 1930, ma, in seguito, accusato di perseguire esclusivamente interessi privati e commerciali, ne fu allontanato. Ebbero forti consonanze con il surrealismo anche Henry Rousseau, Marc Chagall, Giorgio de Chirico, Marcel Duchamp, Paul Klee, Francis Picabia e Pablo Picasso; nessuno di essi, tuttavia, aderì in maniera formale al movimento.

Ancora oggi la letteratura, la pittura, la scultura, il teatro, il cinema, l'arte risentono della lezione surrealista: basti pensare che per spiegare un'immagine, una scena incomprensibile caratterizzata da accadimenti irreali, o semplicemente immersa in un'atmosfera misteriosa si e' ormai soliti ricorrere al termine 'surreale' (basti pensare al filone cinematografico che accomuna: Fellini, Greenway, Lynch, Russell e Jarmusch). Col Surrealismo l'anima diviene tema cardine nella storia della cultura, della letteratura, dell'arte. Il messaggio surrealista subirà modifiche, alterazioni, adattamenti secondo i tempi, gli ambienti, gli autori e, tuttavia, diverrà costitutivo della modernità se si pensa che molti linguaggi di questa, e non solo quelli artistici, usano ormai immagini, segni, simboli che alludono a realtà diverse, nascoste, che per essere capiti richiedono di procedere per collegamenti e intuizioni, proprio come davanti a un quadro di Dalì o ad una scena di Bunuel. Il movimento surrealista, quindi, ha rappresentato un momento totalizzante dell'avanguardia senza per questo maturare una poetica, un percorso estetico univoco, uno stile nel senso classico del termine, perché fondamentalmente il Surrealismo e' una pratica di vita. L'idea infatti era quella di allargare il piu' possibile la sfera della coscienza, sia individuale sia collettiva, a partire dall'eliminazione della dicotomia diurno-notturno che struttura la nostra vita. Con questa corrente artistica vennero tematizzati il risveglio dell'immaginazione, la deriva del desiderio e l'abbattimento delle convenzioni della morale borghese. Venne teorizzato il superamento delle categorie di giudizio, delle contraddizioni e degli opposti. Si parlo' di riconciliazione delle coppie dialettiche anima-corpo, ragione-immaginazione, veglia-sogno, razionale-irrazionale; il desiderio fu considerato la molla e il motore creativo per raccordarsi armonicamente con la realtà esterna. Quest'ultimo principio regolatore del Surrealismo ancora oggi 'scorre' nella storia dell'arte contemporanea in opere come le ambientazioni di Mark Tansey, nei soggetti antropomorfi di Milan Kunc, nella pittura di Julie Speed, nel continuo flusso di colori e biomorfismi di Peter Schuyff o nel gusto della composizione di George Condo. Tra questi artisti contemporanei e i surrealisti sembra allora che esista un'affinità. Diciamo un rapporto simile a quello che Breton vide tra l'arte dei propri compagni e quella di alcuni loro predecessori succitati. C'e' inoltre, in questi artisti, una certa tendenza all'automatismo grafico che li accomuna ancora piu' strettamente alla matrice surrealista. Partendo dal concetto di automatismo e di gioco del pensiero, si puo' estendere l'affinità col Surrealismo a tutta la corrente del Graffitismo: dal veloce segno di Haring che collega libere asso­ciazioni mentali, ai 'pezzi' dei graffitisti meno conosciuti che attraverso i vari stili (Wild, Bubble e Block style) sfidano ogni razionalità grammaticale-compositiva, fino ad arrivare a una corrente grafica che accomuna Rick Griffin, Alton Kelley, Stanley Mouse, David Singer, Gary Grimshaw e Martin Sharp, autori di opere visionarie protagoniste dell'arte psichedelica. Infatti, se il Surrealismo e' nato in Europa, e' in America che ha trovato i suoi risvolti piu' originali. Si puo' tracciare una ideale linea di continuità che, partendo dal 1936, anno della prima mostra al MoMA di New York, arriva ai nostri giorni. Nel 1941, Ernst, Matta, Duchamp, Tanguy e lo stesso Breton, a seguito dello scoppio del secondo conflitto mondiale sbarcano negli Stati Uniti, dove nel giro di pochi anni il Surrealismo viene assorbito dagli artisti americani fino a divenire uno degli statments della loro evoluzione culturale a stelle e strisce. Gorky, Siqueiros, Motherwell e soprattutto Pollock subirono profondamente il fascino di Ernst (una fascinazione che si e' poi rinnovata anche nei decenni successivi, se si pensa a certo graffitismo degli anni Ottanta). Proprio in America Max Ernst invento' lo swinging, quel processo di sgocciolamento del colore che Pollock avrebbe poi fatto suo e introdotto tra le tecniche dell'Action Painting.Ancora, fu proprio la corrente surrealista a stimolare il formarsi del linguaggio psicografico di Arshile Gorky, e a condurre la sua gestualità creativa ai confini dell'automatismo e vale anche la pena di ricordare che nel 59 a Parigi la Xe'me Exposition Internationale du Surrealisme ebbe tra gli artisti partecipanti Robert Rauschenberg e Jasper Johns. Action Painting, Pop, Graffitismo, culture Beat, Psichedeliche e Hippie: il filo rosso surrealista traspare in modo piu' o meno evidente, tra le maglie dell'arte americana. In Europa invece, il movimento si e' perso in un crogiuolo di nomi rimasti per lo piu' sconosciuti, ma autori contemporanei dell'importanza di Walter Dahn o Jiri Georg Dokoupil, hanno dimostrato quanto il Surrealismo sia stato fertile anche per la loro ricerca estetica. Il Surrealismo americano e quello europeo dunque presentano caratteri stilistici e sviluppi diversissimi tra loro, ma cio' che coagulava allora, e connette oggi, tante diverse esperienze creative e' l'adesione a una pittura irriflessiva che puo' implicare il sogno, il gioco dei simboli, la fantasticheria e il delirio della mano.

  Share