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Il mio personalissimo centenario del geniale movimento ideato da Filippo Tommaso Marinetti si è chiuso di corsa, dinamicamente, in pieno spirito futurista dentro uno dei luoghi più famosi al mondo: il Circo Massimo. Si è chiuso tra centinaia di fasci di luce proiettati dalle pile portate in fronte dagli atleti che partecipavano, come me, in una umida notte di fine estate, alla prima Corsa Futurista (dieci chilometri di dinamismo + sudore + terreno sferrato dai secoli).
La gigantesca proiezione della storica frase che chiude il Manifesto Futurista "Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo ancora una volta la nostra sfida alle stelle..." illuminava gli spalti tra il Palatino e l'Aventino mentre dalle enormi casse la voce di Filippo Tomaso Marinetti, su un tappeto di musica elettronica, pompava sangue nei muscoli, incutendo coraggio e temerarietà allo spirito di chi (come il sottoscritto), in un campo di calcio è più avvezzo al volo tra i pali che allo scatto sulla fascia.
Alzando lo sguardo affaticato, dopo tre dei sei giri, ho visto una stella.
Era la più luminosa del cielo. Era Luce che lasciava una scia eterea sopra la città Eterna. Volgendo poi lo sguardo verso gli spettatori ho visto gli occhi di Francesca, la sua dolce presenza rassicurante. Ai meno esperti di Futurismo potrebbero sembrare immagini romantiche, passatiste, per niente futuriste e invece rivelano la grande umanità e sensibilità che furono il motore del Movimento Futurista.
Ho avuto l'onore di conoscere questa humanitas grazie a due componenti della famiglia Marinetti, sempre attente ai valori interpersonali, alle sensibilità di chi come loro ha avuto ed ha una visione di estrema fiducia verso il futuro: Luce e Francesca, figlia e nipote di Filippo Tomaso Marinetti.
La gara si è chiusa, ma il mio cuore si è riaperto di emozioni esplosive come le parole in libertà. Anche questo è stato il Futurismo, ma è un aspetto poco conosciuto del movimento studiato quasi sempre in modo superficiale e sempre sul filo di lana del pregiudizio storico-politico.
Avere l'opportunità di conoscere le gesta marinettiane attraverso i brillanti racconti della figlia, sorseggiando un drink nel suo salotto romano, è stato un privilegio indimenticabile pari a quello di essere - nell'anno del centenario - un portavoce di quello spirito energico e rivoluzionario insieme alla nipote Francesca, figlia di Luce.
Luce si è spenta pochi mesi fa concludendo anche lei il suo giro e la sua gara. Ha dedicato una vita intera a far riscoprire in Italia e in tutto il mondo l'avanguardia delle avanguardie, l'unica corrente artistico-culturale italiana del ‘900 che abbia raggiunto fama mondiale.
Il suo giro si è chiuso proprio nell'anno del centenario come a voler sottolineare il raggiungimento di un obiettivo. Perchè è proprio grazie a Luce, terza figlia di Filippo Tomaso Marinetti, se il Futurismo è stato raccontato con quella giusta dose di ironia e con quella giusta visione di grande apertura nei confronti del prossimo che furono caratteristiche fondanti della personalità del padre. Il teatro di vita di piazza Adriana, sede romana e luogo d'incontro degli artisti del Movimento Futurista, affascinavano lo sguardo di una bambina che nascosta dietro le tende dei saloni spiava il più bel gioco che potesse esistere: il gioco d'arte di suo padre.
Quello sguardo le è rimasto stampato in viso per tutta la vita e lo ha poi tramandato alla figlia. Lo conservo gelosamente nel mio cuore che futuristicamente si alimenta di magnifiche utopie da raggiungere. Futurista lo sono sempre stato, senza nemmeno sapere di esserlo. Essere considerato tale dalla Famiglia Futurista mi riempie di gioia e della voglia di poter credere che sia possibile costruire qualcosa di positivo attraverso l'arte.
Questo è l'enorme significato, oggi, della parola Futurismo, al di là delle parole incendiarie e provocatorie lanciate dai manifesti un secolo fa. Bisogna agire, battersi con slancio per portare avanti progetti legati all'arte e alla cultura, provando a superare le enormi barriere che sembrano insormontabili. Dopo "Donne-Velocità- Pericolo" porto in scena tra pochi giorni "Bang Bang!!".
Cento anni fa Martinetti scriveva "...Come invidio gli uomini che nasceranno un secolo nella mia bella Italia, interamente scossa, vivificata dalle nuove forze elettriche....."
Mi interessava raccontare com'è quest'Italia annichilita e per niente futurista di oggi, un po' per tranquillizzare Filippo Tonmaso Marinetti che in fondo non si sta perdendo niente di che....e un po' per ripercorrere cento anni che vanno dal Futurismo al Nichilismo con la speranza che possano nascere tanti altri Marinetti che come lui abbiano il coraggio di combattere per l'arte, panacea del vivere. Che abbiano la forza come mi scrisse Luce di "...tuffarsi nella dinamica corsa dei secoli della vita, modellando i grani d'Ideale che la vita stessa cosparge tutt'intorno, come spuma di invisibili flutti poetici".
A chi crede, a chi sbaglia, a chi combatte
Edoardo Sylos Labini
ATTORE (e futurista)
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