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Juliet Anno 20 Numero 111 gennaio 2003



Paolo Chiasera

a cura di Elena Zanichelli



Art magazine
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OSSERVAZIONI PERMANENTI dvd loop OSSERVAZIONI PERMANENTI dvd loop courtesy galleria Massimo Minini, Brescia

EQUILIBRIO PARALLELO film , 3' , dvd courtesy galleria Massimo Minini, Brescia

Cellspacing, 2002. Exit, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

Intervista a Paolo Chiasera, di Elena Zanichelli

Elena Zanichelli: Che ti ha (ri)portato a Berlino dopo il tuo lungo soggiorno nel 2001? Che ti aspettavi
e che hai (ri)trovato? Perché ti sei trasferito nella inflazionatissima Schönhauserallee? Come sono i tuoi vicini?
Paolo Chiasera: Berlino è una città dove fa freddo, la vita è dura perché d'inverno alle tre del pomeriggio è buio, spesso piove, ma il lavoro cresce.
Nell'inflazionatissima Schönhauser allee ho trovato un appartamento con box-window con pavimento riscaldato - non è poco per le 16 ore impiegate per trovare casa.
Non conosco ancora i miei vicini.

E. Z.: Ci sono stati contatti con altri artisti particolarmente produttivi? Mostre/collezioni pubbliche rivelatrici? Con che galleria ti piacerebbe lavorare e perché?
P. C.: Ho visto diverse mostre ma la genialità di Berlino non è in superficie---è un flusso che scorre e si afferra pian piano.
Gli spazi interessanti sono diversi.

E. Z.: Tra gli altri lavori (sinora) realizzati qui, 20° livello (2001) è certamente il più forte d'impatto. A proposito di questo video hai parlato di messinscena random a partire dalla struttura del videogame, "proiezione alterata del nostro relazionarci con lo spazio e col tempo" (ti cito). Quale sarebbe (sempre esista) la proiezione 'non' alterata del nostro relazionarci con lo spazio e col tempo (il punto di partenza, in somma)?
P. C.: Io non lavoro sull'impatto - sono più interessato all'implosione che all'esplosione.
20° livello è una dimensione che si chiude in sé stessa per proporre vie d'uscita solo mentali.
È logico che essendo soggettivo il nostro quotidiano, nel senso che ognuno se lo vive con la sua testa, la relazione spazio temporale si sviluppa in una alterazione non quantificabile in uno standard.
Il videogame invece essendo una astrazione della nostra esistenza vive in una standardizzazione universalmente condivisa. Basandosi su parametri ripetibili perché appartenenti al patrimonio visivo di una collettività era il luogo mentale migliore nel caso di 20° Livello per creare un ragionamento basato su immagini.

E. Z.: Il video si basa su una struttura narrativa centripeta, dando l'impressione che, al 20° livello, effettivamente qualcosa debba succedere. Il ritratto di Diego Velázquez che hai definito come "elemento di fuga" sarebbe allora la principessa/ pittura da salvare-(falso) pretesto per un'azione da cardio(de)Palma (Brian)? Che ruolo gioca il soundtrack?
P. C.: Velázquez in 20° Livello è metafora dell'idea di rappresentazione-basta che pensi a Las meninas e capisci quello che intendo dire-quel ritratto di signora è una forma aperta, "significante", metafora di una via di uscita che al 20Livello si può attuare solo attraverso una proiezione mentale-come, del resto, nella vita di tutti i giorni. Non tentiamo sempre di uscire da noi stessi per essere ciò che vogliamo? "Come si diventa ciò che si è" non l'ho scritto io.
20° Livello è uno spazio fisico, non è concepito come piccola proiezione, il sound come le immagini deve essere abitato, gioca quindi un ruolo importante.

E. Z.: Mi sembra che in molti tuoi lavori, (due esempi per tutti: Riflettondo-ci, 2000, ed Equilibrio parallelo, 2001), la forte autoreferenzialità e certa (a)narratività rimandi alla prima ricerca di Bruce Nauman, o più genericamente ad una 'visualizzazione' di scambio d'effetti tra esperienza del corpo e dello spazio già inerente molte/i esperi- enze/menti collocabili tra fine anni Sessanta / inizio Settanta. Nauman parla(va) di acquisizione di forme particolari di coscienza nella realizzazione di determinate attività fisiche. Come si relaziona il tuo rapporto con la video-art 'storica' e con la messinscena nei tuoi autoritratti/ soliloqui?
P. C.: La mia presenza si pone come pietra di paragone tra i diversi piani che attraverso il lavoro metto in scena, si tratta di una dimensione non personale ma condivisibile da tutti. Del cinema sperimentale puoi ritrovare la camera fissa, anche se si tratta di un utilizzo dettato da altri parametri e da altre esigenze-mi interessa il concetto di struttura e l'organizzazione dello spazio piano.
La relazione corpo spazio credo che esista da quando siamo al mondo, senza bisogno di rintracciarne legami con la storia del video.

E. Z.: A proposito di Equilibrio Parallelo, 2001, parli della presenza di una "dimensione performativa che assume un significato politico". In che modo la ripetitività afferente i "circuiti chiusi" di (alcune ) delle tue azioni determina il processo di (ri)significazione e/o cambiamento da un equilibrio all'altro e/o (ri)crea i due piani di percezione- che tu hai definito rispettivamente realtà empirica e realtà onirica? E dove/ da che parte sta il significato politico? Nel 'privato' (del tuo studio)?
P. C.: Credo che concetti universali come vita, morte, libertà, fede. tutti punti toccati dal pensiero politico non serva "esagerarli" per porli come materia di ragionamento-esiste una linea più sottile e secondo me più interessante, che è quella della metafora. Il mio non è un lavoro politico ma credo che l'utilizzo di luoghi legati al concetto di utopia-la memoria di una architettura di un luogo in 20° livello, la ricostruzione del mondo operata dal cinema in Equilibrio parallelo, i rapporti tra individui in Scarface (2001), i messaggi televisivi incontrollati durante lo zapping (Riflettendo-ci, 2000) ed il nostro relazionarci con essi siano alla base del pensiero politico nel momento in cui attraverso l'arte si possono regalare delle possibilità o sollevare dei quesiti sul nostro relazionarci con i luoghi della modernità. Lo stato ansioso e la tentata fuga dalla dittatura sovietica possono essere espressi anche da me che corro all'interno di una di quelle case (20° Livello) senza bisogno di scomodare persone che hanno vissuto il regime per intervistarle e chiederle come stanno.

E. Z.: Ma quella di Berlino è/ sarà vera gloria?
P. C.: Credo che il concetto di gloria sia spesso legato al concetto di "trasformazione"-Berlino è una citta dove si sente il bisogno di costruire qualcosa,ed è proprio nella distanza in cui abita il progetto, più del risultato finale, che abita "la vera" gloria di cui mi parli.

E. Z.: Paolo, grazie per questa conversazione.

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