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Juliet Anno 20 Numero 108 maggio/giugno 2002



Fausto Gilberti

A cura di Michela Arfiero

Intervista



Art magazine
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Fausto Gilberti, Parental Advisory, Galleria Perugi artecontemporanea

Fausto Gilberti

Fausto Gilberti, Il solito gruppetto, 1999 olio su tela. Da http://www.geocities.com/soho/suite/7360

Michela Arfiero: Fausto, ho letto che sei nato in una roulotte, che idea nasconde questa tua nascita?

Fausto Gilberti: Ogni artista che si rispetta, soprattutto nel passato, è protagonista di una leggenda, di un mito, che ne alimenta la fama e l'importanza! Così, anch'io sono nato in una roulotte e ho avuto una vita piena di ostacoli e di stranezze fin dalla nascita! Però non mi sono mai drogato, neppure uno spinello!

M. A.: L'ironia è un tuo modo per lasciar intuire?

F. G.: Intuire che cosa? Sono sempre ironico, anche nella vita di tutti i giorni! Ma, anche un po' malinconico.

M. A.: Nei tuoi quadri affronti tematiche differenti, cosa ti porta a sondare un soggetto?

F. G.: Chi lo sa? Come faccio a spiegare? Vediamo... leggo un libro, guardo un film, vedo una mostra. Poi, penso... attratto da aspetti diversi, strani, spesso da quelli più cupi e ossessivi. Tutti fili apparentemente slegati; ma un bel giorno o, una bella notte - visto che vado sempre a letto molto tardi - tutto prende forma e mi si accende una lampadina.

M. A.: La tua è anche una ricerca sulla pittura?

F. G.: Sì, mi interessa la pittura, anche se, tra i miei artisti preferiti e di riferimento non ci sono pittori! Utilizzo la pittura e il disegno perché sono dei mezzi semplici per mettere in opera le idee, senza bisogno di nessun aiuto, puoi fare tutto da solo. È anche una magnifica sfida. La pittura ha una storia molto lunga, è stata fatta, capovolta, distrutta, rifatta, eccetera... eccetera. Non è facile riuscire nell'impresa di rinnovarla; prima o poi mi stuferò e, allora... magari farò il musicista, oppure il barista.

M. A.: E il disegno?

F. G.: Il disegno è il primo passo. Disegno molto, poi scansiono o scannerizzo (come si dice... vattelappesca) tutti i miei disegni. Li modifico al computer, studiando la composizione e calibrando i pieni e i vuoti, i bianchi e i neri! Quando sono soddisfatto di un'immagine, allora, la riproduco sulla tela in proporzione alle dimensioni finali del quadro.

M. A.: Nella tua ultima personale, Parental Advisory, hai esposto dei disegni, un quadro e un'installazione di zainetti neri, un progetto complesso...

F. G.: Allora, è una storia lunga. Ero interessato al gesto che i ragazzi compiono quando decorano il proprio zaino di scuola con scritte e disegni che raccontano le loro passioni, i miti, le idee. Poi, il discorso si è allargato in un progetto articolato sulla violenza schierata che utilizza simboli, emblemi e oggetti per identificarsi. Ho pensato a gruppi di estrema destra perché utilizzano il nero e perché in loro c'è un forte senso dell'ordine, aspetti che desidero siano evidenti, dal punto di vista formale, nella mia opera in generale! Quindi, come dire, ho appoggiato la causa solo per un interesse puramente legato alla forma e all'estetica. Definendo il progetto e i diversi lavori, nonché la scelta di come costruire l'installazione degli zaini, ho scoperto che anche i blac bloc hanno abbandonato il rosso per il nero come colore simbolo della loro identità. Nelle immagini di Genova ho notato che avevano un modo di presentarsi molto marziale! Poi, ho letto No Logo, il libro di Naomi Klein e ho scelto il tipo di zaino.
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A cura di Michela Arfiero

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