Ex Chiesa Anglicana ECAA
Alassio (SV)
via Adelasia, 10 (dietro la Stazione Ferroviaria)
0182 648078
WEB
Massimo Pulini
dal 28/4/2007 al 2/6/2007
giovedi' - domenica 15-19

Segnalato da

ex Chiesa Anglicana




 
calendario eventi  :: 




28/4/2007

Massimo Pulini

Ex Chiesa Anglicana ECAA, Alassio (SV)

Certi sguardi della pittura. La mostra presenta un confronto tra due importanti serie pittoriche: i dipinti in bianco e nero a olio su "radiografie" mediche - degli anni che vanno dal 1989 al 1996 circa - e le piu' recenti "termografie" iniziate nel 2000 e realizzate con smalti industriali su radiografie e su laminato, dai forti effetti coloristici.


comunicato stampa

Certi sguardi della pittura
A cura di Nicola Davide Angerame

Presso la ex Chiesa Anglicana di Alassio si inaugura domenica 29 aprile 2007 alle ore 18 la mostra pittorica di Massimo Pulini (Cesena 1958). La mostra è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Alassio ed è a cura del critico d’arte Nicola Davide Angerame. La mostra, resterà aperta fino al 3 giugno 2007, osservando l’orario da giovedì a domenica dalle ore 15 alle 19, con ingresso libero e catalogo disponibile in galleria.

La mostra presenta per la prima volta un confronto tra due importanti serie pittoriche dell’artista, ovvero tra i dipinti in bianco e nero eseguito a olio su “radiografie” mediche, appartenenti anni che vanno dal 1989 al 1996 circa, e le più recenti “termografie” iniziate nel 2000 e realizzate con smalti industriali su radiografie e su laminato, dai forti effetti coloristici. La mostra espone alcuni dipinti inediti e indicativi del passaggio dalla prima serie delle “radiografie”, nella quale dice Pulini: “cercavo di indagare i tanti atteggiamenti possibili che guidano la copia; cercavo il fantasma della pennellata. Quando si esegue la radiografia di un dipinto quello che risulta è solo un grumo della pennellata originale, è solo il lascito dell’ossido di metallo contenuto nel colore. Così nelle mie radiografie ritraevo non una copia ma l’ “anima” del dipinto, mai la sua superficie. Ho sempre cercato un rapporto tra lo sguardo tecnologico applicato alla storia e quello sentimentale. Non ho mai eseguito “omaggi” ma solo scorci del passato”. La seconda serie l’artista la definisce così: “La radiografia viene usata in campo medico sul corpo umano e nel restauro sul corpo dell’opera d’arte. Usando le radiografie come supporto intendevo ricavare dalla tecnologia nuove icone capaci di raccontare il nostro passato in modo diverso. Anche la termografia ci offre un’immagine allucinata e fantasmagorica del corpo ma anch’essa è usata nel restauro e applicata alle statue e alle architetture. Nei primi lavori di questo nuovo ciclo ho cercato di creare immagini che restituissero il calore di un corpo vivo sotto la superficie del quadro antico. Il supporto radiografico mi serviva per parlare della fisicità della storia. In seguito, la materia del colore a smalto, la sua capacità di diffondersi e di fondersi tra le differenti tinte in piccoli gorghi, in microcosmi geografici, mi ha preso la mano e ho adottato soluzioni più libere, è come se la mia pittura si fosse emancipata dalle strutture culturali e concettuali. Strada facendo, questa autonomia del piacere e del dipingere mi ha portato a realizzare volti e corpi che non richiamano più alcun testo preesistente, uscendo così da quella pittura saggistica che mi era appartenuta per più di vent’anni. Ora realizzo ritratti di amici e di persone che metto in posa cercando una via che sta a metà tra sguardo e narrazione. Sono cosciente che si tratta di un grande salto ma nella mia visione affettiva sono amici anche i pittori antichi. Il mio movente è sempre sentimentale, passionale, emotivo e lo tengo presente anche quando scrivo dei saggi. Del resto, per lungo tempo ho utilizzato la mia pittura come un foglio su cui scrivere degli interventi saggistici di storia dell’arte. Erano immagini che commentavano altre immagini. Quadri che commentavano quadri. Poi aumentando la mia attività di storico dell’arte ho sgravato la pittura da quegli intenti e l’ho progressivamente ritrovata negli affetti del quotidiano. Da qualche anno sto cercando nei visi che ritraggo una sorta di sguardo pensante, quella specie di sovrapensiero che ci porta a rendere leggermente strabici gli occhi. Quando pensiamo qualcosa il nostro sguardo si divarica leggermente, perde il fuoco della visione per trovare quello dei pensieri. Nel ritrarre un viso che ha quell’attimo incantato cerco di trattenere nell’opera il pensiero stesso. È una situazione che si ritrova spesso nelle fotografie dell’Ottocento quando il tempo di apertura del diaframma costringeva ad una concentrazione che sfocava gli occhi. Sto cercando lo stesso tempo nella pittura, lo stesso sguardo lento”.

