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Pino Procopio
dal 31/3/2007 al 28/4/2007

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Pino Procopio



 
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31/3/2007

Pino Procopio

Galleria Idearte, Potenza

L'ironia, la satira, il gioco, sono le componenti essenziali della lunga esperienza artistica del pittore. In mostra 30 opere recenti.


comunicato stampa

30 opere

Dall'1 al 29 aprile prossimo la galleria IDEARTE di Potenza ospiterà la personale del Maestro Pino Procopio alla sua prima esposizione nel capoluogo potentino Circa trenta le opere in mostra, tutte facenti parte dell'ultima produzione del Maestro calabrese che, negli ultimi anni, ha assunto un suo inconfondibile ruolo nel panorama artistico italiano.

L'ironia, la satira, il gioco, sono le componenti essenziali della ormai lunga esperienza artistica di Procopio, pittore spiritoso, allegro, divertente che “scrive di sé, parlando in terza persona, come Giulio Cesare: Pino Procopio nasce a Guardavalle (CZ) il 16 giugno del 1954, lo stesso anno che vede i natali della televisione, ma, a differenza di questa, egli nasce già a colori...”.

''VEDERE LA REALTA'OLTRE LE COSE''
di
Rino Cardone

Entrare con lo sguardo dentro un dipinto di Procopio significa accedere, involontariamente, senza rendersene conto – ovverosia senza innescare farraginosi processi di elaborazione mentale - in un mondo baluginante e veniente, disinvolto ed immaginario, dove la bugia (che in questo caso specifico - di connotazione pittorica - corrisponde con la non aderenza sincronica di ciò che è rappresentato visualmente, con quanto è davvero presente nella realtà) non è da intendere come una falsa asserzione visiva, ma come una gaia proiezione fantastica - leggasi pure come uno strambotto decorativo - che non corrisponde ad altro che ad una fandonia sequenziale e beffarda, appositamente creata dall’artista, ma talmente evidente che non può produrre nessun danno, in taluno, che non sia il suo sorriso, il suo ghigno e la sua allegria.

Ne deriva che la realtà è per quest’artista un’espressione sarcastica, ironica, provocatoria, ludica, disimpegnata e pungente: dalla quale egli sente il bisogno di attingere, in maniera costante, per vivere la vita senza preclusioni e spoglio di preconcetti, sfornito cioè d’ogni tabù, insomma con solenne e fiera levità intellettuale.

Così in “Dietro al circolo” (olio su tela 35x50) Procopio rompe il rigore e lo stile umbertino della figura maschile in primo piano, con il disincanto, istintivo e naturale, delle giraffe poste sullo sfondo e con l’incredulità, lo stupore e lo scetticismo delle altre due presenze umane che sono, altresì, contenute all’interno del quadro.

In “Cabina 4” (acrilico su tavola 27x32) l’artista gioca con l’ambiguità, il dubbio e l’incertezza mettendo di fronte, dentro un corpo di donna, l’asprezza e l’inquietudine d’un profilo umano (tanto duro da sembrare maschile) con la giocondità e con la spensieratezza complessiva dell’intera silhouette femminile: sospesa a pelo d’acqua, affianco ad una cabina balneare.

La pittura di Pino Procopio s’inserisce, a pieno titolo, in quel filone dell’arte contemporanea internazionale in cui albergano, nelle figure ritratte (in maniera satirica, se non addirittura cinica e volutamente sprezzante, ma comunque rispettosa della dignità umana): realtà e disincanto, vanità e scetticismo come, ad esempio, negli artisti Mino Maccari, Franz Borghese e Fernando Botero.

Quattro artisti, quattro differenti scuole di pensiero, che hanno come comune filo conduttore, come fil rouge, la volontà di voler rappresentare, nelle loro opere, il contrasto stridente che esiste tra la realtà autentica della vita (quella cui ognuno vorrebbe appartenere, per sempre) ed il mondo delle ampollosità evanescenti della società: quelle che - con i loro capziosi trucchi dell’Essere - vestono la materialità dei fatti con l’inganno dell’Apparire, a tutti i costi, e con l’insidia dell’Avere e del Possedere, al di là di tutto e al di là d’ognuno.

