Centro Culturale Polivalente
Cattolica (RN)
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Georgia Galanti
dal 27/6/2006 al 27/7/2006

Segnalato da

Annamaria Bernucci




 
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27/6/2006

Georgia Galanti

Centro Culturale Polivalente, Cattolica (RN)

Involucri. Nelle storie dell'autrice affiora con insistenza il nesso disgiunto madre-bambino. Disegna grembi gravidi che appaiono con costanza nei racconti, al centro di storie narrate e disegnate o protagoniste di piccole composizioni.


comunicato stampa

Involucri

a cura di Annamaria Bernucci

“una casa e' fatta di mattoni, una tenda di garza, un'alveare di cera, un sogno di trame argentee..."

Ogni ventre e' una culla
(Edoardo Sanguineti)

Molto di lei (Georgia Galanti) e' contenuto nelle voci narranti, nei fili con cui intreccia e cuce parti delle sue costruzioni o nei segni tenui con cui disegna le sue storie. Semina indizi, cose del passato, ma anche appelli al presente. Le prospettive sono quelle di chi osserva il mondo dal di dentro, da una sfera intima e sfaccettata. Del resto quanta presenza femminile nell'arte contemporanea dialoga prevalentemente su di se'?

Ti appare con la freschezza e il candore di una bambina; poi ti presenta le sue creazioni. Allora si comprendono i nessi. Quelli che rivelano la personalita' e il timbro artistico. Intanto un'innata vocazione all'illustrazione, con quel suo accedere all'immagine attraverso un processo fantasioso, fatto di segni minuti e bambineschi e di effetti tromp d'oeil, resi efficaci da un uso oculato della xerocopia e dall'utilizzo di materie prime (fiori, stagnole, tessuti) reimpiegate.
Dalla paccottiglia degli oggetti quotidiani reinventa storie e situazioni dove teneri personaggi (soprattutto femminili) dialogano tra loro o con le loro creature.

Con le cianfrusaglie sopravvissute allo scarto di qualche tappezziere o di qualche magazzino fa nascere storie animate che si liberano in qualche teatrino di cartone o in qualche pannello disegnato reso luminoso da lucine come una pista d'atterraggio; qualche altra storia rimane intrappolata in bolle di vetro sospese nell'aria, altri personaggi, imprigionati come insetti nelle ambre fossili, si rivelano attraverso la superficie di chupa-chupa giganti, nella dolce dissoluzione di un leccalecca.

Con la perseveranza di un sequel ha costruito una storia-diario dove un paio di minuscole scarpine racconta i propri passi, o per meglio dire i luoghi visitati, le cose viste, i paesi attraversati, le situazioni affrontate. Orme, impronte immaginate, ma anche reali. Sono quelle che ci lasciamo, dei sentieri praticati, delle strade abbandonate, dell'idea di viaggio (terreno) che ciascuno di noi conserva o desidera.

Ha inventato stanze che ospitano due personaggi-bambine - CelesteRosa - donne insicure, bambine in crescita, dominatrici. Ce lo domandiamo. Le due si scrivono e schiudono un mondo fantastico per chi si inerpica nella lettura delle loro missive. Hanno lasciato alla nostra visione i loro oggetti, le cose d'uso quotidiano, i resti di una giornata consumata in fretta, persino il loro profumo che si annida tra le 'pareti' della loro dimora. Da tutto cio' traspare un'emotivita' coinvolgente, eppure tenera e sottile.

L'ambiguita' che scaturisce e' spiazzante. Ci si domanda chi possano essere i destinari dell'installazione. Adulti smaniosi di conservare un lembo di infanzia o di scrutarla con la curiosita' e la lontananza di chi ha scavalcato il tempo e l'ha perduta per sempre? Hanno lasciato le loro cose, Celeste e Rosa, alla nostra vista, un modo perche' il pubblico esperisca lo spazio, si rapporti con quel sistema di oggetti e ne siano coinvolti i sensi. Sono spazi della relazione, come si dice sempre piu' di frequente oggi (E. De Cecco) cioe' spazi non neutrali dove si intrecciano legami e si “producono nuovi significati", e dove l'artista si relaziona col pubblico e con il critico: qui si e' indotti ad osservare o a sostare temporaneamente nelle dimore di due persone immaginarie, nulla e' scontato, molto e' inconsueto, come in un gioco.

Nelle storie di Georgia Galanti affiora con insistenza il nesso disgiunto madre-bambino. Disegna grembi gravidi che appaiono con costanza nei racconti, al centro di storie narrate e disegnate o protagoniste di piccole composizioni fatte con materiali di recupero (cartine, buste, stagnole, cartoni, stracci per pavimenti); c'e' sempre un dialogo aperto tra la madre e la creatura intra utero, dialogo che pare sciogliersi nel momento in cui, dopo la nascita, gli individui intraprendono il loro dapprima timido, poi sempre piu' autonomo cammino.

Nella serie delle scatole 'narranti' l'autrice affida i pensieri e i vissuti di donne, sorta di diari intimi e relazionali tra madre e figlio, al messaggio scritto nel coperchio, in cui traspare l'emotivita' del non-detto, del non rivelato. E' la stessa idea che sta alla base dell'ospite, figura simbolica protagonista di un suo racconto (la' era la famiglia), che entra nelle nostre esitenze, le attraversa, talvolta le accompagna piu' a lungo, per non abbandonarci.

Di questa stessa consistenza emotiva e strutturale sono concepiti altri lavori di Georgia. Una sorta di mise en nabim, che e' lo stesso principio delle scatole cinesi, come l'ospite che entra nelle nostre case o nelle nostre vite; cosi' c'e' sempre una corrispondenza tra il contenere e l'essere contenuto, tra la cosa grande che contiene la cosa piccola, in fieri, in crescita potenziale.
Annamaria Bernucci

Georgia Galanti e' nata a Londra nel 1974, vive e lavora a Cattolica. Pubblica per l'editore Raffaelli di Rimini nel 2005 Famiglie ospiti di case; suoi disegni hanno illustrato le scatole artistiche della Giraudi cioccolato. Ha frequentato corsi intensivi con alcuni illustratori di fam internazionale:Octavia Monaco, Svjetlan Junakovich, Carll Cneut, Kwe'ta Pacowska e anche il master reggiochildren a Reggio Emilia (2005-2006).

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