BIOGRAFIA
L’inaugurazione vedrà presente alla mostra l’artista Massimo Pulini. La sua prima attività in campo artistico si svolge in qualità di pittore: ha esposto, a partire dal 1976, in importanti gallerie private e pubbliche, sia italiane che internazionali. Ha partecipato, all'inizio degli anni Ottanta, a fondamentali mostre curate dai critici Maurizio Calvesi, Italo Tomassoni e Italo Mussa, che furono all'origine di raggruppamenti artistici, definiti rispettivamente: Anacronisti, Ipermanieristi o Pittura Colta. Successivamente ha affrontato un lungo tragitto di ricerca individuale, sempre in dialogo con la Storia della Pittura e con la memoria, che lo ha portato ad allestire vaste personali in Musei italiani e francesi, come l'esposizione tenuta a Villa Adriana di Tivoli (1997) e le antologiche della Saline Royale di Besançon (1997) e della Galleria Nazionale di Parma (1999). Da oltre un ventennio svolge ricerche nel campo della Storia dell'Arte, e ha pubblicato vari saggi su importanti riviste scientifiche, come "Studi di Storia dell'Arte", "Nuovi Studi", "ARTE/Documento", "Accademia Clementina", "Ars" ecc.

I suoi saggi hanno avuto come oggetto diversi artisti del XVI e XVII secolo e hanno aggiunto importanti novità al catalogo e ai documenti relativi ad artisti come Lorenzo Lotto, Andrea Lilio, Guercino, Domenico Fetti, Pietro Novelli, Alessandro Turchi e altri. Oltre alla monografia sull'opera completa di Andrea Lilio ha curato le mostre Guercino. Racconti di Paese (Cento, Pinacoteca Civica, 2001); Guercino. Le collezioni ritrovate (Iglesias, Palazzina Bellavista, 2003) e la vasta monografica Guercino. Poesia e sentimento nella pittura del Seicento in corso presso il Palazzo Reale di Milano e itinerante a Roma (Palazzo Venezia, 2004) e a Londra (Royal Accademy, 2004-2005). Ha partecipato anche alla realizzazione della mostra Seicento Eccentrico tenutasi al Forte di San Leo nel 1999 e a quella dedicata ad Alessandro Turchi detto l'Orbetto, tenutasi a Verona nel 1999. Attualmente è docente di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, dopo aver insegnato in varie accademie italiane. Nel 2000 è stato invitato ad allestire una sua composizione di opere pittoriche alla vasta rassegna retrospettiva sul "Novecento italiano", allestita presso le Scuderie Papali del Quirinale con la cura di Maurizio Calvesi e Paul Ginsborg. Nel 2002, per conto dei Musei Vaticani, ha realizzato la decorazione della volta di una delle stanze degli appartamenti papali. Recentemente ha pubblicato il volume Il secondo sguardo (Medusa editrice, 2002), che tratta il ruolo della copia nella pittura italiana del Seicento.

“Scorrendo il curriculum vitae di un artista come Massimo Pulini – sostiene Monica Zioni, Assessore alla Cultura di Alassio - ci si rende conto della enorme forza culturale che il nostro Paese ancora detiene quando sa mantenere vivo il dialogo con la propria tradizione senza manierismi. Pulini è un artista colto, intenso, capace di sentire sulla propria pelle, trasmettendocela, l’attualità della pittura di un glorioso passato. Con questa mostra si vuole sostenere il valore di una pittura che molti maestri italiani hanno inteso riproporre negli ultimi decenni attraverso visioni originali, interpretazioni innovative, approcci concettuali e usi moderni di materiali che parlano del nostro tempo. Un ruolo culturale, quello di Pulini, che va ben oltre quello del solo artista e si allarga a quello del conservatore dei nostri tesori nazionali e del continuatore della grande pittura come dimostra la sua recente realizzazione, per conto dei Musei Vaticani nel 2002, della decorazione della volta di una delle stanze degli appartamenti papali”.

“Dipingere – spiega Nicola Davide Angerame nel testo in catalogo - significa sempre adottare uno sguardo, aprire un proprio orizzonte di senso all’interno di una radura più estesa nella quale il tempo e lo spazio si condensano in quella strana materia di cui sono fatti i nostri più alti valori estetici, morali e teorici. Per Massimo Pulini dipingere significa toccare con uno sguardo personale il corpo della storia, dei suoi miti, dell’umano e dell’arte con l’intensità dell’intuizione ma anche con la forza di una dedizione che gli suscitano le opere dei grandi maestri del passato. L’opera di Pulini evidenzia la necessità oggi di riflettere su un concetto, quello della “formazione” dell’artista e di tutti noi. Una formazione il cui concetto più alto risale alla “paideia” degli antichi greci e alla “bildung” dei romantici tedeschi. Si tratta di una educazione sentimentale ai valori della civiltà che condividiamo e che rischiano di essere troppo presto dimenticati per un eccesso di modernismo e di progressismo il cui volto oscuro è offerto dall’oblio del nostro passato”

ex Chiesa Anglicana
Via Adelasia 7 (17021)
da giovedì a domenica dalle ore 15 alle 19
ingresso libero

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Giorgio Faletti
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