La singolarità assoluta di Procopio sta nel vedere la realtà, che lo circonda, con occhio assolutamente pratico e disincantato: a tal punto da riuscire ad anteporre, sempre e comunque, nella sua pittura, alla sua volontà di denuncia (d’una società ricca d’assurdità e paradossi) la propria verve creativa e artistica, che si fonda – per un coraggioso gioco delle parti, da lui condotto magistralmente – sull’illogicità delle prospettive pittoriche, sull’irragionevolezza delle forme, sull’incongruenza della materia e sui controsensi cromatici che fanno da contrasto armonico allo sfolgorio dei singoli colori adoperati dall’artista. È evidente – ripetiamo - che si tratta di un gioco: di un assurdo ma meraviglioso ed accattivante, gioco delle parti; quasi come se si fosse sempre al circo od in mezzo alla strada, insieme con funamboli, acrobati, equilibristi, giocolieri, fantasisti, prestigiatori d’ogni genere, saltimbanchi ed artisti di via.

Così in “Giocolieri” (acrilico su tavola 30x50) dove un festoso trampoliere - in sospeso nell’etere azzurro ed a puà rossi - tenta di trovare il segreto della sua leggerezza esistenziale contrapponendosi, con la gaiezza del suo movimento delle dita e delle mani, alla legge di gravità terrestre. La figura che gli sta affianco è un ulteriore inno all’equilibrio, posta com’è su di un velocipede che farebbe tremare di paura, se non pure sconquassare di risate (si fa per dire) il fabbro scozzese Kirkpatrick Mac Millan che nel 1840 inventò questo complesso arnese.

Anche nell’opera “Il tuffo” (olio su tela 35x50) Procopio sfida, con le sue simmetrie fantastiche, la normale legge di gravità, tenendo in sospeso una figura maschile di bagnante, al di sopra d’una donna, distesa su un materassino gonfiabile: non senza qualche timore, da parte sua, per il peso che parrebbe abbattersi sopra, quando in realtà l’uomo vive, intensamente, il piacere del volo e galleggia (in maniera incomprensibile e del tutto eccezionale) nello spazio, sembra sfruttando – come in realtà non può, visto il suo peso - le correnti ascensionali, che sono presenti in natura.

Quella di Procopio è dunque un’arte di pure e pie illusioni: le quali proiettano i suoi fruitori – com’è stato già scritto in passato - in una dimensione surreale, mordace, sferzante e pungente. Una realtà in cui l’arte, come sosteneva Oscar Wilde, ha ragione di essere - e di farsi - pura menzogna, se vuole perpetrare la sua stessa esistenza.

E non è tutto. È solo con l’artificio artistico e con la finzione creativa, che si può svelare la vera illusione, che veste la realtà. Insomma, per quanto irritante può sembrare e può essere, è solo operando una deformazione completa della verità e della realtà, che si possono sgretolare le contraddizioni che s’insinuano nelle pieghe della natura e della società.

La lezione di Oscar Wilde è, dunque, identica a quella di Pino Procopio: artista eclettico, versatile ed eterogeneo, dall’infanzia sofferta e dall’adolescenza profondamente creativa, che nella sua arte traspone la sua penetrante esperienza esistenziale, spaziando dalla pittura, alla scultura ed investendo la storia (quella con la esse maiuscola, quella che sfugge ai più) della piena responsabilità di raccontare l’animo umano, al di là dei fatti e con grande umorismo, comicità, senso critico, distacco, irrisione e con quel pizzico di beffa che se ben dosato, non dispiace mai. E che piace ai più.

Galleria Idearte
Via Lisbona, 9/11 Potenza

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Giovanni Spinazzola
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